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Abitudini di famiglia

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Abitudini di famiglia – La mia vignetta per la prima pagina de Il Fatto Quotidiano oggi in edicola!
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by |Published On: 19 Maggio 2022|Categorie: satira, vignetta|tag = , |21 Commenti|

Falla girare!

21 Comments

  1. Cosimo Epicoco 19 Maggio 2022 at 12:23

    La. Craxi si è accasata! “Il Signore salvi questo santissimo governo!” Voto vignetta 7.

  2. Per Elisa 19 Maggio 2022 at 12:24

    Superlativa, Nat! (imho)

    • MARK TWAIN 19 Maggio 2022 at 15:10

      Scusa P.Elisa, non è in tema con la vignetta di oggi ma mi è rimasta la curiosità di sapere per quale Master hai pagato 10.000 euro ad Asti (squallida cittadina, nota più che altro per i vigneti). A Torino abbiamo una celebre Università, ad Alessandria ne hanno aperta una che si è rivelata un vero fallimento per la mancanza di studenti (conoscevo alcuni docenti, della facoltà di Chimica e Fisica che facevano i pendolari da Torino). Ma ad Asti ignoravo che esistessero strutture universitarie.

      • Per Elisa 19 Maggio 2022 at 18:02

        Soddisfo con piacere la tua curiosità, Mark, nei limiti della mia privacy (perciò ti celerò la denominazione esatta del master).

        L’università si chiamava allora, e si chiama ancor oggi, “Università del Piemonte Orientale”.
        Ricordando il Totò de’ “La banda degli onesti”, come lo citerebbe il nostro Cosimo del blog, de facto una succursale, una dépendance dell’“Università di Torino”.
        Qui sarei tentato di aprire una parentesi sulle 100 università di Italia (le puoi contare su Universitaly, sito del Miur, sono esattamente 100 tra private – domando: con finanziamenti pubblici? – e pubbliche), tutte eroganti titoli di pari livello (negli Usa non funziona affatto così), molte diffuse in più sedi, ma …andrei lungo senza risponderti.
        Sorvolo, dunque.

        Orbene, l’UniPO è appunto diffusa su più sedi.
        Il mio master si teneva ad Asti, e vorrei precisare che:
        – Asti non è squallida, ma non vi sono motivi oggettivi per starci un anno (se non, ad esempio, per un prodotto come un master universitario).
        – Il costo da me citato è il mio contributo intero portato quell’anno all’economia astigiana, e verosimilmente è approssimato per difetto, perché dovevi trovar vitto e alloggio.

        Il master in sé esigeva €3K.

        In una lezione un docente si è scusato con noi per un sopraggiunto impegno, ha chiesto al bidello se poteva proiettare un film, e ci ha lasciati, dopo una veloce introduzione, a vedere (per me: rivedere) “Le mani sulla città” di Francesco Rosi.

        In un’altra lezione il docente si è dimenticato che doveva predisporre una verifica, ma ha concluso che gli era bastata la nostra partecipazione attiva alla sua lezione per valutarci tutti 28/30mi.

        In un’altra lezione (le lezioni erano “concentrate” il venerdì l’intera giornata e il sabato mattina, per agevolare chi aveva un’attività lavorativa) il docente ha richiesto in conclusione della lezione del venerdì che l’indomani mattina presentassimo dei nostri progetti. Quel sabato sono stato il solo a presentare un progetto (frutto della sera prima) ma siamo stati valutati tutti 30/30mi (se non erro sul voto, vado a memoria).
        Quando mi lamentai con la segretaria del master, questa mi rispose che “in simili casi la classe del master va aiutata”(!).

        Caro Mark,
        io qualche piccola nozione in più l’ho acquisita in seguito a quell’esperienza.
        Ma l’investimento di tempo (1 anno), di denaro (€10K), di speranzoso impegno mi ha fruttato …zero.
        Chi già lavorava ha potuto inserire quel master nel proprio percorso di carriera.
        Io ero un outsider e sono rimasto tale.
        Cosa sono i master universitari? C r o w d f u n d i n g.
        Cosa fa fare un salto di qualità (senza verifiche di produttività scientifica, stavano per impiccare la Gelmini quand’era ministra!, perché mica puoi controllare la produzione di un ricercatore come fosse la produttività di un operaio)? I d o t t o r a t i d i r i c e r c a.

        Abbiamo un problema Houston …Roma.
        O meglio: ha un problema chi ha prole. E stop.

        p. E. ( I )

        • MARK TWAIN 19 Maggio 2022 at 19:41

          Conosco l’Università del Piemonte Orientale, sono passato per diversi anni davanti alla sede di Alessandria (dove vi insegnavano quei due amici, il chimico e il fisico). Con le sezioni di Novara e Vercelli rappresentano il gruppo principale ma, come ti ho detto, ignoravo che esistesse qualche dipartimento anche ad Asti. Dal momento che utilizzi uno pseudonimo non comprendo la preoccupazione di occultare la tua specializzazione… ma cosa diavolo studiavi?
          Quindi risiedevi ad Asti per frequentare un corso di due giorni la settimana? Ma che c… facevi il resto della settimana? Provenivi forse da uno sperduto borgo di montagna e non vi erano mezzi di trasporto? La carovana scendeva a valle solo la Domenica? Anch’io abito in mezzo agli alberi, ogni sera vengono per cena un paio di volpi, ma in 15 minuti posso raggiungere la città (la miglior caratteristica di Torino).

          p,s. Pare che di quell’Ateneo non ne sentisse nessuno la necessità ma oramai i fondi erano stati stanziati… per un certo periodo il Rettore è stato un fisico che ho conosciuto quando era solo l’assistente del corso di Fisica I a Torino (ricordi di gioventù).

          • Per Elisa 19 Maggio 2022 at 23:08

            Mark non risiedevo in Piemonte ma in Sicilia… siciliano sugnu. 🙂

            All’epoca credevo in quel prodotto formativo e quindi l’intera settimana si studiava (dando anche un’occhiata alle conferenze disponibili al Campus di Torino).

            Secondo l’uso inglese (che chiamano dottori, se non erro e se è così hanno tutta la mia approvazione, solo quelli che posseggono un Ph.D) sarei un semplice “graduate” (non un baccalà ma uno stoccafisso, ecco).
            Con lode, come ne sfornano centinaia ogni anno in Italia, ognuno con un bagaglio di preparazione che varia da ateneo ad ateneo e da dipartimento a dipartimento e persino dal piano di studi che in quegli anni viene stabilito.
            In informatica.

            Dopo la laurea ho sbattuto il muso nella ricerca del lavoro,
            ho dovuto nausearmi di un ministro (Poletti, del Lavoro) che dichiarò bellamente da ministro che per essere assunti contano più le partite di calcetto, ossia i rapporti interpersonali, che i curricula,
            e sia per la mia esperienza universitaria che paragono a una curiosa gara dove alcuni fanno i 100 metri, altri i 3000 siepi, altri vanno in calesse, alcuni in automobile sportiva,
            e sia per le difficoltà successive di mettere a frutto il pezzo di carta (ho mandato curriculum anche al Cepu offrendomi disponibile a fare doposcuola),
            mi è salita la rabbia, una rabbia che definisco morale, lucida e tagliente come una ghigliottina, di cambiare percorso e di vedere se potevo conquistare qualche gallone da spendere in politica.

            Non ce l’ho fatta, e ora mi guardo la scena. Astenendomi.
            Tra l’altro,
            non trovando niente in sé sporco in una socialdemocrazia nazionale (dipende tantissimo da cosa si intende per Nazione…),
            faccio sereni molti “compagni” giudicandomi culturalmente incompetente e scartandomi da solo.

            La mia esperienza personale è comunque i r r i l e v a n t e, Mark.
            Vedete piuttosto se in quello che ti ho risposto ci sia un problema plurale o no.

            Potrei “capovolgerla” in positivo e scrivere che l’università italiana non forma mica gente buona per la città di smeraldo del mondo di Oz.
            Esistono regole non scritte. Qualcuno (vedi Michel Martone) se le lascia sfuggire e tutti a protestare. Perché dice una verità che altri preferirebbero fosse taciuta.
            Nella normalità dei casi la laurea vale qualcosa solo se raggiunta sotto i 28 anni. I chiarissimi prof lo sanno benissimo.
            Dopo, può capitare, per dire due nomi, a un Fiorello, a un Vasco Rossi, che i risultati conseguiti nel proprio campo muovano un ateneo a “correggere”, a “normalizzare” con una honoris causa.
            Ma bisogna capire che siamo un Paese fondato sul lavoro.
            Che ai trenta sai quel che sai (a meno della futura esperienza lavorativa) e negli anta hai quel che hai. Punto.
            E bisogna capire che, generalmente, un figlio di una classe poco agiata (io sono stato il primo nella mia famiglia non solo a completare ma persino ad intraprendere studi universitari), ancora nella normalità dei casi, può puntare al più ad essere un ottimo “civil servant”: saranno allora i figli a ereditare la posizione sociale conquistata dal genitore e godere di questa “rendita di posizione”.

            Questo è il mondo degli studi superiori in Italia rebus sic stantibus, a mio modesto avviso.

            Alcuni, statistiche alla mano, dicono che l’ascensore sociale più importante, l’Istruzione, è fermo, e le nuove generazioni fanno il mestiere dei padri quando non accade loro peggio.
            Alcuni si fanno il sangue marcio quando vedono un Di Maio cooptato da Grillo o una Innocenzi selezionata da Santoro.
            All’estero altri non hanno davvero una grande stima dell’accademia made in Italy.
            Perché il genio può spuntare ovunque e superare agevolmente i confini nazionali, ma in media, in media, cosa sforna l’università italiana?
            Leonardo Sciascia avvisava (1960) nelle pagine finali de’ Il giorno della civetta che la linea del caffé ristretto stava salendo, e a me viene facilmente da pensare al cemento depotenziato della Casa dello Studente a L’Aquila e alle mancate manutenzioni al Ponte Morandi a Genova.
            Banfield (1958) definiva proprio dopo un viaggio nel Sud Italia la tara del familismo amorale additandola alla base dell’arretratezza del Mezzogiorno.
            E questa vignetta, infine, vuole richiamare alla memoria, suppongo, il caso All Iberian.

            p. E. ( I )

            • MARK TWAIN 20 Maggio 2022 at 00:00

              Non ti avevo chiesto la “Storia della Tua Vita”… ero solo curioso di sapere quale Master da 10.000 euro vi potesse mai essere ad Asti! Ora so che sei un informatico, ti sarai laureato in Sicilia e per seguire un Master sei dovuto arrivare fino ad Asti… (incredibile). La mia vita è stata sicuramente più “complicata” della tua ma non ritengo questa la sede adatta per esporla (non credo che a molti dei presenti abbiano assassinato il padre al termine del Liceo e quella è stata solo la conclusione del primo capitolo…). Tutti abbiamo scritto il nostro “libro della vita” ma a nessuno interessa leggere quello degli altri…

              • MARK TWAIN 20 Maggio 2022 at 00:09

                e.c. nella penultima frase c’è finito inavvertitamente un “solo” di troppo…

  3. Doc Brown 19 Maggio 2022 at 22:10

    Prendi i sovranisti di sta minchia, amalgama col nano piduista, mettici una spruzzata di carognismo renziano ed ecco sfornata una craxi. Andiamo bene.

  4. sonofabit 20 Maggio 2022 at 07:11

    Oi Nat, ormai ti tocca aprire uno spazio del blog dedicato ai cuori solitari, AAA cercasi

    chissà se poi vanno a farsi i cazzi loro altrove

    • Per Elisa 20 Maggio 2022 at 08:36

      @sonofabit:

      ti assicuro che il tuo commento è r i d i c o l o.
      Sintetico come non può non essere una prova di vuoto neuronale.
      E volgare.

      Chi sarebbero i cuori solitari? Nel mio caso, io sto bene nella mia solitudine. E non sprecherò certo Novalis per approfondire qui la questione.
      Mi è stata fatta una domanda – ho risposto.
      Mi è stata chiesta una precisazione – ho risposto.
      In entrambe le risposte, ho cercato di sviluppare un pensiero u t i l e che partisse ma andasse ben oltre la mia esperienza personale.

      Ti ho infastidito?
      Hai il coraggio (le palle, sonofabit, le palle!) di scrivere il nickname di chi ti ha infastidito?
      Perché se ti riferisci a me, per caso, e sono io ad averti infastidito…
      …esticazzi, sonofabit, estigrancazzi.

      p. E. ( I )

  5. sonofabit 20 Maggio 2022 at 08:58

    Ti assicuro che il tuo commento non è ridicolo , è penoso. L’unico che devi scomodare è un bravo psicanalista.

    Voi siete come me ospiti, e con la protervia e la violenza dell’esibizionismo sfrenato del vostro ego occupate con cose che interessano solo voi l’unico spazio che ve lo permette.

    In qualunque altro ambito di commenti – moderati ovviamente – di voi non vi sarebbe traccia.

    Come nella vita reale, temo per voi.

    • MARK TWAIN 20 Maggio 2022 at 10:04

      Perché non cambi il tuo nickname in sonofabitch? Esprimerebbe meglio la tua personalità…
      Comunque devo dire che mi sto chiedendo anch’io… “ma che cazzo ci sto a fare qui?”

    • Per Elisa 20 Maggio 2022 at 12:05

      Mi consigli uno psicanalista?
      Bell’argomento. Complimentoni. E siamo nel 2022.
      Visto che abbiamo Degiom tra noi, che opera nel settore, lascio a lui, se desidera, la risposta su questa tua “grande” argomentazione a mezzo secolo dalla “civil” Basaglia.

      La pena è assolutamente ricambiata.
      Poi, se per caso magari ti reputi “di sinistra”, ti debbo un applauso per la tua idea di società dove auspichi la censura su Internet e l’emarginazione sociale.
      Roba che forse è oggi fuori dalla mente persino della maggioranza degli attivisti di Fratelli d’Italia.

      p. E. ( I )

      • degiom 20 Maggio 2022 at 12:48

        “La psicanalisi è quella malattia mentale di cui crede di essere la terapia”
        (K.Kraus)

        Bboni … State bboni!

        • Dedication 20 Maggio 2022 at 13:34

          Questa te la rubo.

          PS. Sono stato abbastanza sintetico?

          • degiom 20 Maggio 2022 at 13:54

            Ehi D.

            PT (Pure Troppo)! Carina vero? … ;-D

            Bye

      • sonofabit 20 Maggio 2022 at 13:57

        Allora, voi scrivete centinaia a volte migliaia di righe sui cazzi vostri , che nulla hanno a che fare col blog,
        e quello repressivo e attaccabrighe sarei io.

        Proprio non vi regolate.

        p.s. lo psicanalista con voi è inutile, e tu che ti fai le pippe sulla isoardi, ero di sinistra quando ti cambiavano i pannolini. Se la sinistra è rappresentata da quelli come te si capiscono molte cose, la sinistra non sapete neanche bene da che parte sia. Immagino tu sia renziano.

  6. Armando 20 Maggio 2022 at 10:52

    Nat fai qualcosa come ospite, altrimenti finisce che Bitte sonofabit se ne vada a cinguettare su twitter privandoci delle lezioni sulla “certezza di ciò che interessa tutti perché a lui interessa”! 😛

  7. Anonimo L'altro 20 Maggio 2022 at 11:03

    Comunque chi commenta su come si commenta e’ fantastico.
    Aspetta… ma ora io ho commentato sul commento su come si commenta.
    E’ un loop senza fine.

  8. Armando 20 Maggio 2022 at 11:25

    Nuova versione del simulatore di censura disponibile per una settimana su https://pastebin.com/18nqK6ST

    Le funzioni disponibili per creare la “camera dell’eco” perfetta sono:
    liste di proscrizione per scegliere i commentatori da censurare automaticamente (alt+click)
    opzioni per censurare automaticamente commenti troppo alti o commenti contenenti link

    I commenti censurati possono essere resi visibili con un clic sull’icona avatar a destra nel commento

    Lo script richiede l’installazione di Tampermonkey (cerca su internet), una estensione per i più diffusi browser desktop (sugli smartphone android disponibile anche per “kiwi browser”).

    Per una installazione rapida dello script bisogna individuare nella pagina pastebin suindicata il pulsante RAW (in alto accanto ai pulstanti, COPY, DOWNLOAD, EMBED,…) per copiare il link pastebin ivi contenuto che contiene la parola raw. Bisogna poi aprire le opzioni di tampermonkey ed individuare la scheda “utilità” per incollare tale link nel campo “Installa da URL”

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