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Un reportage di viaggio

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Domani, su Il Fatto Quotidiano, una doppia pagina speciale con un reportage di viaggio tutto disegnato da me: “Un vignettista sul Cammino di Santiago”. Io l’ho detto, poi non vi lamentate se ve lo perdete

Di |2018-02-25T13:53:09+01:0014 Agosto 2015|Categorie: news|0 Commenti

E liberaci dalla biondina. Amen.

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Riporto una interessante controriflessione di Giovanni Marcotullio su La Croce.it (il boh diretto da Mario Adinolfi, quello della pioggia). Mi permetto di mettere in neretto le parti che ho preferito.

 

Il Fatto non ha visto i fatti

Natangelo era in piazza San Giovanni, ma le grazie della bionda cui dedica la sua penultima tavola di oggi devono averlo distratto mica poco, se non è riuscito a spiegare ai suoi colleghi del Fatto Quotidiano alcuni concetti-base della grande manifestazione di ieri. Rivediamoli dall’ultimo al primo: Marco Marzano propone un’acuta analisi basata nientemeno che sui raffinati concetti di “conservatori-progressisti”, e Salvatore Cannavò pretende addirittura che «Papa Francesco non viene mai nominato». Natangelo, che hai fatto? Tu ci hai dato le prove che in piazza c’eri, sagacemente travestito da attivista della Manif Pour Tous, ma i tuoi colleghi hanno inventato di sana pianta oppure c’è di mezzo la bionda di cui sopra? Perché Papa Francesco è stato citato per esteso una decina di volte almeno, addirittura si è proiettato un suo discorso risalente a una settimana fa (diceva che davanti a certe “colonizzazioni ideologiche” bisogna “agire contro”, ora ti ricordi?). Ma forse eri preso a considerare gli argomenti della biondina, magari è su quelli che hai confuso destra e sinistra, o non si capisce da dove venga lo strabismo del titolo in prima pagina: “destra bigotta” a chi? A un popolo insorto in difesa di innocenti inermi? A striscioni che urlavano al cielo versi di Pasolini? A genitori con prole al seguito (dunque proletari) che rivendicano il diritto a scegliere loro l’educazione dei loro figli? È questa la cifra della destra che conoscete? Beh, di’ ai tuoi colleghi di non prendere troppo sul serio i tuoi racconti: tu fai satira e va bene, quelli fanno (cioè, vorrebbero fare) cronaca. E fanno fantacronaca. Però due cose le hanno ammesse perfino loro: la prima è che la piazza, al netto delle immancabili polemiche sui numeri, era impressionante. La seconda è che questo popolo – quello che il vostro strabismo, speriamo dovuto alla biondina, chiama “destra bigotta” – è risorto.

PS: una nota per la tua ultima vignetta. Se avessi visto il direttore de La Croce guardare il cielo dalla terrazza di casa sua, ieri mattina, e dire che «il meglio sarebbe cielo coperto senza pioggia mentre parlo», dovresti dire che il buon Dio abbia esaudito la sua preghiera. Anche quella.

Ecco, la riflessione finisce con questa epica scena di Adinolfi, in terrazza, che guarda il cielo (mentre la moglie gli massaggia i piedi, suppongo) e auspica il meteo ideale per il suo intervento. E Dio lo ascolta. Giovanni Marcotullio, davvero avrei voluto vederlo. Beato te che c’eri.

 

Di |2018-02-25T13:59:36+01:0021 Giugno 2015|Categorie: news|2 Commenti

Parliamo di satira

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Sul numero in edicola di ‘Scuola di fumetto’ si parla di Satira, Satira in Italia, Satira perchè e perchè no. Tutto molto interessante. Ma confesso che ho molto amato la nota biografica con quel “leggendaria spalla”.

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Qui, una foto recente della “leggendaria spalla” per quelli che mi chiedono se esiste davvero.

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Di |2018-02-25T14:11:12+01:0021 Maggio 2015|Categorie: news|Tag: |0 Commenti

Lo spirito della satira che manca all’Italia

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satiraitalia

In questi giorni tutti sono Charlie, e a me sarebbe piaciuto tanto esserlo davvero. Amo riviste come Charlie Hebdo, Le Canard Enchainè, El Jueves, Orgullo Y Satisfacciòn. Mentre ho sempre trovato la satira italiana noiosa. E per un autore satirico non c’è niente di più criminale dell’essere noioso: non blasfemo o irresponsabile ma lasciare indifferente il lettore. Quando degli autori satirici italiani hanno scritto “Charlie Hebdo non fa ridere” o “non è satira”, ho capito il perché di questa mia noia. A me Charlie faceva ridere. Mi colpiva, mi affascinava e da disegnatore mi faceva sentire i miei limiti. C’è chi oggi lo critica per alcune  vignette senza contestualizzarle prima di esprimere il proprio legittimo parere. Ma, come scrisse E. B. White, “spiegare una battuta è come sezionare una rana: a nessuno piace e la rana muore”. Ecco, a me le rane mi piacciono vive e fuori controllo. E’ il gusto mio. Così come ci sono rane che, anche se vive, non mi piacciono e mi annoia stare lì a vederle fare il loro saltello quotidiano. Come saltello io o la nostra satira. Per questo, evviva Charlie Hebdo! Per questo sono orgoglioso della scelta de Il Fatto di distribuire il settimanale satirico francese: il miglior gesto in questo momento è veicolare le idee, anche se non ci piacciono. Perchè tutti anche in Italia possano avere tra le mani Charlie e capire davvero di cosa stiamo parlando. E magari capire che no, in Italia non siamo Charlie Hebdo, purtroppo. E non è che non abbiamo il coraggio. Non ne abbiamo la cultura.

 

da Il Fatto Quotidiano del 14 gennaio 2015

Di |2018-03-29T14:18:22+02:0014 Gennaio 2015|Categorie: news|Tag: |2 Commenti
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