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10 cose da fare a Scampia

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La scorsa settimana sono andato in missione per conto de Il Fatto Quotidiano. Insieme al mio collega Stefano Caselli ho incontrato Daniele Sanzone, degli A67, che si è inventato una cosa che si chiama “scampia trip tour“. E così siamo andati in giro per Scampia, il quartiere di Napoli che incidentalmente è anche dove sono nato e cresciuto. Eccovi una guida turistica con le dieci cose da non perdere assolutamente.scampia1-webscampia2-webscampia3-webscampia4-webscampia5-webscampia6-web

Di |2018-01-25T13:53:22+01:0016 Marzo 2017|Categorie: reportage, tavola|Tag: |0 Commenti

I sassi di Nizza

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Sono stato in Costa azzurra a fine Gennaio. Detta così, suona che ci sono andato col panfilo e mangiare le ostriche. Invece ho incontrato i ragazzi del Lycée Bristol, del quale sono stato ospite, a Cannes e abbiamo parlato di cosa significa fare satira ed essere vignettista satirico. Un’esperienza interessantissima.

Questo breve reportage, pubblicato da Il Fatto Quotidiano lo scorso Lunedì, vi racconta una parte di quello che ho visto in Francia. Precisamente, Nizza. Vi siete mai chiesti cosa resta del dolore in un posto colpito da un attentato? Io, che sono una persona allegra, me lo sono domandato spesso.

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Di |2018-01-26T17:41:46+01:0010 Febbraio 2017|Categorie: reportage, tavola|Tag: , |0 Commenti

Regeni, un anno dopo [archivio]

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​Un anno fa Giulio Regeni, un giovane ricercatore italiano, veniva ucciso al Cairo. Un anno dopo sulla sua morte non si sa molto di più. Le responsabilità del governo di Al Sisi sembrano certe ma la storia è ingarbugliata, piena di false piste, bugie, depistaggi, coperture e chissà cos’altro. Aspettando una verità che magari non sapremo mai o una presa di posizione del nostro governo, mando un abbraccio alla famiglia Regeni e vi ripropongo le due pagine di reportage che ho realizzato la scorsa primavera dall’Egitto per il fatto Quotidiano. Per ricordare Giulio e i tanti come lui, vittime di altre brutalità, in Egitto oppure no. Che siano italiani oppure no.

Ci sono alcune storie che vanno disegnate con mano leggera, per tante ragioni. Non sono storie chiare, con il bianco e il nero netti e precisi, ma sono piene di sfumature che non permettono di capire dove inizia il bene e dove finisce il male. Storie che riguardano vite che non conosciamo e sensibilità che saranno toccate dal modo in cui le raccontiamo. E quindi bisogna raccontarle piano. Ho seguito la vicenda di Giulio Regeni fin dall’inizio, comodamente seduto alla mia scrivania, matita e penna in mano, dalla finestra del mio pc: Al-Sisi il dittatore col cappellone e gli sgherri col manganello, l’Egitto un luogo che avrebbe anche potuto non esistere nella realtà. Verso Febbraio una mia vignetta su Al-Sisi è stata esposta a una manifestazione organizzata dagli studenti delle American University del Cairo: in quel momento ho avuto l’impressione che il mio premere tasti al computer e tracciare linee su un foglio potesse ripercuotersi migliaia di km più in là, in un mondo reale, in un paese vero, su persone concrete. Ho iniziato a programmare un viaggio al Cairo, sempre posticipato tra paure, allarmi ed “è meglio lasciar perdere”. Poi sono partito.

Sono partito senza la pretesa di capire nulla e alla domanda “cosa pretendi di scoprire?” scrollavo le spalle. Niente. Io volevo vedere, volevo sentire, volevo mettermi in gioco un po’ di più, e non so se ci sono riuscito. Probabilmente no, ma non è importante.

Voglio ringraziare le persone che mi hanno aiutato, non farò i nomi per non dimenticare nessuno ma sono state molte e ognuna a suo modo. E un grazie a tutti gli amici e lettori che mi hanno scritto dopo aver letto il reportage su Il Fatto Quotidiano domenica scorsa, per farmi complimenti, esprimere perplessità, darmi il loro parere, farmi notare dei punti incerti, chiedermi informazioni.
Voglio ringraziare per quella telefonata che ha sciolto ogni dubbio rispetto a quale potesse essere stato il risultato e l’impatto di queste due pagine su un tema tanto difficile, l’unica telefonata che potesse farmi capire che davvero aveva un senso farlo e che forse era stato fatto nel modo giusto. Sempre perfettibile, ma giusto. E grazie a chi mi ha fatto capire che a volte si arriva a un punto in cui non possiamo cambiare le cose in alcun modo, ma solo aspettare che le cose cambino. Che è poi la tragedia o la fortuna di questa vita: cambia continuamente.

