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Lo spirito della satira che manca all’Italia

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In questi giorni tutti sono Charlie, e a me sarebbe piaciuto tanto esserlo davvero. Amo riviste come Charlie Hebdo, Le Canard Enchainè, El Jueves, Orgullo Y Satisfacciòn. Mentre ho sempre trovato la satira italiana noiosa. E per un autore satirico non c’è niente di più criminale dell’essere noioso: non blasfemo o irresponsabile ma lasciare indifferente il lettore. Quando degli autori satirici italiani hanno scritto “Charlie Hebdo non fa ridere” o “non è satira”, ho capito il perché di questa mia noia. A me Charlie faceva ridere. Mi colpiva, mi affascinava e da disegnatore mi faceva sentire i miei limiti. C’è chi oggi lo critica per alcune  vignette senza contestualizzarle prima di esprimere il proprio legittimo parere. Ma, come scrisse E. B. White, “spiegare una battuta è come sezionare una rana: a nessuno piace e la rana muore”. Ecco, a me le rane mi piacciono vive e fuori controllo. E’ il gusto mio. Così come ci sono rane che, anche se vive, non mi piacciono e mi annoia stare lì a vederle fare il loro saltello quotidiano. Come saltello io o la nostra satira. Per questo, evviva Charlie Hebdo! Per questo sono orgoglioso della scelta de Il Fatto di distribuire il settimanale satirico francese: il miglior gesto in questo momento è veicolare le idee, anche se non ci piacciono. Perchè tutti anche in Italia possano avere tra le mani Charlie e capire davvero di cosa stiamo parlando. E magari capire che no, in Italia non siamo Charlie Hebdo, purtroppo. E non è che non abbiamo il coraggio. Non ne abbiamo la cultura.

 

da Il Fatto Quotidiano del 14 gennaio 2015

Di |2018-03-29T14:18:22+02:0014 Gennaio 2015|Categorie: news|Tag: |2 Commenti
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