Driiiiin Driiiiin Driiiiin. Oggi, giovedì 18 dicembre, su Il Fatto Quotidiano c’è “Come non letto”, la mia rubrica che racconta l’attualità attraverso il fumetto. La trovate in edicola ogni settimana, in controcopertina, alle spalle di sua editorialità. Questa volta vi racconto del grande Edika, straordinario vignettista morto il 16 dicembre, giorno del mio compleanno. Potete leggere la puntata completa su Il Fatto Quotidiano, in edicola e online. Sempre Come Non Letto: autori e storie da non lasciar scorrere via.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 11 dicembre 2025
Si avvicina il Natale e si sente di nuovo pronunciare una parola: “𝑪𝒂𝒓𝒄𝒆𝒓𝒆”. Il 14 dicembre sarà il 𝐠𝐢𝐮𝐛𝐢𝐥𝐞𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐢, istituito dalla buonanima di Papa Francesco, uno che nelle carceri ci stava con più piacere che in curia: “𝑆𝑖 𝑎𝑠𝑠𝑢𝑚𝑎𝑛𝑜 […] 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑚𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖𝑎 𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑎𝑑 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑟𝑒𝑐𝑢𝑝𝑒𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑓𝑖𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎 𝑖𝑛 𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑒𝑡𝑎’”, disse a maggio 2024. Ma chissenefrega del Papa, 𝐟𝐢𝐧𝐜𝐡𝐞’ 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐨𝐫𝐭𝐨. O finoc*hi.
Poi la scorsa settimana, il presidente del Senato 𝐈𝐠𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐋𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐚 ha proposto un provvedimento da approvare “𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑏𝑜𝑛𝑡𝑎’ 𝑑𝑒𝑙 𝑁𝑎𝑡𝑎𝑙𝑒”: un mini-mini-indultino, per liberare chi sarebbe comunque uscito poche settimane dopo. 𝐍𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞: respinto dal suo stesso governo, che misura la sicurezza in base a quanti corpi tiene stipati nelle celle.
“𝑄𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑒𝑐𝑐𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖: 𝑓𝑒𝑐𝑐𝑖𝑎, 𝑐𝑟𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖, 𝑠𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒, 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑖𝑙𝑜𝑠𝑜𝑓𝑖 𝑠𝑐𝑜𝑚𝑜𝑑𝑖, 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑟𝑖, 𝑎𝑛𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑐𝑖”: così l’attore Andrea Pennacchi introduce 𝑳’𝒆𝒓𝒈𝒂𝒔𝒕𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒊 𝑺𝒂𝒏𝒕𝒐 𝑺𝒕𝒆𝒇𝒂𝒏𝒐, 𝒇𝒊𝒏𝒆 𝒑𝒆𝒏𝒂 𝒎𝒂𝒊 di Stefano Tamiazzo (Ultima Spiaggia, 20 euro) (complimenti all’editore per il nome azzeccato).
Il carcere di Santo Stefano è 𝐮𝐧’𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚-𝐩𝐞𝐧𝐢𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐭𝐢𝐩𝐨 𝐀𝐥𝐜𝐚𝐭𝐫𝐚𝐳 costruita dai Borbone nel 1775 e attiva fino al 1975. Da allora giace in stato di abbandono e Tamiazzo la resuscita in un racconto a fumetti in 19 capitoli che ne attraversa tutta la storia, passando da Sandro Pertini (che vi fu rinchiuso) a Fra’ Diavolo. Ho divorato questo racconto – rappresentato graficamente da una lunga e claustrofobica catena – durante un viaggio in treno. Anzi, non l’ho divorato: 𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐜𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨. Non c’è salvezza, nelle tavole di Tamiazzo. Non c’è redenzione. Un’umanità perduta. E leggendolo non si può non pensare all’oggi: al 10 dicembre, 𝐢 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝟕𝟐. E i Borbone non ci sono più, c’è solo questa pelosa pietà che dura – è proprio il caso di dirlo – 𝐝𝐚 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐨.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 4 dicembre 2025
Brutto periodo per i festival dell’editoria. Su Angoulême, la fiera del fumetto più importante d’Europa, 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐮𝐨𝐧𝐨’ 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐢𝐨𝐯𝐯𝐞: dopo mesi di boicottaggi e proteste, la società organizzatrice – l’oramai screditatissima 9e Art+ – ha annunciato che 𝐥𝐚 𝟓𝟑ª 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞’ 𝐜𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐚. E così piovve sugli editori, che perdono una grande fonte di guadagno. Piovve sugli autori, che perdono un’enorme vetrina. Piovve sui lettori, che perdono la possibilità di incontrare i loro beniamini. Piovve sull’indotto di alberghi, ristoranti e servizi. E piovve anche sulla 9e Art+ contro la quale il mondo del fumetto francese si era mobilitato: perché 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐚 𝐟𝐚𝐫 𝐬𝐚𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨.