Beh, buona lettura e benvenuti al Cairo.

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Qualche Extra

Chiaramente non ho potuto raccontare tutto quello che avrei voluto, quello che è successo ho spesso dovuto zipparlo. Quindi una veloce fotogallery per commentare i vari momenti disegnati nelle due pagine.

L’ingresso in Egitto

Sono entrato con visto turistico (anziché giornalistico, sennò ciao) al costo di 25 euro (più o meno). Le info reperite in rete prima del viaggio erano incerte. Nel 2015 la procedura del visto in aeroporto era stata abrogata ed era possibile entrare nel paese – anche solo per turismo – soltanto ottenendo il visto in ambasciata. Poi questa nuova normativa è stata a sua volta abrogata – da quanto ho capito – o comunque rimandata a data da destinarsi. Fatto sta che si può prendere il visto in aeroporto e punto. Accanto a me, in aereo, c’erano un ragazzo italiano – architetto – che stava lavorando a un progetto di non so che scultura sul Mar Rosso. E un ingegnere olandese che viaggiava per lavoro e che mi ha aiutato a compilare il modulo per il visto perchè sono scapace. Altri italiani erano lì per lavoro e alla loro prima volta in Egitto, quindi inutili per avere informazioni.

Il volo egyptair
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Sono tornato dall’Egitto, come si vede nel tagliandino che accompagna il titolo del reportage, la sera del 18 maggio. Quella notte è precipitato il volo Parigi-Cairo per cause ancora non chiarite ma che di certo non invogliano i turisti a visitare l’Egitto.

La polizia

La polizia era effettivamente ovunque. Una mattina, la mattina del 18 maggio, la città era un viavai di sirene e camionette della polizia. Non ho capito il perchè (figurarsi se capisco qualcosa). So solo che cambiavo continuamente via e me le ritrovavo sempre davanti. Queste camionette trasportavano prigionieri e ne ho viste molte in diversi punti dalle parti di Bab El-Shaaria. Con molta discrezione, e fingendo di telefonare, ho scattato una foto (le camionette sono due: una grigia superblindata e una verde, nell’angolo in basso a destra)

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Il Mogamma

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E’ l’enorme edificio che si vede nel mio selfie di Piazza Tahrir (ed è anche la ragione di quel selfie). Volevo fotografare questo enorme palazzone governativo dove lavorano circa 20.000 persone ed è davvero impressionante. Se dovessi ambientare un racconto di Kafka, lo ambienterei lì dentro.

I graffiti in via mohammed mahmoud

La principale ragione per la quale volevo visitare il Cairo. Qualcosa è rimasto. Ma non sono quelli che cercavo.

Questo è un fotoconfronto tra la foto da me scattata in via mohammed mahmoud e quella che vari siti (da Ansa a Repubblica passando per Vice) raccontavano come “il muro con il volto di Giulio” (insieme a quella di Berlino) Come si vede: niente volto nè altro (nè è un muro ritinteggiato). Era chiaro che fosse semplice photoshop ma tentar non nuoce.

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Le piramidi

Visitare le piramidi in perfetta solitudine è un’esperienza che in questo momento storico l’Egitto permette di vivere con estrema facilità. Ciononostante ho comunque beccato quello che si fa la foto buffa con la sfinge.

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I datteri

Non è vero, non ho comprato quei maledetti datteri della dannata nonnina. Ho invece comprato un po’ di giornali pieni di Al-Sisi. I titoli (tradotti da Reham) suonano tipo “Chi complotta contro il presidente?“.

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Le modifiche

Il tempo per lavorare a due pagine così è sempre molto ristretto, non hai tempo per metabolizzare o riflettere. (Anche se rispetto alle due pagine su Bruxelles, che ho iniziato e chiuso in 24 ore, questa è stata una crociera). 

