Bello il premio, ma pagate i disegnatori. Oggi, giovedì 30 aprile, su Il Fatto Quotidiano c’è “Come non letto”, la mia rubrica che racconta l’attualità attraverso il fumetto. La trovate in edicola ogni settimana, in controcopertina, alle spalle di sua editorialità.
Questa volta parliamo di Bruno Bozzetto che vince il David alla carriera e lancia un appello.
Potete leggere la puntata completa su Il Fatto Quotidiano, in edicola e online.
Sempre Come Non Letto: autori e storie da non lasciar scorrere via.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 22 aprile 2026
“𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑛𝑜𝑖, 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑛𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑜”: il 25 aprile può essere racchiuso in questo verso di De Gregori. Perché in questa giornata noi italiani ci perdiamo: 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐯𝐚, 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞, 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨. C’è sempre qualcuno che prova a limare, a smussare, a dire che “𝑓𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑠𝑖’”, “𝑝𝑒𝑟𝑜’ 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒”. Il governo Meloni celebra la ricorrenza con 𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐢𝐮𝐠𝐚𝐥𝐞 e a noialtri, in fin dei conti, perdere la memoria ci fa anche comodo. Perché 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐚𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚.
Lo si capisce bene leggendo 𝑹𝒆𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂, il libro di Claudio Stassi appena pubblicato da Tunué. La storia inizia da 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 nel 2008 in un piccolo pueblo spagnolo: durante dei lavori in casa viene sfondato un tramezzo e salta fuori una pellicola che riprende le celebrazioni per la seconda repubblica spagnola, quella instaurata nel 1931 e finita nel sangue 5 anni dopo con l’inizio della guerra civile che avrebbe portato alla dittatura di Francisco Franco (grazie anche al supporto della Germania nazista e dell’Italia fascista, 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒓𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐𝒄𝒆𝒍𝒐).
Insieme alla pellicola viene trovato un quaderno di un bambino di 10 anni e da questo dettaglio, Stassi – palermitano trapiantato a Barcellona – costruisce un racconto inventato che potrebbe non esserlo affatto: due ragazzi, Manolo e Isabel, la repressione, la paura, il desiderio di libertà. Non la Storia con la S maiuscola, ma quella che ti entra in casa e ti cambia la vita: “𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑒, 𝑙𝑒 𝑏𝑟𝑢𝑐𝑖𝑎, 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑎’ 𝑡𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑒 𝑑𝑎’ 𝑟𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒”, continua De Gregori e sembra di sentirlo mentre si vedono sulla pagina i personaggi di Stassi lottare – da sconfitti – non più per la libertà, quella è perduta, ma per salvare almeno l’anima. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞’ 𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐨𝐫𝐨. Nessuno è davvero spettatore ed è questo che il 25 aprile dovrebbe fare: non ricordarci chi aveva ragione (quello se Dio vuole lo sappiamo già, checché ne dicano i busti di La Russa) ma quanto è costato averla. E soprattutto chiederci: 𝐭𝐮, 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨? 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐟𝐚𝐜𝐞𝐧𝐝𝐨?
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 9 aprile 2026
Mentre la terra va a fuoco, torniamo a guardare la Luna. Siamo a un passo dalla 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒓𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒊𝒗𝒊𝒍𝒕𝒂’ (cit. il pazzo con la faccia arancione) e il progetto Artemis ci regala immagini straordinarie dallo spazio: l’obiettivo è tornare a mettere piede sul satellite, farlo in modo stabile e usarlo come trampolino di lancio per Marte. 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐯𝐞𝐫𝐨?
Volare verso Marte e intanto Patrizia non riesce ad andare a Bali perché i voli 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑎𝑡𝑒𝑟𝑟𝑒𝑠𝑡𝑟𝑖 (chiamiamoli così) saltano e l’aeroporto di Brindisi va gambe all’aria grazie al carburante alle stelle.