E piove anche in Italia, dove per il secondo anno di fila, la fiera della piccola e media editoria “𝑷𝒊𝒖’ 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒊 𝒑𝒊𝒖’ 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒊” finisce nella bufera. Lo scorso anno il caso fu l’invito al filosofo 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐂𝐚𝐟𝐟𝐨, allora imputato (poi condannato) per maltrattamenti e lesioni nei confronti della ex compagna: boicottaggi e appelli col risultato che Caffo restò a casa, ma Chiara Valerio, la curatrice che lo aveva difeso a spada tratta, rimase al timone dopo 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐭𝐫𝐨𝐦𝐚𝐫𝐜𝐢𝐚 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐭𝐞. Il caso di quest’anno – l’ultimo di Valerio al timone – è la presenza dello stand della casa editrice “𝑃𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎𝑙 𝑏𝑜𝑠𝑐𝑜” di ispirazione fascista con una spruzzata di SS. C’è stato un appello con 80 firme all’Associazione Italiana Editori che ha risposto “𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑖 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑎 𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑜 𝑛𝑜”. E tocca ancora una volta a un fumettista, 𝐙𝐞𝐫𝐨𝐜𝐚𝐥𝐜𝐚𝐫𝐞, tenere la barra dritta annunciando che no, non ci sarà: “𝑃𝑢𝑟𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑜𝑔𝑛𝑢𝑛𝑜 𝑐’ℎ𝑎 𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑝𝑎𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑒’ 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜. 𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙’ℎ𝑜 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑜, 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑓𝑎, 𝑚𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑒𝑣𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑑𝑎 𝑎𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒. 𝑂𝑔𝑔𝑖 𝑒’ 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑜 𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜”. 𝐎𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐙𝐞𝐫𝐨 e forse seguiranno altre defezioni. Intanto la manifestazione potrebbe valutare di cambiare nome in “𝑷𝒊𝒖’ 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒊”: a occhio, rende meglio l’idea.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 27 novembre 2025
𝐂’𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 una coppia di fricchettoni che viveva in mezzo a un bosco abruzzese con i loro tre figli. Una sera si intossicano con dei funghi, finiscono al pronto soccorso e nel paese inizia 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮’ 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐠𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐮𝐧𝐠𝐡𝐢 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐢. Gli italiani, popolo di allenatori della Nazionale e puericultori da social, discutono per giorni se sia giusto o sbagliato che i bambini facciano la cacca in un buco per terra. Poi il tribunale toglie i piccoli alla famiglia e nella fiaba irrompe quella specie di 𝐜𝐨𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥𝐢 che è il ministro Matteo Salvini, che si occuperebbe di tutto meno che del suo reame con i 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐞𝐧𝐧𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐨. Decide di fare tutto quanto in suo potere per ricongiungere la famigliola. Cioè: post su post contro la macchina statale di cui 𝐥𝐮𝐢 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐞’ 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞.
Vi ricordate quell’altra coppia che viveva in un bosco e che invece voleva sbarazzarsi dei figli? Si chiamavano 𝑯𝒂𝒏𝒔𝒆𝒍 𝒆 𝑮𝒓𝒆𝒕𝒆𝒍, e la fiaba – una delle più spaventose del repertorio dei Grimm – la trovate ora in libreria con Adelphi riscritta dal re del terrore, 𝐒𝐭𝐞𝐩𝐡𝐞𝐧 𝐊𝐢𝐧𝐠: un cartonato bellissimo che rende giustizia alle spaventose illustrazioni di Maurice Sendak (quello di 𝑁𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑠𝑒𝑙𝑣𝑎𝑔𝑔𝑖). Nella favola, nerissima, King non ci dice dove i bambini facciano i loro bisogni, ma nella realtà non c’è una casa di marzapane e 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐩𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢: i genitori, che volevano difenderli da una società che ritenevano tossica; o lo Stato, che li ha difesi dai genitori, ritenendo tossico il modo in cui vivevano. 𝐎𝐠𝐧𝐮𝐧𝐨 𝐞’ 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐠𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨.