Di |2018-01-29T17:10:15+01:0025 Gennaio 2017|Categorie: reportage|Tag: , , |2 Commenti

Le app per rimorchiare [archivio]

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Un anno fa pubblicavo su Il Fatto Quotidiano uno dei miei reportage più letti: “Le app per rimorchiare – uno studio pratico“, con le recensioni di Tinder, Happn, Meetic e Facebook. Eccolo a questo Link (o cliccando sull’immagine sotto).

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Seguito poi dalla più recente “Guida completa a tutte le app da rimorchio”, ancora per Il Fatto Quotidiano, a quest’altro link (o cliccando sull’immagine). In questa recensivo, oltre a tinder, happn, meetic anche Bristlr, Adottaunragazzo, Once, Nazimingle, Feeld, Instagram, i ‘tandem linguistici’ su Facebook e Lickthisapp.com

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Di |2018-01-29T17:16:29+01:005 Gennaio 2017|Categorie: reportage|1 Commento

A tu per tu con Babbo Natale

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Lo scorso anno sono stato al circolo polare artico. Volevo vedere l’aurora boreale, ma la vulgata è poi diventata, complici le due pagine che ho disegnato per Il Fatto Quotidiano, che sono andato a Rovaniemi per visitare il villaggio di Babbo Natale. Qui potete leggere il reportage dalla Lapponia, per chi volesse rinfrescarsi la memoria. 

Quest’anno, per continuare il mio studio su Babbo Natale, ancora per Il Fatto Quotidiano sono andato a incontrare il Babbo Natale Da Centro Commerciale (b.n.d.c.c.) più professionista che io abbia mai incontrato. Precisamente, l’incontro è avvenuto al centro commerciale RomaEst dove il B.n.d.c.c. viene selezionato grazie a un duro casting, deve somigliare fisicamente al vero B.N. e guadagna 2000 euro per 11 giorni di lavoro.

Vi racconto tutto in questa striscia.

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Di |2018-01-31T16:47:26+01:0020 Dicembre 2016|Categorie: reportage, tavola|Tag: |8 Commenti

Sopravvivere a un referendum

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La campagna referendaria è finita, ringraziando Dio. Il risultato, ormai, lo conosciamo tutti e tutti ne abbiamo visto le conseguenze. Ma com’è stato sopravvivere a mesi di bombardamenti da cielo, terra e mare a suon di “vota sì” e “vota no”? Tra i tour del movimento 5 stelle per il No, il cammino di Tobia Zevi per il Sì, tecniche di sopravvivenza e minacce di apocalisse, ecco il resoconto che ho disegnato di questi mesi in svogliata prima linea per Il Fatto Quotidiano

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Di |2018-01-31T16:51:15+01:005 Dicembre 2016|Categorie: reportage, tavola|Tag: |0 Commenti

La prima guida completa a TUTTE le App da rimorchio (recensite da chi le ha usate)

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Per circa 15 mesi ho usato tutte le app di dating online, meglio note come app per rimorchiare. Le ho installate, compilato un bel profilo dettagliato vero con nome, foto, professione e tutto. Chattato, ove possibile. Pagato, ove inevitabile. Incassato, quando incassabile. Sarete sicuramente curiosissimi di sapere com’è andata e quindi eccovi “LA PRIMA GUIDA COMPLETA A TUTTE LE APP DA RIMORCHIO (recensite da chi le ha usate)“: funzionano? Quali sono le migliori? Come funzionano? Quali sono gratis? Quali conviene pagare e quali no? Ma poi: perchè?
Le App recensite sono Meetic, Happn, Tinder, Bristlr, Adottaunragazzo, Once, Nazimingle, Feeld con una virata verso social da rimorchio quali Instagram e dei particolari gruppi su Facebook, i ‘tandem linguistici’. Ah, e poi la vera chicca: Lickthisapp.com
Insomma, un lavorone per il quale aspetto a momenti la telefonata per il Nobel. Purtroppo, molte app sono rimaste fuori per ragioni di spazio o ripetitività. In fondo alla tavola c’è il pagellone finale, con i voti e le ragioni del voto.

Tutto il lavoro è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano, la settimana scorsa. Se ve lo siete perso stampato è un peccato. Qui, a questo link, trovate una mia indagine più approfondita sulle 3 app principali: Meetic, Tinder, Happn.
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Di |2018-02-01T13:39:59+01:001 Dicembre 2016|Categorie: reportage, tavola|Tag: , , , , , , , |7 Commenti
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