“𝐷𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑠𝑢’ 𝑙𝑎 𝑇𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑒’ 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎”: così disse Jurij Gagarin, il primo uomo nello spazio. E c’è da credergli: 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐟𝐚 𝐮𝐧 𝐛𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨. Come ha scritto Italo Calvino, ne 𝐼𝑙 𝐵𝑎𝑟𝑜𝑛𝑒 𝑅𝑎𝑚𝑝𝑎𝑛𝑡𝑒: “𝐶ℎ𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎”. Ed è con questa frase che si apre un graphic novel pubblicato nel 2016 da Bao Publishing: l’autore è 𝐓𝐨𝐧𝐢 𝐁𝐫𝐮𝐧𝐨 e il libro si intitola proprio 𝑫𝒂 𝑸𝒖𝒂𝒔𝒔𝒖’ 𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒂 𝒆’ 𝒃𝒆𝒍𝒍𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒂. La storia è ambientata negli anni 60 e segue due uomini, due blocchi, due fragilità. Da una parte Akim Smirnov, cosmonauta sovietico ispirato a Gagarin, eroe nazionale che però – dopo il rientro – soffre di gravi attacchi di panico che gli impediscono di volare ancora. Dall’altra parte c’è Frank Jones, psicologo americano di Harvard, segnato da fragilità personali e debiti. Viene segretamente reclutato dall’Unione Sovietica per “riparare” Akim e rimandarlo nello spazio, oltrepassando simbolicamente la Cortina di Ferro.
“𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑜𝑛𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑖𝑢’ 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑟𝑎𝑧𝑧𝑜 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑠𝑚𝑜 – scrive Toni Bruno – 𝑒’ 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑝𝑖𝑙𝑜𝑡𝑎: 𝑠𝑒 𝑠𝑖 𝑟𝑜𝑚𝑝𝑒, 𝑐ℎ𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑒𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑎𝑟𝑙𝑜?”. È una frase che vale per il libro e forse anche per il presente che stiamo vivendo sulla Terra: governati da piloti instabili, viaggiamo senza rotta. 𝐌𝐚 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐢, 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐨 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚?
Il racconto di Bruno ha dieci anni e non è invecchiato di un giorno, nonostante il mondo sia cambiato completamente. I disegni del fumettista siciliano hanno qualcosa di sospeso e inquieto che torna perfettamente. In questi anni, Bruno ha lavorato molto per gli Usa e ha trovato rifugio in 𝐷𝑦𝑙𝑎𝑛 𝐷𝑜𝑔, l’indagatore dell’incubo: gli albi disegnati da lui sono – a mani basse – i più belli. Forse da Craven Road la Terra non sarà bellissima come dallo spazio, ma meno spaventosa di com’è da quaggiù.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 5 febbraio 2026
Una raccolta di cento vignette, ma 𝐧𝐨𝐧 𝐜’𝐞’ 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞. Sembra una pessima premessa, lo so, ma è inevitabile quando il tema della satira è 𝐆𝐚𝐳𝐚. 100 𝑑𝑒𝑠𝑠𝑖𝑛𝑠 𝑝𝑜𝑢𝑟 𝐺𝑎𝑧𝑎 è un volume curato dal vignettista francese 𝐒𝐢𝐞’ e pubblicato in Francia a gennaio 2026 da Massot éditions. L’opera riunisce 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨, firme che lavorano per grandi testate come The New York Times, The Guardian, El País, Le Canard Enchaîné, 𝑰𝒍 𝑭𝒂𝒕𝒕𝒐 𝑸𝒖𝒐𝒕𝒊𝒅𝒊𝒂𝒏𝒐 (sì, ci sono anche io). Tra gli autori Joe Sacco, Art Spiegelman, Sinè, Kap, Mauro Entrialgo, Chappatte, Ann Telnaes. L’Italia è ben rappresentata, da Altan a Nardi a Franzaroli, oltre a Fabbri, Pat Carra e Ghermandi.
Quando Siè mi ha scritto per coinvolgermi nel progetto non avevo ben chiara la portata dell’operazione. Adesso che il libro ce l’ho tra le mani è evidente non si tratta solo di un’uscita editoriale, ma di 𝐮𝐧 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐧𝐳𝐚: un volume pensato per restare. La cura editoriale è preziosa, niente a che vedere con le operazioni estemporanee fatte per cavalcare l’onda emotiva del momento, come spesso succede quando una causa diventa improvvisamente mainstream.
Il libro si può acquistare sul sito dell’editore al costo di 23 euro. I 126 autori hanno ceduto 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐮𝐢𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 i diritti delle opere e l’editore si impegna a devolvere 𝟓 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚 venduta al sindacato dei giornalisti palestinesi, “𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑢𝑙 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑛𝑜 𝑙’𝑒𝑠𝑠𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑒”.
A gennaio il volume ha ricevuto al (neo)festival di Angoulême il 𝑃𝑟𝑖𝑥 𝐶𝑜𝑢𝑖𝑙𝑙𝑒𝑠 𝑎𝑢 𝐶𝑢𝑙 2026 che grossomodo significa 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐋𝐞 𝐏𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐐𝐮𝐚𝐝𝐫𝐞. Un premio dal nome vagamente provocatorio assegnato ad autori particolarmente coraggiosi. Amaro che a vincerlo siano stati dei 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 che parlano di Gaza: almeno loro, di palle, ne hanno avute più di molti governi.
Poi dice “𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒆𝒓𝒗𝒆 𝒍𝒂 𝒔𝒂𝒕𝒊𝒓𝒂?”
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 29 gennaio 2026
Mai partecipare a un concorso lanciato da Charlie Hebdo. C’è una storia assurda che collega il regime iraniano di Khamenei al settimanale satirico più presente nei tribunali (come imputato, non come rivista). Questa storia passa dalla provincia di 𝐀𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨, dove vive 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢: 62 anni, ex operaio ora in pensione, vignettista.
A gennaio 2023 è tra 𝐢 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 di Charlie Hebdo “Mullahs Get Out”: premiate le 35 peggiori vignette sulla 𝐝𝐢𝐭𝐭𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐢𝐫𝐚𝐧𝐢𝐚𝐧𝐚 che stava soffocando nel sangue le proteste seguite alla morte della giovane Mahsa Amini. 𝐓𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐟𝐚: 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢!
Il numero di Charlie è una bomba. Il disegno di Lombardi viene pubblicato a tutta pagina: letteralmente, 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐢𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐚𝐝𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐚 𝐊𝐡𝐚𝐦𝐞𝐧𝐞𝐢. Alé, delicatissimo.
Teheran (strano) reagisce con sdegno ufficiale, convoca l’ambasciatore francese, minaccia ritorsioni, chiude un non so che istituto. 𝐔𝐧 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚. Charlie Hebdo sparisce fino al prossimo scandalo, il regime torna a massacrare in pace gli iraniani. Ognuno torna alla sua vita.
𝐓𝐫𝐚𝐧𝐧𝐞 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢. Tutto nasce da un errore dell’Ansa, racconta lui: l’agenzia diffonde la notizia di minacce che in realtà 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐮𝐭𝐨. I siti di news rilanciano le “𝑚𝑖𝑛𝑎𝑐𝑐𝑒 𝑎𝑙 𝑣𝑖𝑔𝑛𝑒𝑡𝑡𝑖𝑠𝑡𝑎”, compaiono interviste che dice di non aver 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨. La macchina mediatica ignora smentite e il ministero gli assegna la 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞.
E così Lombardi, che intanto ha anche cambiato nome sui social, si ritrova da 𝐝𝐚 𝐭𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 in un programma di protezione che 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 e quella dei suoi cari: non può muoversi da solo, deve comunicare ogni spostamento. Tutto questo per una pisciata in testa a Khamenei.
Ha provato a rinunciare alla scorta ma 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐫𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐥𝐨 𝐛𝐫𝐚𝐜𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐝𝐚𝐫𝐚𝐧: gliel’hanno appena rinnovata ancora. E così il povero vignettista per ritrovare la libertà si trova a sognare che l’Iran di Khamenei cada. 𝐎 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐝𝐚 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 22 gennaio 2026
𝑇𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖𝑛𝑜 è tornato in edicola con 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢: operazione culturale o solo commerciale? Mettiamo subito in chiaro che parliamo di 𝐮𝐧 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞. 𝑇𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖𝑛𝑜 ha insegnato a generazioni di italiani a scrivere, a leggere, a parlare, 𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞. Ha insegnato la geografia, la storia, l’etica, la morale, tutto. Vanta autori straordinari, da Mastantuono a Scarpa, da Ziche a Faraci passando per Artibani e non c’entrerebbero tutti. E quando il politico di turno (di solito Salvini) chiude una polemica con “𝒕𝒐𝒓𝒏𝒂 𝒂 𝒍𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆 𝑇𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖𝑛𝑜” dimostra solo di essere un ignorante.
Detto questo.
È gennaio 2025 quando per la prima volta il direttore Alex Bertani annuncia che, in occasione della 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 e delle lingue locali, 𝑇𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖𝑛𝑜 uscirà con una storia in dialetto, pubblicata in 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 distribuite solo nelle edicole delle regioni interessate. I dialetti: catanese, fiorentino, milanese, napoletano. È divertente, si è scatenata la corsa alle edicole. 𝐔𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨.
Aprile 2025, si replica: altri quattro dialetti diversi – romanesco, barese, torinese, veneziano. 𝐀𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨𝐥𝐞. Stavolta 𝑇𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖𝑛𝑜 è più attrezzato sulla tiratura, e online subito i set completi dei quattro numeri, pensati chiaramente per i collezionisti.
Gennaio 2026: ci risiamo. Altri quattro dialetti – bolognese, genovese, catanzarese e 𝐟𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚𝐥𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐝𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨. Ecco. Insomma, vabbè.
Pare che le edizioni in dialetto andranno avanti fino alla conclusione dei dialetti e noi devoti leggeremo 𝑇𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖𝑛𝑜 anche in 𝐠𝐚𝐥𝐥𝐨𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐝𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 (solo nelle edicole lucane), arpitano (nelle edicole del Piemonte occidentale) e in mocheno (intorno Trento) però il gioco – forse – potrebbe venire a noia. O, per dirla onorando la giornata mondiale del dialetto: (napoletano) 𝑐’𝑎𝑚𝑚’ 𝑎𝑏𝑏𝑜𝑓𝑓𝑎𝑡𝑜 ‘𝑎 𝑔𝑢𝑎𝑙𝑙𝑒𝑟𝑎, (romano) 𝑠𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑜 𝑟𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑒𝑟 𝑐𝑎𝑧𝑧𝑜, (siciliano) 𝑛𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑡𝑡𝑎𝑟𝑟𝑢 𝑖 𝑐𝑜𝑑𝑑𝑢𝑛𝑎.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 15 gennaio 2026
La storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa. Se va bene. Alcune storie, invece, nascono già farsa e continuano così: 𝐟𝐚𝐫𝐬𝐚, 𝐟𝐚𝐫𝐬𝐚, 𝐟𝐚𝐫𝐬𝐚. 𝐶ℎ𝑎𝑟𝑙𝑖𝑒 𝐻𝑒𝑏𝑑𝑜 è stato querelato per una vignetta su una tragedia con dei morti (esistono tragedie senza morti?). Dove l’abbiamo già sentita? Rigopiano? Amatrice?
Capodanno 2026: incendio in un locale a Crans-Montana, in Svizzera. 𝟒𝟕 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢, oltre cento feriti. Il rogo, innescato da candele d’artificio, si propaga grazie a 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨𝐜𝐡𝐞’ 𝐨𝐫𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢. Il 9 gennaio – giorno di lutto nazionale – Charlie pubblica una vignetta con due sciatori carbonizzati che sfrecciano su una pista. La didascalia: “𝐺𝑙𝑖 𝑢𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑣𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑎 𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒”, gioco di parole con il titolo di una specie di 𝑉𝑎𝑐𝑎𝑛𝑧𝑒 𝑑𝑖 𝑁𝑎𝑡𝑎𝑙𝑒 francese che non farò finta di conoscere.
𝐒𝐝𝐞𝐠𝐧𝐨, 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐦𝐢𝐚. Un avvocato svizzero ha presentato contro Charlie una denuncia penale per 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚’ 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚 e di rappresentazione di immagini violente. lo me lo immagino, quest’avvocato, quando esce di casa la mattina e dice “𝒄𝒂𝒓𝒂, 𝒗𝒂𝒅𝒐 𝒂 𝒅𝒆𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝑪𝒉𝒂𝒓𝒍𝒊𝒆 𝑯𝒆𝒃𝒅𝒐” e la moglie alza gli occhi al cielo.
Charlie risponde con una vignetta in cui due balestrieri svizzeri – 𝐬𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐆𝐮𝐠𝐥𝐢𝐞𝐥𝐦𝐨 𝐓𝐞𝐥𝐥 – assaltano la redazione trucidando i disegnatori a colpi di frecce. Il titolo: “𝑆𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑢𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑣𝑖𝑧𝑧𝑒𝑟𝑖?”, con riferimento alla strage jihadista del 2015.
