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Sono stato al (primo) Gay Wedding Italia e non mi sono sposato

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Si è inaugurato a Roma, ieri, il primo Gay Wedding Italia. Una fiera sposi dedicata (quasi) esclusivamente alle Unioni civili. Io, che vanto una certa esperienza nel ramo “fiere sposa”, ci sono stato. Ecco il mio breve reportage per Il Fatto Quotidiano (mentre se volete leggere una cronaca più ‘cronaca’, vi rimando alla pagina scritta dalla mia collega Alessia Grossi, mia moglie per un giorno alla fiera). #wedding #gaywedding #reportage #unionicivili #gay #satira #matrimoniowedding_webscorpo1weddingweb_scorpo2weddingweb_scorpo3weddingweb_scorpo4

Di |2018-02-18T16:39:31+01:0022 Ottobre 2016|Categorie: reportage, tavola|Tag: , , |1 Commento

C’era una volta il terremoto – un reportage 

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La notte del 24 agosto mezza italia é stata svegliata da un terremoto che ha scosso il centro italia, travolgendo e distruggendo paesi come  amatrice, arquata e accumoli. I morti sono stati circa 290, non so quante migliaia gli sfollati. 

Qualche giorno dopo il sisma sono andato in quei posti. Non è stato facile, proprio no. Sono stato in Ungheria con i migranti o in Egitto a cercare Regeni, ma niente é stato difficile come questo lavoro qui, che era dietro casa. E anche se il risultato é solo una tagliente battuta di sei parole oppure pagine di riflessioni, il lavoro che c’è dietro é lo stesso. Ed é stato interessante toccare ancora una volta con mano la realtà, una materia vibrante e purtroppo spesso sanguinosa con la quale i media lavorano, e quindi anche noi vignettisti. Perché la satira é un modo di raccontare la realtà,  ha suoi codici, un suo linguaggio ma, soprattutto, un suo carattere. Al quale non può rinunciare e che si irrigidisce di più quanto più viene attaccata e criticata.

Ho preparato questo reportage dopo la pubblicazione della mia vignetta “disgustosa” con la morte che si scusa perché aveva solo chiesto un’amatriciana ed é stata, per me, anche un’occasione per riflettere sul modo in cui IO posso fare satira (ciascun autore ha la sua sensibilità e a differenza loro io non me la sento di giudicarli per il loro lavoro, almeno non su un terreno così insanguinato come questo della morale e dei morti. Anche se alcuni lo meriterebbero). Ho scelto un tono per queste due pagine che mi é stato ispirato dai posti che ho visto e le persone con le quali ho parlato. Ho visto sorrisi, tanta solidarietà, ed é stato bello. Tutto questo mentre tramite social ricevevo – in nome del rispetto per i terremotati e le vittime del terremoto – inviti a morire per me e la mia famiglia e giravano mie foto con qualsiasi minaccia appiccicata sopra. É stato interessante.

Il reportage é stato pubblicato prima che uscissero le vignette di Charlie e per questo non ce n’é menzione. Ma il dibattito scaturito dai francesi -l’ho già detto e ribadisco anche adesso che per me loro hanno fatto bene –  ha solo confermato, nella mia idea, l’opportunità di lavorare a un reportage delicato come questo, che fosse satirico ma anche una riflessione sulla MIA forma di fare satira. E voglio chiudere ringraziando il mio giornale (Il Fatto Quotidiano, per chi passasse di qui per caso). Per aver pubblicato una mia vignetta che anche a molti colleghi non piaceva. E per avermi chiesto e dato altre due pagine per continuare a dire la mia. E poi ringraziotutti i lettori che mi hanno letto e sostenuto e mi sostengono ogni giorno, e a quelle belle persone che si incontrano in questo lavoro.

 Questo è il reportage pubblicato questa settimana da Il Fatto Quotidiano.amatrice1-webamatrice2-webamatrice3-webamatrice4-webamatrice5-webamatrice6-webamatrice7-webamatrice8-webamatrice9-webamatrice10-webamatrice11-webamatrice12-webamatrice13-webamatrice14-webamatrice15-webamatrice16-webamatrice17-webamatrice18-webamatrice19-webamatrice20-webamatrice21-web

Di |2018-02-18T16:48:46+01:005 Settembre 2016|Categorie: fumetto, reportage|Tag: , , , |38 Commenti

Costituzione Coast to Coast

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Lo scorso 18 agosto sono andato a Sirolo, incantevole località marchigiana, per seguire una data di “Costituzione Coast to Coast“, il tour che il parlamentare 5 stelle Alessandro Di Battista sta  portando in giro per l’Italia in sella a uno scooterone. Era da molto che non andavo nelle Marche, sempre un bel posto, niente da dire. E non avevo mai sentito parlare Di Battista in pubblico, almeno non live, ed è stato molto interessante soprattutto per uno che, per lavoro, racconta questi personaggi. E soprattutto, in un reportage come questo, prova anche a raccontare l’atmosfera che questi personaggi creano intorno a loro. Ho visto tantissima gente e, tornato a Roma, ero pieno di idee. Per dire: avevamo previsto un reportage di una sola pagina, ma quando ho iniziato a lavorarci mi sono reso conto che avrei avuto bisogno di almeno il doppio dello spazio. Ed infatti, ecco le due pagine che abbiamo pubblicato sul giornale di domenica scorsa. E nonostante ciò, ho comunque dovuto tener fuori tante cose. Non ho potuto parlare, ad esempio, della signora Fernanda, l’anziana proprietaria della pensione in cui ho dormito che odia i politici, che mi chiamava “giornalista delinquente” e che mi ha raccontato tutta la sua vita, ricordandomi tantissimo un’altra dolcissima signora Fernanda, che ha un accogliente rifugio in Portogallo e non può più godersi il sole del suo giardino dopo che una pentola di acqua bollente le ha rovinato irremediabilmente la pelle di viso e braccia. E non ho potuto parlare dell’incantevole Baiano, dove “il treno si è rotto” e sono rimasto bloccato un’ora. Non ho potuto riportare i commenti di chi parlava di Di Battista come Garibaldi, che ha dormito in ogni casa d’italia (suggestione interessante, ma anche equivoca). Nè il commento che più mi ha divertito, di un tale che mi si avvicina – col gelatino d’ordinanza e fidanzata regolamentarmente scosciata sotto braccio – e mi chiede: “Ma chi è questo?”. Gli dico che è Alessandro Di Battista. Lui annuisce, e poi mi richiede: “E che canta?”. Beh, è questo il bello di andare a fare questo lavoro sul posto.

p.s.

Saluti dal Pagliaccio Ferrando. Spero abbia gradito la pubblicità. Io sono con lui, che si sappia.

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Di |2018-02-18T16:49:32+01:0022 Agosto 2016|Categorie: reportage, satira|Tag: , , , , |10 Commenti

Nell’Egitto di Al-Sisi

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Ci sono alcune storie che vanno disegnate con mano leggera, per tante ragioni. Non sono storie chiare, con il bianco e il nero netti e precisi, ma sono piene di sfumature che non permettono di capire dove inizia il bene e dove finisce il male. Storie che riguardano vite che non conosciamo e sensibilità che saranno toccate dal modo in cui le raccontiamo. E quindi bisogna raccontarle piano. Ho seguito la vicenda di Giulio Regeni fin dall’inizio, comodamente seduto alla mia scrivania, matita e penna in mano, dalla finestra del mio pc: Al-Sisi il dittatore col cappellone e gli sgherri col manganello, l’Egitto un luogo che avrebbe anche potuto non esistere nella realtà. Verso Febbraio una mia vignetta su Al-Sisi è stata esposta a una manifestazione organizzata dagli studenti delle American University del Cairo: in quel momento ho avuto l’impressione che il mio premere tasti al computer e tracciare linee su un foglio potesse ripercuotersi migliaia di km più in là, in un mondo reale, in un paese vero, su persone concrete. Ho iniziato a programmare un viaggio al Cairo, sempre posticipato tra paure, allarmi ed “è meglio lasciar perdere”. Poi sono partito.

Sono partito senza la pretesa di capire nulla e alla domanda “cosa pretendi di scoprire?” scrollavo le spalle. Niente. Io volevo vedere, volevo sentire, volevo mettermi in gioco un po’ di più, e non so se ci sono riuscito. Probabilmente no, ma non è importante.

Voglio ringraziare le persone che mi hanno aiutato, non farò i nomi per non dimenticare nessuno ma sono state molte e ognuna a suo modo. E un grazie a tutti gli amici e lettori che mi hanno scritto dopo aver letto il reportage su Il Fatto Quotidiano domenica scorsa, per farmi complimenti, esprimere perplessità, darmi il loro parere, farmi notare dei punti incerti, chiedermi informazioni.
Voglio ringraziare per quella telefonata che ha sciolto ogni dubbio rispetto a quale potesse essere stato il risultato e l’impatto di queste due pagine su un tema tanto difficile, l’unica telefonata che potesse farmi capire che davvero aveva un senso farlo e che forse era stato fatto nel modo giusto. Sempre perfettibile, ma giusto. E grazie a chi mi ha fatto capire che a volte si arriva a un punto in cui non possiamo cambiare le cose in alcun modo, ma solo aspettare che le cose cambino. Che è poi la tragedia o la fortuna di questa vita: cambia continuamente.

Beh, buona lettura e benvenuti al Cairo.

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Qualche Extra

Chiaramente non ho potuto raccontare tutto quello che avrei voluto, quello che è successo ho spesso dovuto zipparlo. Quindi una veloce fotogallery per commentare i vari momenti disegnati nelle due pagine.

L’ingresso in Egitto

Sono entrato con visto turistico (anziché giornalistico, sennò ciao) al costo di 25 euro (più o meno). Le info reperite in rete prima del viaggio erano incerte. Nel 2015 la procedura del visto in aeroporto era stata abrogata ed era possibile entrare nel paese – anche solo per turismo – soltanto ottenendo il visto in ambasciata. Poi questa nuova normativa è stata a sua volta abrogata – da quanto ho capito – o comunque rimandata a data da destinarsi. Fatto sta che si può prendere il visto in aeroporto e punto. Accanto a me, in aereo, c’erano un ragazzo italiano – architetto – che stava lavorando a un progetto di non so che scultura sul Mar Rosso. E un ingegnere olandese che viaggiava per lavoro e che mi ha aiutato a compilare il modulo per il visto perchè sono scapace. Altri italiani erano lì per lavoro e alla loro prima volta in Egitto, quindi inutili per avere informazioni.

Il volo egyptairimage

Sono tornato dall’Egitto, come si vede nel tagliandino che accompagna il titolo del reportage, la sera del 18 maggio. Quella notte è precipitato il volo Parigi-Cairo per cause ancora non chiarite ma che di certo non invogliano i turisti a visitare l’Egitto.

La polizia

La polizia era effettivamente ovunque. Una mattina, la mattina del 18 maggio, la città era un viavai di sirene e camionette della polizia. Non ho capito il perchè (figurarsi se capisco qualcosa). So solo che cambiavo continuamente via e me le ritrovavo sempre davanti. Queste camionette trasportavano prigionieri e ne ho viste molte in diversi punti dalle parti di Bab El-Shaaria. Con molta discrezione, e fingendo di telefonare, ho scattato una foto (le camionette sono due: una grigia superblindata e una verde, nell’angolo in basso a destra)

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Il Mogamma

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E’ l’enorme edificio che si vede nel mio selfie di Piazza Tahrir (ed è anche la ragione di quel selfie). Volevo fotografare questo enorme palazzone governativo dove lavorano circa 20.000 persone ed è davvero impressionante. Se dovessi ambientare un racconto di Kafka, lo ambienterei lì dentro.

I graffiti in via mohammed mahmoud

La principale ragione per la quale volevo visitare il Cairo. Qualcosa è rimasto. Ma non sono quelli che cercavo.

Questo è un fotoconfronto tra la foto da me scattata in via mohammed mahmoud e quella che vari siti (da Ansa a Repubblica passando per Vice) raccontavano come “il muro con il volto di Giulio” (insieme a quella di Berlino) Come si vede: niente volto nè altro (nè è un muro ritinteggiato). Era chiaro che fosse semplice photoshop ma tentar non nuoce.

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Le piramidi

Visitare le piramidi in perfetta solitudine è un’esperienza che in questo momento storico l’Egitto permette di vivere con estrema facilità. Ciononostante ho comunque beccato quello che si fa la foto buffa con la sfinge.

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I datteri

Non è vero, non ho comprato quei maledetti datteri della dannata nonnina. Ho invece comprato un po’ di giornali pieni di Al-Sisi. I titoli (tradotti da Reham) suonano tipo “Chi complotta contro il presidente?“.

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Le modifiche

Il tempo per lavorare a due pagine così è sempre molto ristretto, non hai tempo per metabolizzare o riflettere. (Anche se rispetto alle due pagine su Bruxelles, che ho iniziato e chiuso in 24 ore, questa è stata una crociera). Tante cose avrei voluto cambiarle, e in effetti una differenza tra le tavole pubblicate da Il Fatto domenica scorsa e queste online c’è: qualcuno la trova? La scriverò (e la spiegheró) nei commenti.

Di |2026-01-25T18:06:31+01:0024 Maggio 2016|Categorie: fumetto, reportage|Tag: , , , |25 Commenti

Bruxelles ma belle

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In piazza della Borsa, a Bruxelles, c’è il triste spettacolo che abbiamo imparato a conoscere dopo gli attentati di Parigi: candele, fiori, fotografie, biglietti. Ma cosa succede davvero in una città colpita da un attentato? Me lo sono chiesto mentre prendevo un aereo per il Belgio, subito dopo la tragedia, in direzione contraria all’allerta terrorismo. Bruxelles non è Parigi, ed è un’ovvietà: i belgi non hanno la stessa epica dei francesi e questo è ancora più evidente nel lutto. La piazza della Borsa è circondata da furgoni con le parabole, presidiata da giornalisti e militari. Qualcuno sospira e passa, i turisti si scattano selfie. Ma i bruxellesi non si fermano, non sono in piazza. Gli attentati terroristici del 22 marzo sono stati solo una disgrazia annunciata. Le sirene della polizia e delle ambulanze diventano sempre più rare e lontane, adesso verso Schaerbeek poi ancora più in là. La vita è ripresa in fretta, a Bruxelles. Tre giorni dopo le bombe, la metro è di nuovo in funzione, almeno in parte. La domenica di Pasqua, il centro è di nuovo pieno di gente, come se niente fosse accaduto. La vita va avanti, ed è rassicurante. “Bruxelles ma belle” hanno scritto col gesso, e poi, più in grande: “la vie est belge”. La vita è belga.

(da Il Fatto Quotidiano del 27 marzo 2016)bruxelles_1bruxelles_2bruxelles_3bruxelles_4bruxelles_5bruxelles_6bruxelles_7bruxelles_8bruxelles_9bruxelles_10bruxelles_11bruxelles_12bruxelles_13bruxelles_14bruxelles_15bruxelles_16bruxelles_17bruxelles_19bruxelles_20bruxelles_21

Di |2018-02-20T18:54:59+01:0029 Marzo 2016|Categorie: fumetto, reportage|Tag: , , |12 Commenti

Cercasi Sindaco Disperatamente

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La settimana scorsa ho passato una giornata a scoprire chi sono i candidati pd alle primarie del centrosinistra per correre a sindaco della città di Roma (sì, una cosa lunga). I candidati in questione ho scoperto essere tale Morassut e un sedicente Giachetti. Li ho raccontati su Il Fatto Quotidiano in edicola lo scorso lunedì.primariepd_scont_1primariepd_scont_2primariepd_scont_3primariepd_scont_4primariepd_scont_5primariepd_scont_6primariepd_scont_7primariepd_scont_8primariepd_scont_9primariepd_scont_10primariepd_scont_11primariepd_scont_12

Di |2018-02-24T16:17:24+01:002 Marzo 2016|Categorie: reportage, satira, tavola|Tag: , , , |4 Commenti

E poi sono tornato al Family Day

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il 30 gennaio a Roma si è tenuto il Family Day. Stavolta era al Circo Massimo dove, secondo gli organizzatori, si sono riunite 2 milioni di persone*. Io, come ormai da tradizione, ero lì per raccontarvelo con tante foto e vignette. E qui, a questo link, il reportage dal Family day dello scorso giugno.

*seh, vabbè

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Di |2018-02-24T16:16:59+01:0031 Gennaio 2016|Categorie: reportage, satira, tavola|Tag: , , , , |41 Commenti
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