Nero, primo natale
Nero, primo natale
Foto di Anna (cit.)

Nero, primo natale
Foto di Anna (cit.)

Un natale un po’ così


Nel 2019, l’anno prima che il mondo andasse definitivamente a puttane, pubblicavo su Il Fatto Quotidiano un reportage natalizio molto speciale: si intitolava “Betlemme – 2019 anni dopo” ed erano due pagine a disegni per raccontare Betlemme nei giorni di natale ovvero di massima espansione turistica della città. In questi mesi di tragedia in medio oriente ho ripensato spesso a quel mio assaggio di natale palestinese, a tutto quello che ho visto e sentito, alle persone che mi hanno aiutato e accompagnato, le storie che ho incontrato e che rimangono fuori dal racconto per ragioni di spazio. Poi, certo: Betlemme non è Gaza, il 2019 non è questo maledetto 2023 ma il problema è lo stesso e la storia sempre quella. E credo valga la pena tornare a rivedere quel reportage, per quanto datato e sicuramente leggero rispetto al dramma attuale. Ve lo ripropongo qui sotto.
Buon natale.
Dicono che a Betlemme sia Natale ogni giorno. Magari, rispondono gli operatori turistici della città situata nei Territori palestinesi. Infatti, Betlemme è in pieno boom turistico ma è un turismo drogato dal Natale: alberghi, ristoranti e negozi svolgono la loro attività in questo periodo, mentre durante il resto dell’anno faticano a far quadrare i conti.
E inaspettatamente un aiuto arriva dal simbolo più triste del conflitto arabo-israeliano: il muro costruito da Israele ai confini dei Territori palestinesi.
Sempre più turisti arrivano a Betlemme per vedere i graffiti dipinti sul muro, specialmente quelli dell’artista inglese Banksy. La città ospita anche un albergo completamente ideato dal writer: definito ‘l’albergo con la vista peggiore al mondo’, il Walled Off Hotel sorge esattamente davanti al muro e – oltre a un’esposizione dei lavori di Banksy – offre delle suite con affaccio su quello che i palestinesi definiscono ‘muro dell’apartheid’. Dormire una notte in una camera di questo albergo costa sui 100 euro. Ma la vista li vale.
Questo è il mio reportage pubblicato il 24 dicembre da Il Fatto Quotidiano.




































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I maledetti pacchetti regalo

Oggi su Il Fatto Quotidiano è stata pubblicata questa lettera di Marilena Nardi, un’autrice che non ha bisogno di presentazioni, una delle disegnatrici più brave ed eleganti che io conosca e che con questo messaggio mostra anche una cortesia e un’umanità rari. La ringrazio per le parole sul mio lavoro, davvero!, e per aver ricordato il mio reportage “Un posto sicuro – due storie tunisine” (lavoro partito proprio da una sua segnalazione). Ma è anche molto bello che Marilena abbia voluto mandare un messaggio al Fatto per sottolineare l’unicità del lavoro, fatto insieme ad altri 80 disegnatori, su Handala e distribuito col quotidiano in edicola domenica 10 dicembre. Insomma, ieri non sono riuscito a rispondere sul giornale e colgo l’occasione per farlo qui con un grazie a Marilena, da parte mia e anche del Fatto.
P.s. ancora grazie a Francesca Ghermandi, Giorgio Franzaroli, Hurricane e Eris Edizioni per aver messo in piedi il bel lavoro su Naji Ali

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