Il significato della vita è diverso per ognuno. Per qualcuno è anche non vivere:l’importante è non avere emozioni,sentirsi neutri ai giorni che passano ed accontentarsi di non significare niente per gli altri.
Tu ti sei accorto di lui,potresti andare a dirglielo prima che si confonda con i morti di tutti i giorni di Gaza
E meno male che ti è andata bene. Purtroppo in Italia molti come vedono le strisce hanno il terrore di doversi fermare, e quindi accelerano!
A Roma poi in particolare, diciamo che è una città molto frenetica e nella quale si fatica a seguire le regole. Ricordo un comico che sull’attraversare le strisce nelle strade della capitale ci aveva fatto uno sketch che faceva ridere, ma soprattutto perché veritiero.
Eh, Mimmo. Purtroppo qualcuno fa festa anche in terra. Nella società dell’immagine, dell’orgoglio nazionale, del suprematismo ridicolo non c’è posto per i deboli. Ettore era un peso per i servizi sociali, per chi, dopo la scomparsa della mamma, se ne doveva far carico, per il costo a spese della collettività. Era poco, pochissimo più di un “negro” o, come continuano a ragliare i soliti fans, di una “risorsa boldriniana”. La pietà della rete delle minoranze poteva lenire appena l’amarezza di una vita, a queste condizioni, inutile (termine orribile, che riporto ma disconosco). Beato te, che hai la fede per sognare una sorta di ricongiungimento! Ma la natura, purtroppo, è spietata…..
Mi spiace molto. Una storia raccontata con l’empatia e la dolcezza di sempre. Il gesso sparso quasi a voler cancellare ogni traccia della persona “diversa”, scomoda, di inciampo. Magari qualcuno avrà pensato che il seccatore si è tolto di torno. Tu invece ne parli con affetto. ❤️
paolino: festa, perché la mamma incontra il figlio.Per non separarsene mai più! “Solo per me è vivo tuo figlio” (Filumena Marturano, dialogo con don Domenico Soriano.) luisaintermite: grazie, volevo dire proprio a Mariolino Natangelo.
Ci sono tanti, temo troppi, Ettore che cadono nel dimenticatoio, insieme alle loro famiglie. L’abitudine al dolore è qualcosa di pericoloso. Se la sofferenza e l’alterità portano ad un momentaneo dispiacere, ad una lacrima facile, poi si passa oltre il rischio è quello di perdere la capacità di provare empatia. È qualcosa che mi spaventa molto. La più grande ingiustizia nei confronti di Ettore è la condanna al silenzio e, soprattutto, all’oblio.
Ben vengano storie, come questa, che restituiscono una dimensione autentica alla sofferenza.
Le scritte della vignetta lasciano arguire che sia ferito, forse grave, ma ancora cosciente.
Lo dice chiaramente…
il dopo – comunque sia – è lasciato a chi crede!
Ha ragione Aaa
Che storia triste! Quante persone vivono ai margini della società e di loro non si accorge nessuno. Quante muoiono e nessuno lo sa, soltanto dopo mesi i vicini sentono cattivo odore e così si scopre la loro fine. Quanta solitudine c’è in questo mondo cosi interconnesso, dove ogni sospiro viene postato sui social ma nessuno conosce di persona e parla veramente dal vivo con l’altro che ti dà l’amicizia o i likes. Bello quello che hai scritto Nat, sei sempre un gradino più in alto del resto della gente, sei una bella persona
Luca Serianni, insigne linguista, è morto investito sulle strisce pedonali da un’automobilista normalissima, che non aveva bevuto e non si era drogata. Non era quindi il mostro da sbattere in prima pagina. La morte di Luca Serianni è stata uno dei circs 3000 “incidenti” mortali annuali causati dalla velocità, dal fatto che auto possono parcheggiare a pochi cm dalle strisce per cui il pedone sembra “sbucare di colpo sulla strada” e da questa specie di fatalismo, per cui appunto sono incidenti e non ci si può fare proprio niente. A chi capita, capita un automobilista che sta viaggiando per i fatti suoi e non frena alle strisce.
Verosimilmente, se il conducente è stato identificato, ci sarà un processo. È la prassi. Può darsi questa che il conducente legga anche rubrica. In questo caso, consiglio fortemente di NON adottare la strategia difensiva di “a chi capita, capita” davanti al giudice, e meno che mai l’immagine dell'”automobilista che sta viaggiando per i fatti suoi”. Ci sarebbero diverse decine di articoli del codice della strada che gli si ritorcerebbero contro …
Caro Natangelo, che ancora vedi gli Ettore attorno a te!
Ma non vedi, è meglio sia successo OGGI, NON tra 10-20anni! Con queste armi “necessarie” che “dobbiamo” comprare, Tra 10anni:
la mamma di Ettore non avrebbe ospedale dove andare e morirebbe in mezzo alla strada,
Ettore non avrebbe casa dove tornare né pronto soccorso dove farsi curare:
Quindi è meglio che succeda pagina, che c’è ancora qualche casa qualche ospedale.
Noi non possiamo pensare agli Ettore, dobbiamo pensare ad armarci fino ai denti e a trovare opportuni Nemici. Il resto deve chiamarsi “danni collaterali” oppure “terroristi” da “eliminare chirurgicamente”.
Ciao Pola
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Cristiano Giacomello
5 Luglio 2025 at 15:42 - Reply
Storia commovente, che fa’ riflettere. Ti stimo da sempre Nat
Un grande abbraccio
Questa storia mi ha fatto ricordare una donna con problemi mentali che girovagava in giro per un paese quando ero bambina.
Si chiamava Maria, ma veniva chiamata ‘Maria delle uova’ perché da ragazza vendeva uova fresche (così raccontavano i più anziani). Era sempre sola, aveva occhi cupi e parole rabbiose che lanciava a chiunque le passava di fianco. Indossava gonne lunghe e coloratissime (ne ricordo una verde quasi fluorescente) perché così mi venne spiegato, gli automobilisti avrebbero potuto vederla più facilmente ed evitarla quando girovagava per le strade buie fuori dai centri abitati.
Molti anni dopo venni a sapere che era morta, investita ai margini di una di quelle strade.
Forse la gonna verde era a lavare e la sua vita era finita esattamente lì, ai margini della società in cui era sempre vissuta.
Bella striscia Nat!
Commovente e “vera”, poiché racconta la storia di una persona in difficoltà come ce ne sono tante.
Mi ha ricordato le storie intrise di umanità di Domenico Iannacone, giornalista che racconta storie di persone “diverse” con una delicatezza sublime.
Gli ultimi. Che ci passano accanto e che in silenzio incrociano le nostre vite. Che bambini saranno stati, saranno stati amati o abbandonati, oppure crescendo si sono ammalati nell’anima, incapaci di farsi accogliere, di “integrarsi”. Che ci fa comodo siano invisibili, perché non vogliamo fastidi, o semplicemente non sappiamo come aiutarli, e magari ci fanno paura. Ultimi che invecchiano e restano bambini, indifesi e soli. Grazie per averli ricordati, bimbo blu
Una cara amica lavora in un panificio. Spesso mi raccontava del suo “ettore” che chiamava “Maury”. Il Maury era parecchio strano, entrava in negozio, parlava per svariato tempo, comprava a più riprese e poi tornava a casa. Lei si lamentava sempre del suo essere logorroico e che le facessa fare, almeno, 3 scontrini. Ma alla fine era un buon uomo (l’ho conosciuto anche io e un po’ mi ci ero affezionato). Un paio di mesi fa, dopo giorni che non si faceva vedere, l’han trovato senza vita in casa. Con la foto della madre di fianco al suo cuscino.
La tua vignetta mi ha fatto tornare in mente questa persona e la triste fine che ha fatto.
<3
Il significato della vita è diverso per ognuno. Per qualcuno è anche non vivere:l’importante è non avere emozioni,sentirsi neutri ai giorni che passano ed accontentarsi di non significare niente per gli altri.
Tu ti sei accorto di lui,potresti andare a dirglielo prima che si confonda con i morti di tutti i giorni di Gaza
Povero Ettore, mi dispiace per lui
❤️
Bellissima vignetta, allo stesso tempo
amara e dolorosa
Struggente. Un racconto breve ma denso di vita, cronaca e riflessione su di esse.
P.s. sulle strisce!!! è proprio Roma…
Anche a Genova, anni fa, un personaggio cui farebbero bene a togliere la patente mi ha investito sulle strisce. Per fortuna senza gravi conseguenze.
E meno male che ti è andata bene. Purtroppo in Italia molti come vedono le strisce hanno il terrore di doversi fermare, e quindi accelerano!
A Roma poi in particolare, diciamo che è una città molto frenetica e nella quale si fatica a seguire le regole. Ricordo un comico che sull’attraversare le strisce nelle strade della capitale ci aveva fatto uno sketch che faceva ridere, ma soprattutto perché veritiero.
Oggi grande festa in Paradiso!
Eh, Mimmo. Purtroppo qualcuno fa festa anche in terra. Nella società dell’immagine, dell’orgoglio nazionale, del suprematismo ridicolo non c’è posto per i deboli. Ettore era un peso per i servizi sociali, per chi, dopo la scomparsa della mamma, se ne doveva far carico, per il costo a spese della collettività. Era poco, pochissimo più di un “negro” o, come continuano a ragliare i soliti fans, di una “risorsa boldriniana”. La pietà della rete delle minoranze poteva lenire appena l’amarezza di una vita, a queste condizioni, inutile (termine orribile, che riporto ma disconosco). Beato te, che hai la fede per sognare una sorta di ricongiungimento! Ma la natura, purtroppo, è spietata…..
Mi dispiace tanto. Vallo a trovare per tutti noi e dacci notizie. Magari potremmo aiutarlo in qualche modo.
Mi spiace molto. Una storia raccontata con l’empatia e la dolcezza di sempre. Il gesso sparso quasi a voler cancellare ogni traccia della persona “diversa”, scomoda, di inciampo. Magari qualcuno avrà pensato che il seccatore si è tolto di torno. Tu invece ne parli con affetto. ❤️
paolino: festa, perché la mamma incontra il figlio.Per non separarsene mai più! “Solo per me è vivo tuo figlio” (Filumena Marturano, dialogo con don Domenico Soriano.) luisaintermite: grazie, volevo dire proprio a Mariolino Natangelo.
Ci sono tanti, temo troppi, Ettore che cadono nel dimenticatoio, insieme alle loro famiglie. L’abitudine al dolore è qualcosa di pericoloso. Se la sofferenza e l’alterità portano ad un momentaneo dispiacere, ad una lacrima facile, poi si passa oltre il rischio è quello di perdere la capacità di provare empatia. È qualcosa che mi spaventa molto. La più grande ingiustizia nei confronti di Ettore è la condanna al silenzio e, soprattutto, all’oblio.
Ben vengano storie, come questa, che restituiscono una dimensione autentica alla sofferenza.
Comunque meglio su una striscia che morire un giorno alla volta nei vecchi istituti pre Basaglia…
Le scritte della vignetta lasciano arguire che sia ferito, forse grave, ma ancora cosciente.
Lo dice chiaramente…
il dopo – comunque sia – è lasciato a chi crede!
Ha ragione Aaa
E che dire la vita di alcune persone per altre persone vale meno di una formica da schiacciare… Ciao Ettore rip 😓😓😓
Che storia triste! Quante persone vivono ai margini della società e di loro non si accorge nessuno. Quante muoiono e nessuno lo sa, soltanto dopo mesi i vicini sentono cattivo odore e così si scopre la loro fine. Quanta solitudine c’è in questo mondo cosi interconnesso, dove ogni sospiro viene postato sui social ma nessuno conosce di persona e parla veramente dal vivo con l’altro che ti dà l’amicizia o i likes. Bello quello che hai scritto Nat, sei sempre un gradino più in alto del resto della gente, sei una bella persona
Luca Serianni, insigne linguista, è morto investito sulle strisce pedonali da un’automobilista normalissima, che non aveva bevuto e non si era drogata. Non era quindi il mostro da sbattere in prima pagina. La morte di Luca Serianni è stata uno dei circs 3000 “incidenti” mortali annuali causati dalla velocità, dal fatto che auto possono parcheggiare a pochi cm dalle strisce per cui il pedone sembra “sbucare di colpo sulla strada” e da questa specie di fatalismo, per cui appunto sono incidenti e non ci si può fare proprio niente. A chi capita, capita un automobilista che sta viaggiando per i fatti suoi e non frena alle strisce.
Verosimilmente, se il conducente è stato identificato, ci sarà un processo. È la prassi. Può darsi questa che il conducente legga anche rubrica. In questo caso, consiglio fortemente di NON adottare la strategia difensiva di “a chi capita, capita” davanti al giudice, e meno che mai l’immagine dell'”automobilista che sta viaggiando per i fatti suoi”. Ci sarebbero diverse decine di articoli del codice della strada che gli si ritorcerebbero contro …
Sublime
Gli strani del quartiere te li ricordi tutta la vita
In qualche momento della nostra storia mentre si consuma siamo tutti Ettore.
Possiamo provare a sentirci Ettore e ritrovare un’umanita’ perduta.
Lei, caro Natangelo, è una Persona Speciale : cuore grande e cervello che va a mach5…..!! Grazie!
Caro Natangelo, che ancora vedi gli Ettore attorno a te!
Ma non vedi, è meglio sia successo OGGI, NON tra 10-20anni! Con queste armi “necessarie” che “dobbiamo” comprare, Tra 10anni:
la mamma di Ettore non avrebbe ospedale dove andare e morirebbe in mezzo alla strada,
Ettore non avrebbe casa dove tornare né pronto soccorso dove farsi curare:
Quindi è meglio che succeda pagina, che c’è ancora qualche casa qualche ospedale.
Noi non possiamo pensare agli Ettore, dobbiamo pensare ad armarci fino ai denti e a trovare opportuni Nemici. Il resto deve chiamarsi “danni collaterali” oppure “terroristi” da “eliminare chirurgicamente”.
Ciao Pola
Storia commovente, che fa’ riflettere. Ti stimo da sempre Nat
Un grande abbraccio
Ma se l’è cavata o no?
Questa storia mi ha fatto ricordare una donna con problemi mentali che girovagava in giro per un paese quando ero bambina.
Si chiamava Maria, ma veniva chiamata ‘Maria delle uova’ perché da ragazza vendeva uova fresche (così raccontavano i più anziani). Era sempre sola, aveva occhi cupi e parole rabbiose che lanciava a chiunque le passava di fianco. Indossava gonne lunghe e coloratissime (ne ricordo una verde quasi fluorescente) perché così mi venne spiegato, gli automobilisti avrebbero potuto vederla più facilmente ed evitarla quando girovagava per le strade buie fuori dai centri abitati.
Molti anni dopo venni a sapere che era morta, investita ai margini di una di quelle strade.
Forse la gonna verde era a lavare e la sua vita era finita esattamente lì, ai margini della società in cui era sempre vissuta.
Bella striscia Nat!
Commovente e “vera”, poiché racconta la storia di una persona in difficoltà come ce ne sono tante.
Mi ha ricordato le storie intrise di umanità di Domenico Iannacone, giornalista che racconta storie di persone “diverse” con una delicatezza sublime.
E’ triste ; ma reale purtroppo
Solitamente con le vignette di Nat si ride amaramente, questa è la prima volta che è scesa una lacrima
È vero…non contiamo più nulla, tu sei sempre il nostro eroe…
Gli ultimi. Che ci passano accanto e che in silenzio incrociano le nostre vite. Che bambini saranno stati, saranno stati amati o abbandonati, oppure crescendo si sono ammalati nell’anima, incapaci di farsi accogliere, di “integrarsi”. Che ci fa comodo siano invisibili, perché non vogliamo fastidi, o semplicemente non sappiamo come aiutarli, e magari ci fanno paura. Ultimi che invecchiano e restano bambini, indifesi e soli. Grazie per averli ricordati, bimbo blu
Prego ❤️
Forse una delle cose con più senso che lei abbia disegnato
Una cara amica lavora in un panificio. Spesso mi raccontava del suo “ettore” che chiamava “Maury”. Il Maury era parecchio strano, entrava in negozio, parlava per svariato tempo, comprava a più riprese e poi tornava a casa. Lei si lamentava sempre del suo essere logorroico e che le facessa fare, almeno, 3 scontrini. Ma alla fine era un buon uomo (l’ho conosciuto anche io e un po’ mi ci ero affezionato). Un paio di mesi fa, dopo giorni che non si faceva vedere, l’han trovato senza vita in casa. Con la foto della madre di fianco al suo cuscino.
La tua vignetta mi ha fatto tornare in mente questa persona e la triste fine che ha fatto.