La verità è che Hansel e Gretel oggi verrebbero presi in carico dai servizi sociali, la casetta di marzapane verrebbe dichiarata “struttura non agibile”, 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐠𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐨𝐬𝐩𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐚𝐥𝐤 𝐬𝐡𝐨𝐰 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐦𝐞𝐫𝐢𝐠𝐠𝐢𝐨. Quindi, caro Stephen King, puoi impegnarti quanto vuoi a rendere spaventosa una fiaba, ma la cronaca – in Italia – 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐚’ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐭𝐢.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 20 novembre 2025
“𝐿𝑎 𝑐𝑟𝑜𝑐𝑒 𝑎𝑙 𝑚𝑒𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑑𝑎𝑡𝑖 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑧𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑐𝑖𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑚𝑒𝑠𝑖, 𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑓𝑒𝑟𝑖𝑡𝑖 𝑜 𝑢𝑐𝑐𝑖𝑠𝑖 𝑑𝑢𝑟𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑢𝑛’𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝐼𝑜 𝑙’ℎ𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑠𝑢 𝑒𝐵𝑎𝑦 𝑎 20 𝑒𝑢𝑟𝑜”. Così si apre 𝑻𝒂𝒑𝒖𝒎, l’ultimo libro di 𝐋𝐞𝐨 𝐎𝐫𝐭𝐨𝐥𝐚𝐧𝐢, edito da Feltrinelli e arrivato all’𝐮𝐧𝐝𝐢𝐜𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 nella classifica “𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑎” secondo “𝐿𝑎 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎” del 𝐶𝑜𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑒𝑟𝑎. Badate bene: non nella classifica fumetti. Let-te-ra-tu-ra. È che in Italia celebriamo cantanti, attori, registi, scrittori – perfino giornalisti – mentre 𝐢 𝐟𝐮𝐦𝐞𝐭𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. I vignettisti, poi: per dirla con San Paolo, “𝑓𝑒𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎, 𝑠𝑝𝑎𝑧𝑧𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖”. Ma Leo Ortolani continua a dimostrare di essere oltre le categorie e che con gli anni invecchia al contrario: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐞𝐧𝐣𝐚𝐦𝐢𝐧 𝐁𝐮𝐭𝐭𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚’.
𝑇𝑎𝑝𝑢𝑚, che Feltrinelli propone in un volumone cartonato a 28 euro, è fuori da ogni logica ortolanesca. C’è stata la serie Rat-Man, le parodie come 300 o Il signore degli anelli, i graphic novel Cinzia e Bedelia e ora Ta-Pum! – nel senso dell’onomatopea esplosiva – arriva un libro “serio” ambientato nella Prima guerra mondiale. Chicca: uno dei personaggi ha il volto dell’attore e scrittore Andrea Pennacchi. Il disegno è il suo solito, ma il bianco e nero stavolta è ad acquerello. E l’umorismo è il suo, 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐨, ma stavolta è carsico: emerge a tratti sotto un racconto che riflette sulle centinaia di migliaia di soldati mandati al macello. La morte si aggira, nella storia, ed è uno dei personaggi più divertenti e drammatici al tempo stesso. E anche la Patria si aggira sui campi di battaglia come 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐨𝐫𝐚 𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢. Quel mito della patria che anche oggi ci vendono e contro il quale – Ta-Pum! – Ortolani si scaglia, armato di matita. C’è solo una cosa da dire: 𝐜𝐡𝐚𝐩𝐞𝐚𝐮 (“salute!” risponderebbe, educato, il suo RatMan).
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 13 novembre 2025
Da più dicinquant’anni la rivista 𝑳𝒊𝒏𝒖𝒔 è uno dei fari del fumetto d’autore in Italia: fondata nel 1965 e guidata oggi dal celebrato fumettista Igort, ha ospitato sulle sue pagine firme come Crepax e Pazienza. Ora: l’ultimo numero presenta una copertina firmata da Gianluca Bernardini, realizzata tramite una tecnica che lui definisce “𝑑𝑖𝑔𝑖𝑡𝑎𝑙 𝑔𝑟𝑎𝑝ℎ𝑖𝑐 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒”. La novità è che, 𝐩𝐢𝐮’ 𝐜𝐡𝐞 “𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐚”, 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 “𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐭𝐚”. E questo fatto – la rivista simbolo del fumetto che affida la sua faccia a una macchina – non è privo di eco.
Sul web fioccano reazioni: segno di sperimentazione o cedimento culturale? Igort risponde: “𝐿𝑒𝑔𝑔𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑣𝑖𝑜𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙’𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑝𝑒𝑟𝑡𝑖𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝐿𝑖𝑛𝑢𝑠 […] 𝐴𝑡𝑡𝑎𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑡𝑒𝑠𝑖 𝑎 𝑟𝑎𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑠𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑖𝑙 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒”. La questione non è solo estetica. È una questione di autorità, di voce, di presenza. Fin qui la copertina della rivista era un gesto di un artista che si assumeva la responsabilità di un’immagine, che era visibile come traccia della sua mano. Il fumettista, l’illustratore, era lì davanti. 𝐎𝐫𝐚 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞, 𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐞’ 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞? Capisco che il mondo cambia, ma quando una testata che ha fatto della tassonomia del fumetto un marchio di fabbrica sceglie una copertina generata – “𝑎𝑠𝑠𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑎” – dall’IA, possiamo parlare di sperimentazione? O piuttosto di una resa culturale?
***𝐈𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞: tutto quanto sopra non è stato scritto da me ma dall’Intelligenza Artificiale. Anzi, ho usato una tecnica chiamata “𝒅𝒊𝒈𝒊𝒕𝒂𝒍 𝒘𝒓𝒊𝒕𝒊𝒏𝒈 𝒂𝒔𝒔𝒊𝒔𝒕𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒍𝒍’𝑰𝒏𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊𝒈𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒂𝒓𝒕𝒊𝒇𝒊𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆” (neanche sotto tortura scriverei una frase come “sul web fioccano reazioni”). Se volete leggere una voce seria consiglio 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐂𝐞𝐜𝐜𝐨𝐭𝐭𝐢, in arte 𝐋𝐑𝐍𝐙, artista straordinario e tra i fondatori dell’EGAIR (𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑎𝑛 𝐺𝑢𝑖𝑙𝑑 𝑓𝑜𝑟 𝐴𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖𝑔𝑒𝑛𝑐𝑒 𝑅𝑒𝑔𝑢𝑙𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛). Sul tema, trovate una sua intervista su Fumettologica. Firmata da Gianluca De Angelis, e 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐚 𝐮𝐧’𝐈𝐀.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 6 novembre 2025
La satira disegnata sta morendo, una matita alla volta. Dopo Vincino e Staino, adesso 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢𝐨 𝐅𝐨𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐢. Vignettista per antonomasia, aveva 94 anni: mi spiace, ma come ti dispiace quando muore un parente troppo vecchio perché tu possa davvero sentirlo tuo. Per la mia generazione – classe ‘85 – “𝑖𝑙” vignettista è un altro: 𝐕𝐚𝐮𝐫𝐨. E siccome lui lo conosco meglio, ha comunque settant’anni e se li porta male, ho pensato – vignettista per vignettista – di portarmi avanti col suo coccodrillo. 𝐕𝐚𝐮𝐫𝐨 𝐞’ 𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐫𝐞 nella clinica dove i figli e la compagna lo avevano stipato negli ultimi anni insieme a quelle orribili casacche russe di cui era collezionista e assistito da soli 𝐢𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐞𝐬𝐜𝐡𝐢. Le esequie muoveranno dalla sua casa romana: il corpo, conservato sotto vodka, sarà esposto – 𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝟗𝟎 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐢 – in direzione della Piazza Rossa. I suoi disegni sulla prima pagina del 𝑀𝑎𝑛𝑖𝑓𝑒𝑠𝑡𝑜 e poi su quella del 𝐹𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑄𝑢𝑜𝑡𝑖𝑑𝑖𝑎𝑛𝑜 erano un appuntamento imperdibile per quei pochi che lo amavano.