Eccolo qui, 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐞𝐧𝐧𝐞 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐦𝐨𝐭𝐭𝐚: il vignettista pubblica, gli indignati si indignano, la politica tuona, l’avvocato querela, l’intellettuale tuona “𝙀’ 𝙨𝙖𝙩𝙞𝙧𝙖 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖?!”. E via da capo. 𝐈𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐚𝐭𝐢𝐫𝐚 e cosa non lo sia. So solo che avevo disegnato anche io una vignetta sulla strage svizzera e poi non l’ho pubblicata. Non per paura o censura. Ma perché 𝐦𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐨𝐢𝐚𝐯𝐚 già in partenza la ripetizione sempre uguale del copione. La verità è che 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐭𝐢𝐫𝐚 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 che purtroppo vale sempre meno la candela. E le marmotte hanno rotto il cazzo.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 18 dicembre 2025
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 18 dicembre 2025
𝑫𝒓𝒊𝒊𝒊𝒊𝒏 𝑫𝒓𝒊𝒊𝒊𝒏 𝑫𝒓𝒊𝒊𝒊𝒏.
Il sedici dicembre: che giorno funesto per il fumetto. Sono nato io, nel 1985, e nel 2025 è morto 𝐄𝐝𝐨𝐮𝐚𝐫𝐝 𝐊𝐚𝐫𝐚𝐥𝐢, 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐄𝐝𝐢𝐤𝐚. È morto esattamente il giorno prima di compiere 85 anni: noi vignettisti ci conserviamo bene perché il nostro è un lavoro non usurante (𝐭𝐫𝐚𝐧𝐧𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐥𝐥𝐞, quelle ce le usurano spesso).
Edika è stato uno dei vignettisti satirici più riconoscibili del mondo francese, arrivato in Italia negli anni 80 grazie alla rivista 𝑇𝑜𝑡𝑒𝑚. In Francia collaborò con riviste come 𝑃𝑖𝑙𝑜𝑡𝑒, 𝐶ℎ𝑎𝑟𝑙𝑖𝑒 𝑀𝑒𝑛𝑠𝑢𝑒𝑙 e 𝑃𝑠𝑖𝑘𝑜𝑝𝑎𝑡 prima di approdare finalmente nel 1979 a 𝐹𝑙𝑢𝑖𝑑𝑒 𝐺𝑙𝑎𝑐𝑖𝑎𝑙 dove si accasò. Ed è proprio la rivista Fluide Glacial ad annunciarne la morte: “𝐼𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑡𝑎𝑙𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑟𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐸, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑓𝑎𝑛, 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑠𝑜𝑙𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖”.
𝑫𝒓𝒊𝒊𝒊𝒏 𝑫𝒓𝒊𝒊𝒊𝒏 𝑫𝒓𝒊𝒊𝒏.
Non è retorica editoriale: Edika è stato davvero l’autore preferito dei lettori della rivista fin dal suo arrivo, e lo è rimasto per decenni. 𝐍𝐨𝐧 𝐟𝐚𝐜𝐞𝐯𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞 “𝐩𝐞𝐫 𝐛𝐞𝐧𝐞” ma per accumulo, per deragliamento, per saturazione. E per scostumatezza. Leggere i suoi colleghi descriverlo come “𝘙𝘪𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘴𝘪 𝘵𝘪𝘮𝘪𝘥𝘰” mi ha stupito. Poi aggiungono: “𝘛𝘳𝘢𝘯𝘯𝘦 𝘥𝘢𝘷𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘢𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘧𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘳𝘵𝘢, 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘴𝘪 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘷𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘦𝘨𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘴𝘪𝘢𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢”. 𝐂𝐡𝐢𝐬𝐬𝐚’ 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞’ 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐛𝐛𝐚 𝐬𝐨𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢. Quelli di Edika, poi, erano grotteschi, deformi, gobbi, coi nasoni, i piselloni tirati via e le tettone con i capezzoloni.
𝐃𝐫𝐢𝐢𝐢𝐢𝐧 𝐝𝐫𝐢𝐢𝐢𝐢𝐧 𝐝𝐫𝐢𝐢𝐢𝐧.
La conclusione di questo discorso stava telefonando fin dalla prima riga: 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐄𝐝𝐢𝐤𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞, 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐦’𝐞𝐫𝐚. I suoi “racconti scellerati” sono perle che ci raccontano di un tempo che è stato e non esiste più. Edika non sapeva nemmeno di essere scorretto. Era semplicemente 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐖𝐨𝐥𝐢𝐧𝐬𝐤𝐢. E come Wolinski, è morto ormai ottantenne lasciando questo mondo molto più pulito ma più triste.
𝐌𝐚 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐥𝐮𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚.