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Miglior disegnatore

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42059480_1881853561892744_8121781181051043840_n.jpgAnche quest’anno scopro con piacere che il mio nome figura nella categoria “miglior disegnatore” della Festa della Rete (correggo: Macchianera Award 2018 #mia2018): grazie a tutti quelli che mi hanno candidato!
È una cosa molto bella (sono serio) e funziona così:
1) ogni anno chiunque online puó proporre la candidatura dell’autore che preferisce
2) sulla base delle proposte, lo staff del premio prepara una selezione di autori che concorrono al titolo di ‘miglior disegnatore’
3) la rete vota tra gli autori in lista
4) vince Zerocalcare
Quindi: le istruzioni per votare Zerocalcare le sapete già o comunque potete cercarle su Google. Se non conoscete gli altri autori nella lista (“tutti bravissimi!”), eccovi un prontuario:
Boban Pesov: Immigrato macedone
Daniel Cuello: Delfino Beluga (e immigrato argentino)(credo)
Don Alemanno: Don Alemanno (immigrato sardo)
Fraffrog: Rana (credo, non conosco)
Bevilacqua: Panda
Gipi: Siete andati al cinema a vedere il film?
Makkox: Canemucco
Natangelo: Sono io
Sio: Canemagico
Zerocalcare: Armadillo (siete andati al cinema a vedere il film?)

Insomma, devo trovarmi un animale. Che proponete?

Di |2018-09-20T14:02:26+02:0020 Settembre 2018|Categorie: news|10 Commenti

Il ‘giovane’ vignettista

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A Fuoricinema , Kermesse che si è tenuta a Milano lo scorso finesettimana, è successa una cosa che mi ha fatto molto piacere quindi la riporto.
Ospite il maestro Giannelli che, per chi non lo sapesse, firma le vignette in prima pagina del Corriere della Sera da – tipo – il mesozoico. (No, scherzo, dal 1991).
Alla domanda “C’è qualche giovane vignettista che le piace?” il maestro risponde con un nome secco, quello del vostro servitore che vi sta riportando quanto accaduto.
Beh, che dire: Grazie, maestro Giannelli.
E Grazie alla redazione di Capire Giannelli che mi ha segnalato la cosa.
(P.s. Qui di seguito, il video dello storico momento)

Di |2018-09-17T11:45:23+02:0017 Settembre 2018|Categorie: news|7 Commenti

Andiamo avanti

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Quando Vincino è morto ero in vacanza (egli avrebbe apprezzato questa nostalgica e stridente notazione) e immaginai quanto sarebbe stato difficile disegnare una vignetta ogni giorno senza prima aver letto le sue vignette, giocare ogni giorno con i miei pupazzetti disegnati senza aver prima visto come lui stava muovendo i suoi. E magari ricevere qualche suo messaggio di commento il giorno dopo. Una volta, durante non ricordo che polemica per una mia vignetta (c’entrava qualche disastro, dei morti e dei partiti), mi scrisse: “Vai avanti, è sempre un casino tra i vignettisti e la morte”.

Vero, andiamo avanti 🙂DjVdRa8X4AEoFF7 (1).jpg

Di |2018-09-14T15:42:56+02:0014 Settembre 2018|Categorie: news|Tag: , |4 Commenti

Parentesi

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Oggi è un giorno triste.
È morto Vincino e non ci sono parole.
Domani, su Il Fatto Quotidiano in edicola, gli lascio il mio saluto fatto di fogli, penna e carta di giornale. Come gli sarebbe piaciuto.

Di |2018-08-21T21:02:11+02:0021 Agosto 2018|Categorie: news|1 Commento

Raccontami la satira

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Questa è la recensione del libro “Mi chiamavano Togliatti” (Utet edizioni) di Vincino – con la collaborazione di Michele Mordente – che ho scritto per Il Fatto Quotidiano.
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“Io non ricordo come ricordo questo ricordo però ricordo”: così inizia l’autobiografia ‘Mi chiamavano Togliatti’ di Vincino, vignettista de Il Foglio e motore (im)mobile della satira italiana dagli anni ‘60 ad oggi. Una vita raccontata per giornali, da L’ora di Palermo a L’avventurista di Lotta Continua, poi Il Male, Tango, Il Foglio, Corriere della Sera e ancora altri. Una storia di riviste senza una lira e di contratti milionari, banchetti mondani e pezze al culo, risse furiose, morte e galera. Il vignettista Vincino è uno stratega impegnato in una perenne partita a scacchi contro il potere, qualsiasi esso sia, ma la cui minaccia è sempre uguale e l’autore ce la svela con un incubo avuto ai tempi in cui raccontava a disegni il Maxiprocesso di Palermo: che uno di quei mafiosi gli tagliasse le mani. Non che lo uccidesse, badate bene: che gli tagliasse le mani.

Si è discusso molto di cosa sia la satira, specie dopo la carneficina di Charlie Hebdo del gennaio 2015: nell’autobiografia di Vincino c’è l’essenza della satira.
“Un altro incontro con i fascisti avviene a Gela, mentre torno a casa da solo di notte. Cinque fascisti mi attorniano: “Rosso, dì: Viva il Duce!”.  E io: “Viva il Duce!”. Me la scapolo così. Lo so, non è onorevole ma mi salvo il culo”:  La satira ‘se la scapola’, quando può, sfugge a una situazione pericolosa sfilando via la testa dal cappio. Ma nel cappio la testa ce la infila volentieri, il cappio è l’essenza della satira: senza cappio, non c’è satira. E di quanti cappi racconta Vincino, e di quante provocazioni ritirate per scapolarsela. Accetta di tacere una volta per continuare a colpire, perchè la voce non si spenga mai e le mani non siano tagliate. Dal primo giornalino scolastico sul quale ha iniziato a pubblicare vignette (all’età di undici anni) fino ad oggi. Da Gianni Riotta a Enzo Biagi passando per Eugenio Scalfari, Lucia Annunziata, Claudio Sabelli Fioretti e altri ancora, Vincino dipinge un ritratto spietato non solo della classe politica ma anche del mondo giornalistico. Ma sia chiaro: Vincino non è un eroe, Vincino si presenta come un poveraccio che non ha fatto la storia ma l’ha raccontata, combattuta e spesso subita. Vincino è pragmatico, senza soldi non si campa: “non ho mai rifiutato soldi”, scrive, e quando lo criticano per avere accettato un premio ‘borghese’ come il Premiolino (il più importante premio giornalistico italiano) e i relativi 3 milioni di lire lui risponde con una vignetta che recita: ‘Lettore, se ritieni che debba rifiutare il premio, invia Tre Milioni specificando: per Vincino acciocchè rifiuti il Premiolino”.
Vincino è un poveraccio ma è uno che si è divertito da matti. Vincino è uno che non ha avuto pietà per nessuno e mai per sè stesso. Vincino è uno che i limiti della satira ‘li infrangiamo tutti con convinzione e pervicacia’. Vincino ha fatto lavori per il PCI facendosi pagare dalla lega delle cooperative (Tangentopoli, do you remember?), Vincino ha scoperto chi c’era dietro il Golpe Tejero in Spagna, Vincino ha minacciato di buttarsi di sotto – alla Camera, dinanzi a un’inferocita Nilde Iotti – perchè volevano impedirgli di disegnare dal vivo. Vincino è uno che scrive ‘un’autobiografia disegnata a dispense – Tomo I° (abbiate fede)’ sapendo benissimo che il Tomo II° non ci sarà ma noi avremo fede. Eccolo, Vincino. Ecco la satira.

 

Di |2018-07-20T14:19:41+02:0020 Luglio 2018|Categorie: news|Tag: , |5 Commenti

Oggi, in edicola

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Su Il Fatto Quotidiano oggi in edicola vi racconto “Mi chiamavano Togliatti…”, il primo tomo dell’autobiografia del vignettista Vincino (con la collaborazione di Michele Mordente) in libreria con UTET libri e provo a spiegare perché tutti quelli che ragionano su cosa sia la satira o come dovrebbe funzionare la satira farebbero meglio a leggerlo prima di parlarne. O magari scegliere di non parlarne affatto #vincino #utet #satira #natangelo

Di |2018-07-19T13:42:57+02:0019 Luglio 2018|Categorie: news|Tag: |0 Commenti
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