Quanti pranzi insieme ci siamo fatti Vauro, e – nonostante fossi 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐮𝐦𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐂𝐫𝐞𝐦𝐥𝐢𝐧𝐨 – raramente offrivi. Quanta vodka mi hai costretto a bere, quanti “𝐵𝑖𝑠𝑐ℎ𝑒𝑟𝑜” ho dovuto sentire. Non ci siamo presi subito: a unirci, col tempo, il tuo rincoglionimento galoppante e la mia innata bontà d’animo. 𝐀𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐛𝐞𝐧𝐞. Andavi dicendo in giro che ero il tuo erede, costringendomi a smentire a gesti dietro le tue spalle, toccandomi la tempia con l’indice. Ci mancheranno i tuoi omini brutti e tutti rincalcagnati, Vauro. 𝐃𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚𝐜𝐞𝐯𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞, ma ti si voleva bene lo stesso come a quel nonno inopportuno che si ostina a far battute. E ora che non ci sei più possiamo dircelo: anche negli anni d’oro queste gran risate non ci sono mai state. Ma dopo Forattini, con te 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐭𝐢𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨. Addio Vauro: in vita non sei mai riuscito a farci ridere, ma stavolta almeno 𝐬𝐞𝐢 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞.
Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano il 16 ottobre 2025
Quando si parla di rivoluzioni e di fumetto, i francesi è meglio prenderli sul serio. E quando poi i due temi si incrociano 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐢𝐧𝐨. Mentre il più importante festival del fumetto in Italia, Lucca Comics, scalda i motori, il suo fratello d’oltralpe vive un momento – perdonate il francesismo – di 𝑚𝑒𝑟𝑑𝑎.
Il Festival di Angoulême, giunto alla 54ª edizione, vede alzarsi 𝐠𝐡𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐭𝐭𝐢𝐧𝐞 𝐚𝐧𝐳𝐢𝐜𝐡𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝: Anouk Ricard, 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑 𝑃𝑟𝑖𝑥 𝑑’𝐴𝑛𝑔𝑜𝑢𝑙𝑒𝑚𝑒 2025, ha annunciato che non parteciperà alla prossima edizione né alla mostra a lei dedicata. Motivi del boicottaggio? “𝐃𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐧𝐭𝐢𝐥𝐞”, “𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨” e una “gestione disastrosa” di un caso di 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐞 sul lavoro, come riassume il sito Fumettologica. Tutto parte da un’inchiesta de 𝐿’𝐻𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖𝑡𝑒’ che racconta l’aumento dei costi del biglietto e l’arrivo come main sponsor della catena di fast food “Quick”. La giornalista Lucie Servin, parlando con molti dipendenti (anonimi), racconta inoltre di tagli alle mostre, artisti scelti in base a chi paga di più, sette direttori artistici in cinque anni, 𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐨 (questa è la mia storia preferita) promossa a “𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑣𝑖𝑙𝑢𝑝𝑝𝑜” (sarà sicuramente arrivata lì perché è brava, eh). E poi un’ondata di burn-out, umiliazioni e licenziamenti. 𝐔𝐧 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐚 𝐈𝐥 𝐅𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐐𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨 (scherzo, non mi licenziate): “Andavo al lavoro con la paura nello stomaco”, racconta un’ex dipendente (del festival, non del Fatto).
Franck Bondoux, delegato generale di 9e Art+, la società organizzatrice, nega tutto. Intanto 𝟒𝟎𝟎 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐛𝐨𝐢𝐜𝐨𝐭𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 e firmato una petizione chiedendo più trasparenza, tutela dell’interesse pubblico e una presenza reale dei rappresentanti delle professioni del fumetto nei processi decisionali. Insomma, un bell’ambientino. Diciamo che per ora l’Italia del fumetto – almeno nel clima del festival – supera la Francia. 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐫𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚.