Non è Voltaire

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Non è Voltaire – La mia vignetta per la prima pagina de Il Fatto Quotidiano oggi in edicola!
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by |Published On: 7 Maggio 2022|Categorie: satira, vignetta|tag = , |55 Commenti|

Falla girare!

55 Comments

  1. Alessandro 7 Maggio 2022 at 12:22

    Val la pena di ricordare, sia pur solo parzialmente collegato, il paradosso della tolleranza enunciato nel secolo scorso da Karl Popper.

    Mi sembra anche di cogliere nella visione della vignetta, che deve essere collegata alla voce fuori campo, un accenno di disturbo paranoide di personalità.

  2. am42wp 7 Maggio 2022 at 12:30

    l’Italia è il paese dove gli adoratori di Putin riempiono ogni talk show, ogni angolo televisivo e radiofonico, e li usano per continuare a denunciare la censura nei loro confronti. 🤦🏼‍♀️

    • am42wp 7 Maggio 2022 at 12:31

      cito lo splendido comunicato di Lercio del 20 Aprile (leggetelo tutto): «il giurista Ugo Mattei ha spiegato come si viva tutti quanti sotto un regime, specie i professori universitari che possono prendersi un anno sabbatico per andare in giro a sparare minchiate su come si viva tutti quanti sotto un regime. Mattei ha chiuso il suo speech valutando in 1000 le ospitate settimanali minime per non dover cominciare a sospettare che ci sia in atto una censura verso gli intellettuali che si oppongono al pensiero unico anche se non hanno la minima idea di quale sia»

  3. Cosimo Epicoco 7 Maggio 2022 at 12:33

    E Voltaire ha così perso la pazienza.Vuol dire che siamo alla frutta! No anzi al digestivo! Voto vignetta 19/lode.

  4. MARK TWAIN 7 Maggio 2022 at 12:48

    Un breve ripasso di Storia…

    “Tutti i governi europei erano consapevoli che le politiche perseguite dal governo nazista, dopo il 1934, erano mirate a rendere il Terzo Reich nuovamente una superpotenza economica e militare. Nell’aria si poteva percepire una forte tensione e la paura più grande era lo scoppio di un conflitto simile alla Grande Guerra.
    Per questo, sia Chamberlain che il governo francese cercarono di trattare con i guanti ogni richiesta del Führer. Il Trattato di Versailles (1919) venne riconosciuto come ingiusto nei confronti della popolazione tedesca e le rivendicazioni territoriali di Hitler, tutto d’un tratto, vennero giustificate.
    Winston Churchill, già a partire dal 1933, fece presente al suo superiore la pericolosità della “via diplomatica” che voleva seguire. La preoccupazione del futuro ministro era quella che il conflitto sarebbe nato lo stesso e la Germania, se accontentata, avrebbe avuto un argine di vantaggio militare superiore rispetto alle altre potenze europee.
    Tuttavia, quelle parole non vennero ascoltate e, nel 1938, dopo l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, Chamberlain decise di incontrare Hitler a Monaco di Baviera. Lì, i Sudeti, al tempo territori cecoslovacchi ma con una forte percentuale demografica di origine tedesca, vennero, fondamentalmente, venduti per una speranza di pace.
    Dopo il patto di Monaco, Churchill tenne un celebre discorso indirizzato direttamente al suo Primo Ministro, dicendo: “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.
    Come previsto, gli accordi del ’38 non vennero rispettati e l’espansionismo tedesco proseguì. Hitler convinto di poter procedere senza ostacoli, invase la Boemia, la Moravia (parte orientale della Repubblica Ceca) fino a raggiungere la Polonia.
    L’Europa entrò per la seconda volta nell’incubo della guerra e Chamberlain aveva dato il vantaggio tanto temuto da Churchill.”

    • Dedalus 7 Maggio 2022 at 13:07

      ma qualche pensiero originale, che non abbia bisogno di chilometri di copia/incolla da wiki o delle centinaia di link inutili , proprio MAI ?

      • MARK TWAIN 7 Maggio 2022 at 13:28

        Il “tuo” post esprime un “pensiero originale”‘ del quale si sentiva la necessità?
        Comunque le “mie riflessioni” non sono virgolettate e… probabilmente, non sei stato in grado di comprenderle?

        • Antonio 8 Maggio 2022 at 22:59

          Dear Mark, stai gettando le perle ai porci.
          A me piace molto Natangelo ed apprezzo anche alcune sue vignette di cui non condivido il messaggio, perchè lui è maledettamente bravo e mi fa ridere.
          In compenso non lascio mai commenti perchè la maggior parte dei partecipanti alle discussioni sono dei presuntuosi idioti incapaci di ascoltare chi ha idee diverse dalle loro.
          Non perderci tempo.
          Con stima
          Antonio

      • Meo Smazza 7 Maggio 2022 at 17:16

        Ah, io ho già suggerito la twittificazione del blog: non più di 150 caratteri e niente link.

        • Giovanni La Fauci 7 Maggio 2022 at 20:16

          Minchia Meo, la twittificazione del blog la chiedi solo per gli altri? Ieri hai postato una filastrocca per intero…
          Prima di guardare la pagliuzza negli occhi degli altri, guardati allo specchio e togliti la trave dal tuo.

          • Armando 7 Maggio 2022 at 20:34

            NAT ha accolto le sue richieste e la versione twittificata è https://twitter.com/NatangeloM
            Ma lui è affezionato ai commenti con link e lunghi più di 150 caratteri e sta ancora qui…

            • natangelo 9 Maggio 2022 at 12:46

              beh, che io preferisca il blog ai social è evidente!

              • AmicoDiMailDiNat 9 Maggio 2022 at 15:11

                Mozione d’ordine:

                la prefata suggerita twittificazione del blog, visti gli atti e gli allegati di causa, considerata parimenti a titolo di esimente generica l’incontestabile preferenza uninominale manifestata dal Natangelo Mario, del cui contegno social-alter-tenutario per puri obblighi alimentarlavorativi non può non tenersi conto, risultando lo stesso altresì simpaticamente incensurato, deve ritenersi definitivamente archiviata.

                Visto, manoscritto e postato in WordPress

                addì 9 maggio 2022, festa nazionale dell’era Putiniana.

    • Conte Valerian 7 Maggio 2022 at 17:21

      A giudicare da quanto devo scrollare per skippare i commenti prolissi (e quindi inutili perché nessuno li leggerà mai) mi viene il leggerissimo sospetto che questo sia uno dei blog più trollati d’Italia.

      • sonofabit 8 Maggio 2022 at 01:15

        La peculiarità è che qui c’è il ResidentTroll, che si risponde da solo, che nega l’evidenza, che non capisce le sfumature della semantica, e sorvoliamo sull’ironia, e che si crede davvero il più fico der bigoncio

        • Armando 8 Maggio 2022 at 08:16

          e che pretende di non iscriversi a Twitter perché i ”social” non gli garbano….

          • sonofabit 8 Maggio 2022 at 09:21

            ahahahahaha come sbagliarsi ? non c’era bisogno che rivendicassi il titolo, era tuo di diritto 🙂

            • Armando 8 Maggio 2022 at 09:37

              Allora lo vedi che non è vero che non volevi iscriverti a twitter perché non è un social al “tuo livello” e che sei qui solo per fare il “Voltaire” insieme a quelli che si lamentano perché scrollare è troppa fatica o che sono convinti che quello che non interessa loro non possa interessare nessuno: Come non sbagliarsi specie per le fisime da boriosi.

        • Dedalus 8 Maggio 2022 at 18:09

          Ed è anche convinto che se scrive all’infinito e l’ultimo post è il suo, è ancora più figo

          Praticamente un ungulato.

        • natangelo 9 Maggio 2022 at 12:54

          chi è il resident troll??

          • sonofabit 9 Maggio 2022 at 12:59

            And the winner is ………: Armando ! 🙂

          • Armando 9 Maggio 2022 at 13:46

            Nat adesso che ho vinto il concorso indetto da persone così esperte nella materia non credi che mi spetti almeno un ruolo come voce fuori campo? Consenti loro di sfogare un po’ di frustrazione che hanno parecchio arretrato da smaltire… 😛

  5. sonofabit 7 Maggio 2022 at 13:05

    Mmmm.. questo Voltaire assomiglia tanto ai liberali (si fa per dire ) nostrani, che da quando si sono scoperti ardenti bellicisti si dibattono tra liste di proscrizione, desideri di autoritarismo governativo e censure all’informazione

    • Armando 7 Maggio 2022 at 14:38

      Assomiglia a quei tipi boriosi che qui volevano che tutti i commenti si conformassero alle loro personali preferenze: “questo è un sito di satira111!!11” dicevano pretendendo di stabilire cosa fosse ammissibile…

  6. Olo 7 Maggio 2022 at 14:42

    io abito in Polonia, e capisco sempre meno il punto di vista di chi non vuole dare armi agli ucraini. Mi sono sentito tradito da Santoro, Sabina Guzzanti, Ovadia, ecc per la trasmissione di qualche giorno fa.
    Come pensate di fermare le manie espansionistiche di Putin?
    Non m’arrabbio nel chiederlo semplicemente vorrei capire come si ferma un nazista stile Putin senza rispondere all’aggressione del suo esercito.
    Sono contento che ci siano più voci in Italia e in Europa, anche perché significa proprio che non c’è nessuna dittatura.

    p.s. la premessa del dove abito riguardava il fatto che qui ce la stiamo facendo sotto, perché i russi, a parte il fatto che diffondono falsità sulle mire dello Stato Polacco; iniziano ad attaccare verbalmente la Polonia come hanno fatto per tanti anni con l’ Ucraina.

  7. Conte Valerian 7 Maggio 2022 at 17:26

    Io penso che continuare a credere che i confini degli stati siano fissi e immutabili sia una dolce illusione causata dal fatto che negli ultimi 30 anni non abbiamo avuto guerre in Europa.
    Ma purtroppo la storia ci insegna che non può durare.
    L’unica cosa che possiamo fare è scegliere da che parte stare, a seconda ovviamente delle nostre convenienze.
    La questione è tutta qui.

  8. Doc Brown 7 Maggio 2022 at 20:55

    Questo Voltaire somiglia al pornonano, non è che al posto di “darei la vita” ha detto “vorrei la figa”?

  9. AmicoDiMailDiNat 8 Maggio 2022 at 03:07

    La guerra, che riunisce tutti questi doni (carestia e peste), ci viene dall’inventiva di tre o quattrocento persone sparse sulla superficie del globo sotto il nome di principi o di governanti; è forse per questo motivo che costoro, in molte dediche, vengono chiamati «immagini viventi della divinità».
    E così si trovano contemporaneamente cinque o sei potenze belligeranti, ora tre contro tre, ora due contro quattro, ora una contro cinque; e tutte si detestano allo stesso modo, e di volta in volta si alleano e s’attaccano; tutte d’accordo su un punto solo, fare il maggior male possibile. La cosa più strabiliante di questa impresa infernale è che ogni capo assassino fa benedire le sue bandiere e invoca solennemente Dio prima di andare a sterminare il prossimo.
    Filosofi moralisti, bruciate i vostri libri! Finché il capriccio di pochi uomini farà legalmente sgozzare migliaia di nostri fratelli, la parte del genere umano che si consacra all’eroismo sarà quanto c’è di più infame nell’intera natura.
    Che diventano e che m’importano l’umanità, la beneficenza, la modestia, la temperanza, la dolcezza, la saggezza, la pietà, mentre mezza libbra di piombo sparata da seicento passi mi dilania il corpo, e muoio a vent’anni tra tormenti indicibili, in mezzo a cinque o seimila moribondi, m entre i miei occhi, che s’aprono per l’ultima volta, vedono la città dove sono nato distrutta dal ferro e dalle fiamme, e gli ultimi suoni che odono le mie orecchie sono le grida delle donne e dei bambini agonizzanti sotto le rovine, il tutto per i pretesi interessi di un uomo che non conosciamo?
    E il peggio è che la guerra è un flagello inevitabile. A guardar bene, tutti gli uomini hanno adorato il dio Marte: Sabaoth, per gli ebrei, significa il dio degli eserciti; ma Minerva, in Omero, chiama Marte un di o furioso, insensato, infernale.

    Non è Putin.
    Non è Biden.
    Non è Xi Jinping.
    Non è Modi.
    Non è von der Leyen.

    Dizionario filosofico, Voltaire – Voce: Guerra, pag. 84 – 85

    http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Voltaire/Dizionario.pdf

    • Antonio B. 8 Maggio 2022 at 10:49

      No amico! La guerra non è per niente un “flagello inevitabile”! Solo i tappi di sughero oggi, nel 2022, non hanno capito che TUTTE le guerre hanno una sola origine: le dittature, le tirannie, le autocrazie, L’UOMO SOLO AL COMANDO! L’umanità, TUTTA INTERA, dovrebbe combattere a morte TUTTI i regimi diretti da un tiranno! Putin, Lukascenko, Kim Jong-un, e chissà quanti altri ne dimentico, non dovrebbero esistere come POTERE ASSOLUTO! Anche le pietre avrebbero dovuto capirlo, ormai! Ma l’umanità è complicata, e quella che dovrebbe essere una evidenza indiscussa, scientifica, viene tranquillamente ignorata. E così, ogni volta che un coglione arriva a crearsi un potere assoluto, i popoli poi ne pagano il prezzo. Anche se poi, triste annotazione, tutti questi maledetti finiscono malissimo. Putin sarà il prossimo….

      • AmicoDiMailDiNat 8 Maggio 2022 at 12:52

        Amico, e che sono Pasquale Francesco-Maria Arouet© io?

        Mi pareva una evidenza indiscussa e scientifica, ma vedo che viene tranquillamente ignorata.

        Vous trouverez partout des barbares têtus. Le nombre des sages sera toujours petit. Il est vrai qu’il est augmenté ; mais ce n’est rien en comparaison des sots ; et, par malheur, on dit que Dieu est toujours pour les gros bataillons. Il faut que les honnêtes gens se tiennent serrés et couverts. Il n’y a pas moyen que leur petite troupe attaque le parti des fanatiques en rase campagne.

        Liberi tutti di ignorare l’autore* messo sul palcoscenico, ma non di metterne in dubbio il verbo. E anche soggetto e complemento.

        è Voltaire*
        https://www.linkiesta.it/blog/2013/01/voltaire-non-ha-mai-detto-non-sono-daccordo-con-quello-che-dici-ma-dar/

  10. Slv 8 Maggio 2022 at 10:16

    Ieri ascoltavo in dormiveglia Alberto Angela raccontare come ad un certo punto il Neanderthal abbia lasciato il passo al Sapiens. Certe cose, come l’astrazione, il Neanderthal non era in grado di concepirle per ragioni ontologiche.
    Un passaggio lento, ma si sa che oggi la storia ha messo il turbo, e forse anche l’evoluzione. E mi è venuto da pensare che forse è uno scatto evolutivo quello che manca, e che forse qualche soggetto ha già fatto, da (passatemi l’approssimazione) homo bellicus a homo quietus.
    Già ci sono persone che credono che la guerra non sia la soluzione non per motivi tattici, non perché Putin ha ragione, ma perché la guerra deve cessare di esistere, totalmente e definitivamente. Ma altri non lo capiranno mai, non per cattiveria ma per incapacità evolutiva. E quindi non resta che attendere che l’evoluzione faccia il suo corso e soppianti l’homo bellicus, sempre che per allora sia rimasto qualcuno sul pianeta.

    • Magar 8 Maggio 2022 at 10:27

      Quindi il modo per far cessare di esistere totalmente la guerra è porgere l’altra guancia e arrenderti subito quando un altro ti fa guerra? Uno insensibile a qualunque pressione diplomatica o dell’opinione pubblica?

      (Peraltro se invochi l’evoluzione dubito ci sia pressione selettiva verso il comportamento del martire.)

  11. Magar 8 Maggio 2022 at 10:18

    Why not peace with Putin?
    https://i.redd.it/zxm9xo6m75vy.jpg

    • Armando 8 Maggio 2022 at 10:38

      I pacifisti a senso unico sono le persone giuste nel posto sbagliato: pensa se andassero in massa in Russia per acquisirne la cittadinanza…

      • Claudia 8 Maggio 2022 at 11:07

        Vedi @Slv, tu procedi per ragionamenti mentre altri procedono per condizionamenti dettati da paure ataviche e rinnovate convenienze

        • Armando 8 Maggio 2022 at 11:22

          Non a caso il tizio pretendeva implicitamente di essere il pinnacolo dell’evoluzione mentre tu chiami ragionamento la sua petizione di principio. Coi fanatici è sempre così.

          • Slv 8 Maggio 2022 at 22:07

            A parte che la nonviolenza non l’ho inventata io, così come non ho inventato lo stato di diritto, le corti penali internazionali, ecc… non mi considero parte di questa specie evoluta. Claudia è l’unica che ha capito cosa voglio dire. Forse il motivo è che l’evoluzione dell’uomo non è un uomo.

        • Magar 8 Maggio 2022 at 13:22

          Il condizionamento di non voler passare alla storia come quel pirla di Neville Chamberlain me lo tengo stretto.

          Inoltre non voglio finire di nuovo nelle sabbie mobili di Jalta, costretti a stare alla porta a guardare l’URSS che invade Ungheria e Cecoslovacchia perché “le zone di influenza, la deterrenza nucleare, etc.”

          Se un paese aggredito chiede aiuto, noi lo aiutiamo, punto. Non siamo neutrali fra aggredito e aggressore.

          E no, non hanno ancora inventato un modo nonviolento di difendersi da un’aggressione deliberatamente violenta. L’unica reazione nonviolenta sarebbe la resa.

  12. Montalenti Rinaldo 8 Maggio 2022 at 11:12

    Non mi piace mister Brindisi, non mi piace neppure il suo modo di gestire l’informazione, e quella sul covid non la commento, lascio che la commentino i fatti che stanno emergendo in ogni parte del mondo, da Israele (leggi referti mortalitá da vaccino su NATURE) agli USA (leggi deposizione giurata al Senato americano da parte di tre medici militari sugli incrementi di cancro e altre patologie nei soldati vaccinati) alla stessa Pfizer (documenti privati rivolti a investitori e azionisti che ammettono eccesso di effetti avversi e inefficacia dei vaccini)….ma riconosco che un giornalista che fa una intervista a Lavrov é almeno uno che sa come si fa il giornalista. Gli altri non sanno manco quello…..Mentana o Vespa che non invitano voci fuori dal coro dovrebbero essere espulsi dalla categoria perché non dare voci a tutti é l’antitesi del giornalismo. Ma anche la Merlino o Giletti o la Gruber o Formigli sono pessimi giornalisti, perché non conducono il dibattito a briglia sciolta ma lo riportano, ogni volta che ne esce, nei binari che loro desiderano, cioé dentro il “Pensiero Unico Nazionale a Reti Unificate”. La Berlinguer (pessima col vaccino) sulla guerra, pur schierata e si capisce, é comunque capace di invadere meno il campo di quanto facciano i suoi orribili colleghi….

    • Magar 8 Maggio 2022 at 13:34

      Uh la la, nientepopodimenoche tre, e dico tre, sedicenti whistleblowers del Pentagono, chiamati da noti disinformatori novax come il senatore GOP Ron Johnson, che sostengono che tutto il mondo mente e occulta i veri dati sugli effetti avversi vaccini. Deve essere sicuramente come dicono loro, mica come dice il resto del mondo…

    • Olo 8 Maggio 2022 at 22:49

      https://www.butac.it/nature-vaccino-problemi-cardiaci/
      e basta co sta storia dei vaccini che fanno male

    • Olo 9 Maggio 2022 at 00:36

      Mentana ha già spiegato perché da voce solo a gente competente… e credo che l’ultimo aggettivo che ho usato spieghi il tutto.
      Su Rete4 é andato in onda un comizio del Ministro Lavrov… senza nessuno che gli facesse domande e senza alcuna controparte… li il problema non lo hai visto… tu vedi il problema solo da Vespa e Mentana… vedi il problema e lo dici perché sei libero di farlo… in Russia non conoscono altre opinioni se non quelle del loro presidente.
      Adesso vorrebbero che tutti i paesi dell’ex cortina di ferro tornassero ad avere solo quel punto di vista, fortunatamente c’è chi lotta per la libertà propria e anche per la tua.

  13. MARK TWAIN 9 Maggio 2022 at 08:37

    LETTERA DA KIEV di Constantin SIGOV (da LIMES 4/2022)

    RICEVIAMO DAL PROFESSOR CONSTANTIN SIGOV
    e molto volentieri pubblichiamo questa lettera, testimonianza da Kiev sotto
    assedio. Scritta direttamente in francese (Sigov, di formazione flosofo, ha insegnato
    a Parigi alla Sorbona e all’Ehess, l’Istituto di alti studi in scienze sociali), è contemporaneamente
    pubblicata in Francia da Les Éditions du Cerf, che ringraziamo.
    Amici,
    Vi scrivo dalla mia dimora nei dintorni di Kiev sotto il diluvio del fuoco con
    cui, a Mosca, Vladimir Putin conta di forgiare il sudario dell’Ucraina. Vi scrivo in
    francese, la lingua nella quale ho insegnato con amore la filosofia a Parigi nei cinque
    anni in cui sono stato invitato come professore dall’Istituto di alti studi in
    scienze sociali, accanto a Saint-Germain-des-Près, dove ho tessuto tanti rapporti
    che tengo nel cuore. Vi scrivo sul ritorno della guerra, che devasta il mio paese,
    che tuona ai vostri confni, spettro che ingenuamente pensavamo di aver esorcizzato,
    almeno nel Vecchio Continente. Vi scrivo sull’urgenza della pace per il mio
    popolo, abbandonato a un’aggressione omicida, gettato sulla strada dell’esilio, a
    piangere ogni giorno che passa più morti, a resistere con tutte le sue forze alla
    barbarie. Vi scrivo sul nostro destino più che mai comune, l’Europa libera.
    Il 24 febbraio, alle 5 del mattino, eccomi svegliato, assieme ai miei vicini, dal
    fracasso dei bombardamenti. Da molte settimane il capo del Cremlino stava accerchiando
    il nostro paese con manovre massicce e minacciose. Ma avevamo voluto
    credere nella nostra sicurezza, del tutto relativa. Ancora alla vigilia, pensavo che la
    prospettiva dell’invasione russa non fosse che un brutto incubo e che in fn dei
    conti non sarebbe avvenuta. Che la ragione avrebbe prevalso. Mentre l’alba è ancora
    appena un accenno, i colpi sono così forti da far vacillare il cielo e tremare la
    terra: niente può più nasconderci la cruda realtà. Mi sono sbagliato. La guerra è
    qua, virulenta, folle, assassina. Impietosa. Che la lezione della nostra delusione vi
    serva: i discorsi dei dittatori bellicisti vanno presi alla lettera.
    Certo, dopo Natale ci eravamo preparati al peggio. La vertigine ha preceduto
    e preparato il terrore. In famiglia, tra amici, per caso sulle reti sociali, gli ucraini si
    sono scambiati sempre più consigli sul contenuto del bagaglio da fuga in caso di
    attacco. Documenti d’identità e medicinali di prima necessità? Certo. Abiti, viveri?
    Sì, ma in quantità minima. Non dimenticate le diffcoltà delle strade sbarrate, l’obbligo
    di prendere la via dei campi, dei sentieri forestali. Lo zaino meglio del trolley.
    Valutate bene il peso che può portare un bambino per non sovraccaricarlo e rallentargli
    il passo.
    È bene che lo sappiate: ai nostri bambini non abbiamo potuto risparmiare la
    coscienza del pericolo. Nel corso del mese di gennaio, ai quattro angoli d’Ucraina,
    più di mille scuole sono state oggetto di allarmi bomba, provocando l’evacuazione
    di centinaia di migliaia di studenti e gettando nell’angoscia i loro genitori che correvano
    a cercarli. A Kiev, gli stessi allarmi anonimi si sono moltiplicati nella metro
    e nei luoghi pubblici, aggravando il sentimento di paura nella società civile.
    Ancor prima che i carri armati iniziassero a penetrare nel nostro territorio, la
    guerra era cominciata nella forma ibrida che ha inventato e a cui è affezionato l’ex
    tenente colonnello del Kgb che si sogna autocrate di «tutte le Russie». Vladimir Putin
    non ha smesso di propagare la logica del terrore alla quale soggioga il suo paese
    e che conta di imprimere al resto del mondo. È bastato che scoppiassero i
    primi combattimenti per togliersi anche il minimo dubbio. Da noi e poi da voi.
    L’Ucraina è oggi l’avamposto di una lotta planetaria.
    Dopo il 2014 e gli eventi di Jevromajdan, si è diffusa nel mondo l’usanza di
    evocare, spesso in modo confuso, quella che passava come «crisi ucraina». Oggi,
    nessuno può più ignorare che tale crisi è in realtà una «crisi russa», intrinsecamente
    legata alla natura del regime putiniano.
    Perché Kiev resta un nodo strozzato nella gola del Cremlino? Perché questa
    accelerazione deleteria? Perché questa offensiva apparentemente irrazionale? I fantasmi
    pseudo-storici che aleggiano nel cervello di Vladimir Putin mal nascondono
    le minacce, reali e gravissime, che incombono sul suo sistema. La verità è che
    esiste un legame profondo tra la chiusura in Russia dell’associazione Memorial e
    l’apertura delle ostilità contro l’Ucraina. Questo legame, raramente colto in Europa,
    vi sembrerà forse paradossale, ma a me sembra cruciale. E lo è.
    Tra il divieto a un’associazione di raccogliere i dati sui milioni di vittime dello
    stalinismo da un lato e l’invasione di un paese indipendente dall’altro non c’è dopotutto,
    mi direte, una sproporzione? Tutt’altro! Il Cremlino ritiene un tabù il libero
    accesso alle informazioni sui crimini commessi nel periodo comunista. Grazie a
    Putin, Stalin il rosso, coperto del sangue innocente che ha versato senza remore, è
    ridiventato il candido zar che era nel 1945, il vincitore della Germania nazista nella
    Grande guerra patriottica, l’edifcatore dell’impero sovietico fno all’Elba, il padre
    dei popoli signori dell’universo.
    Di recente, Juri Dmitriev, uno dei membri di Memorial, ha rivelato la verità
    sulla Katyn di Carelia, iniziando a riesumare i morti delle fosse comuni di Sandarmokh,
    giustiziati in massa dall’Nkvd nel 1937-38. Così facendo, ha defnitivamente
    compromesso la versione dei revisionisti vicini al Cremlino che volevano continuare
    ad attribuire quei massacri ai fnlandesi. Soggetto a ogni sorta di vessazione e
    persecuzione, Dmitriev ha fnito per essere coperto d’infamia e portato in tribunale
    con la falsa accusa di pedoflia.
    Il suo vero crimine imperdonabile è aver osato esporre i panni sporchi dell’Unione
    Sovietica e di aver svelato le menzogne su cui è costruita la Russia di Putin.
    Ma in Ucraina, lo sterminio mediante carestia di 2-5 milioni di persone tra il 1932
    e il 1933 non è lasciato ai falsifcatori del passato e gli storici non sono passibili di
    incarcerazione per i loro lavori scientifci sugli abissi del passato.
    Kiev, il capro espiatorio
    Da tempo ormai gli archivi del Kgb a Mosca e a Minsk sono tornati a chiudersi.
    A Kiev restano aperti a tutti i ricercatori. La memoria del male radicale non è
    però ristretta alla cerchia dei sapienti. I 45 milioni di cittadini che popolano l’Ucraina
    costituiscono oggi un’autentica forza lavoro per il memoriale planetario alle
    innumerevoli vittime del totalitarismo.
    L’Ucraina porta i crimini sovietici alla conoscenza del tribunale universale. È
    per questo che il Cremlino tenta di annientarla e di seppellirla in una terra di nessuno.
    Essa si premura di ricordare all’umanità il destino di chi ha vissuto sulle
    «terre del sangue» tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra il Mar di Bering e il Mar d’Azov,
    dove fra il 1933 e il 1945 sono morti 14 milioni di civili per mano della persecuzione
    organizzata, della carestia programmata, dell’incuria militare.
    L’Ucraina ha così allargato il campo della responsabilità per tutto ciò che è
    successo all’epoca. Non le è stato perdonato. La Russia di Putin cerca di ridurla a
    ostaggio e l’accusa di ogni peccato. L’iniqua propaganda che Mosca diffonde incrimina
    il nostro paese, che ha eletto un presidente ebreo e russofono, sostenendo
    che quest’ultimo è nelle mani dei neonazisti e dei fanatici nazionalisti. I malintenzionati
    e i raggirati che in Europa rilanciano queste visioni devono sapere una
    cosa: si associano al negazionismo.
    La sovranità del nostro paese è per noi intimamente legata all’irriducibile dignità
    di ogni essere umano. La nostra integrità territoriale e la nostra integrità morale
    sono un tutt’uno. Pertanto non bisogna derubricare la riapertura dell’associazione
    russa Memoriale fntanto che dureranno i combattimenti per la libertà dell’Ucraina.
    Questo paese non dimentica i tempi disumani e ne porta testimonianza al
    mondo intero. Ma attesta pure che quel male non è ancora finito.
    Per il regime putiniano, la contabilità degli orrori staliniani deve restare un
    affare strettamente interno alla Russia. Non vanno giudicati dunque i crimini contro
    l’umanità, bensì i crimini contro «i nostri»: i numeri, le circostanze, i meccanismi
    sono materia della propaganda, non della storia. Il sistema dittatoriale instaurato da
    Vladimir Putin esige che siano trattati come «questioni locali», estranei a ogni competenza
    fuor che la sua. Ha un grande interesse in tutto ciò. Essendo i crimini di
    Stato dell’Urss condannabili soltanto in funzione di un criterio di aggiustamento
    ideologico, i sicari che a Mosca hanno assassinato Anna Politkovskaja e Boris
    Nemcov sono a piede libero. L’impunità dei criminali di oggi va a braccetto con la
    politica di amnesia nazionale sui crimini del passato.
    Il timore di dover comparire davanti a un tribunale internazionale spiega perché,
    consciamente o meno, questo regime dimostra tanta inerzia ossessiva. La retorica
    maniacale del Cremlino sull’Alleanza Atlantica sembra insensata fnché non
    vediamo che dietro la sigla Nato si profla la possibilità di una nuova Norimberga.
    È ciò che segnala, a suo modo, lo specchio del complice di Vladimir Putin,
    Aljaksandr Lukašenka. Che cosa importa al dittatore di Minsk del tribunale dell’Aia
    se i suoi crimini sono un «affare interno» alla Bielorussia? L’autocrate sottrae alla
    giurisdizione del mondo civilizzato il paese di cui si è impadronito. Sottrae dallo
    spazio dell’umanità il territorio che terrorizza. Grazie all’isolamento del regime neosovietico
    da lui messo in piedi, si fregia del diritto esclusivo di compiere impunemente
    il male dentro le sue frontiere.
    È evidente che questo male cresce all’ombra della stoltezza dei commentatori
    stranieri che chiudono gli occhi su quanto accade «laggiù» come se non riguardasse
    «qua». Non bastano i malfattori per minimizzare l’unità del genere umano, la negano
    anche gli stolti: Dietrich Bonhoeffer, pastore e teologo martire del nazismo,
    spiegava che questi ultimi sono più pericolosi dei loro compari perché il loro sentimento
    di autosuffcienza inclina all’autodistruzione.
    Aljaksandar Lukašenka non ha certo la stoffa dell’eroe; per raffreddarne l’ardore
    repressivo, sarebbe suffciente ricordargli l’esempio del serbo Slobodan Miloševi©,
    arrestato e sottoposto a giudizio dopo le guerre di Jugoslavia, e minacciarlo di subire
    la stessa sorte. Nell’attesa, i dirigenti europei dovrebbero spiegare al satrapo di
    Minsk che il confitto scatenato contro Kiev non lo riguarda e che inviare i suoi
    miliziani al fanco degli invasori russi gli sarà fatale.
    Quale modello di relazione propone all’Ucraina chi, in Russia e in Bielorussia,
    si prepara a celebrare nel dicembre 2022 il centenario della creazione dell’Unione
    Sovietica? Il dominio della violenza, della costrizione e dell’oppressione illimitata,
    sin dagli inizi cuore del sistema totalitario comunista. Quello che il regime di Putin
    esercita sul regime di Lukašenka con la collaborazione di quest’ultimo. Quello che
    l’Ucraina rifuta sforzandosi di smascherare la glorifcazione del male che lo fonda.
    La griglia con cui Vladimir Putin legge il mondo è l’Unione Sovietica di un
    tempo. Sua ambizione è ricrearla. Quanto di altro scritto su di lui è letteratura. Il
    suo progetto non sta in piedi, è ovvio. Ma, per dimostrare il contrario, si dedica a
    un montaggio di fatti storici come si montano le sequenze cinematografche. I suoi
    personaggi preferiti sono Lenin e Stalin, gli architetti del sistema, ai quali fa dire ciò
    che gli conviene. Il suo sforzo di ricostruzione fnisce per uccidere le ultime illusioni
    su quell’epoca, poiché mostra che la colonna vertebrale dell’Urss non era il
    proletariato, non il Partito e ancor meno il popolo, bensì il Kgb.
    È questo marchingegno che vuole rimettere in pista. La sua biografa glielo
    ordina. Mentre cadeva il Muro di Berlino, era un agente in Germania Est e quando
    chiedeva ai suoi superiori come reagire non otteneva risposta. Quell’esperienza è
    stata per lui uno shock esistenziale. La trama del suo programma punta alla rivincita
    dell’Unione Sovietica e a tal fne ogni mezzo è valido. Ricostruendo la storia,
    lascia da parte interi pezzi che contraddirebbero la sua versione.
    Anche per giustifcare l’atteggiamento della Russia verso l’Ucraina Putin gioca
    sulla storia. Manipola la medievale Rus’ di Kiev, entità esistita dal IX al XIII secolo,
    per farne un principato russo. Snatura la diversità dell’odierna nazione ucraina per
    farne un ammasso sgangherato di russofoni che guardano a est e di ucrainofoni
    che guardano a ovest. Non sono argomenti, sono pretesti. Chi in Europa ascolterebbe
    un potente che voglia ridisegnare la frontiera tra Francia e Germania invocando
    Carlomagno?
    Ma i fatti sono testardi. Io stesso provengo da un’antica famiglia di Kiev dove
    abbiamo sempre sentito parlare russo in casa, benché l’ucraino ci fosse familiare.
    Odessa, città russofona, ha respinto con astio i carri che volevano entrarci col pretesto
    di difendere la lingua e la cultura russe. In grande maggioranza, i russofoni
    d’Ucraina sono orripilati quando si assimila la loro particolarità a una qualche forma
    di sostegno alle politiche del Cremlino. Nell’Est del paese, si rifutano di servire
    da marionette dell’aggressore.
    In Russia, malgrado l’arresto degli oppositori, l’imbavagliamento dei media, la
    marea della propaganda, si continua a manifestare contro questa guerra ingiusta.
    In seno alla Chiesa ortodossa di cui il capo del Cremlino ha putinizzato la gerarchia,
    i miei amici credenti cominciano a insorgere. Fra i giovani si assiste a una
    forte spinta anticlericale. Gli intellettuali, gli artisti e gli attivisti ancora in libertà
    lasciano Mosca e San Pietroburgo per l’estero. Putin ha voluto strumentalizzare la
    storia per attizzare inimicizia e ostilità, ma sta fallendo.
    Da un discorso elaborato per giustifcare degli atti illegittimi, Putin sembra
    passato a un monologo allucinato. Già otto anni fa Angela Merkel lo giudicava
    «sconnesso dalla realtà». Da allora questo distacco è stato accentuato dal suo stretto
    isolamento in un bunker durante l’epidemia. Vivendo nella sua bolla, gli è diffcile
    distinguere fra le sue invenzioni e la sua idiosincrasia.
    Rivedete il suo intervento televisivo del 21 febbraio 2022, ritrasmissione orchestrata
    da pseudo-riunione del Consiglio di sicurezza russo: siamo al puro delirio.
    Quando afferma che la Russia è stata derubata di una parte del suo territorio sembra
    di trovarsi in una novella satirica di Gogol’. Quando il capo del controspionaggio
    Sergei Naryškin si dichiara «favorevole a che le due repubbliche di Donec’k e
    Luhans’k entrino nella Federazione Russa», Putin lo interrompe grossolanamente e
    gli intima come a una marionetta di smetterla: «Che stai dicendo? Stiamo riconoscendo
    la loro indipendenza!». Chiaramente Putin ha deciso che questa scena di
    pubblica umiliazione dei suoi schiavi sia flmata e diffusa al fne di darla in pasto
    al mondo intero. Nel loro formidabile fumetto La morte di Stalin, meravigliosamente
    adattata al cinema da Armando Iannucci nel 2017, Thierry Robin e Fabien Nury
    hanno mostrato che ricorrere al grottesco era l’ideale per descrivere gli ingranaggi,
    l’ambiente e la psicologia che regnano da un secolo al Cremlino. Tale stilismo è
    clamorosamente esploso in questi giorni negli attori che pretendono di decidere il
    destino di 150 milioni di russi, dei loro vicini e, più latamente, dell’Europa.
    Questa forma di degradazione mentale e verbale colpisce apparentemente
    tutto il Cremlino. Che il ministro degli Esteri russo cominci a usare delle parolacce
    tratte dal gergo dei galeotti è inedito anche in rapporto all’èra staliniana. Siamo
    alla rottura con le tradizioni diplomatiche stabilite. Gli elementi semantici di comunicazione
    e di comportamento sono cambiati, anche tra i dirigenti russi. Assistiamo
    a un’accelerazione. Eppure era prevedibile.
    Bombardando il centro storico di Kiev, ben più antico di quello di Mosca che
    lui non ha mai smesso di celebrare come «la culla della Russia», il dittatore sovietizzante
    si rivela quell’uomo senza limiti e senza scrupoli che effettivamente è. Quando
    nel 2015 avvertivo i miei amici parigini di questo pericolo, alcuni di loro mi
    giudicavano eccessivo. Pensavano che la tensione sarebbe stata passeggera. Purtroppo
    è dimostrato che non esageravo: Vladimir Putin vuol rompere con il sistema
    internazionale come si è costituito dopo il 1945. Ovvero basandolo sul primato dei
    diritti dell’uomo.
    Ciò che ci accade è peggio della catastrofe di Cernobyl’ del 1986. All’epoca la
    menzogna del regime era talmente fagrante che milioni di persone diventarono
    dissidenti. Oggi i potentati che ci governano non rispondono più ad alcuna ideologia.
    Eppure – ecco un mistero terribile – il cadavere mostruoso del sovietismo ha
    ripreso vita a Mosca.
    Ciò che ci accade è peggio di Cernobyl’ perché è evidente che il padrone del
    Cremlino sta perdendo la ragione. È Nerone che fa bruciare il suo stesso paese, il
    suo stesso popolo e il popolo vicino. La sua arroganza non conosce freno, il futu-
    ro dei suoi concittadini gli è del tutto indifferente. Il disinteresse che mostra per la
    sorte dei suoi fanti, trattati come carne da cannone, è abissale. A maggior ragione,
    che oggi muoiano degli ucraini, domani dei moldavi o dei francesi, non gli fa né
    caldo né freddo. Sentendosi accerchiato da innumerevoli nemici, il suo unico problema
    è stabilire come eliminarne di più.
    Ormai la sua maschera è caduta e gli europei, anche i più ciechi, non possono
    più mostrarsi compiacenti. Vladimir Putin ha mentito a Emmanuel Macron fssandolo
    negli occhi durante una conversazione di cinque o sei ore. Poiché disprezza
    gli esseri umani, disistima i dirigenti europei, che considera incapaci o impotenti.
    Eppure è solo all’ultimo minuto che costoro hanno capito di avere a che fare con
    un gangster il cui discorso non intende accordarsi con la realtà ma torcerla ai propri
    fni. Per questo mentitore irredimibile la verità non esiste. Conta solo il potere.
    Niente garantisce dunque che Putin, dal suo bunker del Cremlino – soprattutto
    se la sua offensiva terrestre e aerea si arenasse – non ordini un attacco nucleare
    tattico contro Kiev. Non si può escludere questa terribile eventualità dato che l’Ucraina
    resiste e gli risponde colpo su colpo. Per lui si tratterà di sostituire un’arma
    con un’altra.
    Ma se Putin sapesse per certo, com’è pienamente confermato, che in tal caso
    le potenze nucleari l’annienterebbero a sua volta, allora ci ripenserà. Bisogna che
    l’Occidente parli in modo deciso, che davanti a una simile prospettiva non ceda
    alla paura, che affermi la convinzione che noi siamo i più forti. Insomma, che respinga
    il ricatto. Perché se mai Kiev fosse vittima di un attacco nucleare, qualsiasi
    altra città europea potrebbe esserlo, prima o poi.
    Oggi la maggior parte degli europei non è assolutamente preparata a una
    guerra ad alta intensità, anche convenzionale. Gli europei non immaginano che
    potrebbero dormire in una cantina o vivere in una stazione della metropolitana.
    Questi ultimi giorni, guardando i dibattiti alla televisione francese avevo l’impressione
    che i partecipanti si credessero abitanti d’un altro pianeta.
    Sfuggiva loro che, qualora sotto il fuoco russo una delle numerose centrali
    nucleari ucraine fosse colpita, la catastrofe ecologica non si fermerebbe alle nostre
    frontiere. Ciò che si è confermato ineluttabile nel 1986 lo sarebbe altrettanto nel
    2022. A parte sostenere che la catastrofe sarebbe stata provocata da un tiro d’artiglieria
    ucraina, la Russia non ha alcun bisogno di un attacco atomico per scatenare
    un panico nucleare. La verità è che il sentimento di fducia che gli europei hanno
    a lungo coltivato riguardo al loro avvenire non ha più ragion d’essere.
    Non c’è da aspettarsi alcun tratto di umanità da un esercito che, temendo lo
    spettro dell’epidemia, ha ricevuto l’ordine di lasciare i corpi dei suoi morti decomporsi
    nel fango per poi gettarli nelle fosse comuni. Sul lato ucraino prevale invece
    un atteggiamento dignitoso. Nessun assalto ai negozi, niente risse nelle stazioni. A
    Kiev ci sono più persone che fanno la fla davanti agli ospedali per donare il sangue
    che dai benzinai per fare rifornimento. Non ho notato alcuna isteria – né nel
    mio ambiente né fra la folla. E nemmeno sui media e sui social.
    È diffcile trovare la parola giusta perché non voglio apparire né esaltato né
    patetico. Non c’è serenità dappertutto, ma le vecchie diatribe, le emozioni passeggere
    sono state messe da parte. Ognuno sa che ogni gesto deve tendere ad aiutare
    l’altro. Ciò risveglia in me il ricordo del 2014: a piazza Majdan la gente era diventata
    subito più attenta al nuovo venuto. Come durante quella «Rivoluzione della
    dignità», di quella preoccupazione superiore a tutto di mostrarsi civile e coraggioso,
    come nelle barricate di ieri oggi gli ucraini cercano di restare in piedi. Salvo che
    stavolta il fronte non si estende più su qualche quartiere della capitale. Attraversa
    il paese intero.
    Abbiamo capito che è questione di vita o di morte, che impone atteggiamenti
    chiari e gesti semplici. Ho visto carri russi sflare a cinque metri da me. Certo sui
    volti dei passanti si leggeva l’emozione. Ma non l’esaltazione guerriera né l’ubriacatura
    d’odio. Semplicemente c’era un fuoco, bisognava spegnere l’incendio e sì
    – è la metafora più giusta – dovevamo andare insieme a cercare acqua dovunque.
    Di questa calma sovrana, ecco un esempio concreto. Un blindato russo si avvicina
    a un paesotto di campagna. Dei contadini propongono ai soldati che hanno
    fame – perché l’intendenza non segue – di ristorarli. Mentre mangiano, un abitante
    del villaggio versa con discrezione zucchero nel serbatoio del mezzo. Non andrà
    più lontano. È così che si può fermare una macchina da guerra. Solo le decisioni
    concrete e sobrie possono aiutare a superare la paura. Vale dappertutto, in Francia
    come in Ucraina.
    Con il ferro e con il fuoco Putin vuol vedere la bandiera russa sventolare sul
    municipio di Kiev, su viale Kreš0atyk, su piazza Majdan. Negli edifci di quel quartiere
    (dove le cantine ancora ricordano le torture del Kgb) gli agenti dell’Fsb sottoporranno
    gli oppositori al supplizio degli interrogatori, i passanti saranno rastrellati
    per dare l’esempio. Senza dimenticare i russi e altri ex sovietici che hanno scelto
    la libertà installandosi in Ucraina e di cui gli organismi putiniani hanno già compilato
    le liste degli arresti. Da Kharkiv a Odessa, le forze di occupazione faranno quel
    che fanno da sette anni a Donec’k.
    Il flosofo ucraino Igor Kozlovski ha passato così 700 giorni e 700 notti nelle
    carceri dei miliziani dell’Est. Nel nostro dialogo registrato mi ha confessato gli innumerevoli
    supplizi, fsici e psicologici, che ha subìto. I suoi boia cercavano di
    costringerlo a rinunciare alla sua dignità umana. La sua linea di difesa è stata di
    affermare il suo diritto inalienabile a restare un uomo.
    Durante le sedute di tortura, Igor Kozlovski s’è ricordato che lo psichiatra austriaco
    Viktor Frankl, vittima del nazismo, aveva a suo tempo qualifcato la coscien-
    za «Dio intimo». Porsi sotto lo sguardo di un tale testimone dà la possibilità di vedere
    per così dire da fuori ciò che accade, anche nel cuore del peggio. «Ti si massacra
    di botte», diceva Kozlovski, «tu sanguini, ma all’improvviso sorridi. E ti dici
    che non temi più la morte. Non ti potranno più spezzare. Non sei più in loro potere,
    sei passato dall’altra parte e non hai più paura. Tu ti sei visto».
    La risorsa fondamentale, l’energia essenziale, il fermento della resistenza consiste
    nel coraggio individuale e collettivo. E se il coraggio può fondere come neve
    al sole, di fronte alla prova può anche crescere. La guerra è un lavoro molto diffcile
    e noi ucraini oggi ce ne rendiamo conto. La pressione fsica e psichica è per
    tutti estrema. Ma da Kharkiv a Leopoli passando per Kiev, e fno a Parigi, dobbiamo
    affrontare questo compito, consacrarvi tutte le nostre forze, morali e fsiche. In
    qualsiasi momento il sipario delle illusioni che ci fa credere che si tratti solo di
    confitti lontani può essere strappato. La violenza può entrare in ogni nazione come
    in ogni casa. Perché questa fatalità non accada, non bisogna negarne la possibilità.
    Non bisogna scoraggiarsi. Noi ma anche fra noi, gli uni e gli altri.
    Noialtri ucraini abbiamo acquisito la convinzione che ormai non ci resta altra
    scelta che batterci. E non solo qui, a Kiev, ma anche al vostro fanco, a Parigi e a
    Bruxelles. Perché? Perché tutti noi abbiamo di fronte il medesimo temibile avversario,
    pronto a tutto. La domanda ucraina di adesione all’Unione Europea è stata
    registrata, ma bisogna far presto. D’altronde, l’Ucraina e l’Unione sono già insieme.
    È la convinzione dell’appartenenza effettiva di tutti gli ucraini all’Europa e alla sua
    civiltà che deve ora entrare nella coscienza di tutti gli europei.
    Questo avversario temibile conosce perfettamente i timori degli occidentali e
    sa far leva sulle risorse che minacciano di spaventarli di più. Come quando agita
    l’eventuale sostegno che gli verrebbe da Pechino. Putin, da giocatore di poker qual
    è, ama bleffare. La verità è che il ministro degli Esteri cinese ha affermato a più
    riprese che il suo paese riconosce la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina.
    È questa la posizione uffciale, ed è chiara.
    L’Europa ha appuntamento con sé stessa. Nel suo seno ora dipende tutto dalla
    mobilitazione dei popoli che la formano. Vi sono situazioni che comandano agli
    anonimi di presentare ai loro dirigenti il messaggio della storia. Se in Francia l’opinione
    si piazza all’avanguardia della solidarietà, il potere si vorrà meno pusillanime.
    Ciò che darà alla Francia più coraggio per affrontare gli altri suoi problemi,
    economici, politici, migratori. In effetti, in quest’ora grave molto dipende da ciascuno
    di noi.
    O questa guerra rinnova la Francia e l’Europa, oppure ci rigetta nel duro passato.
    O l’Ucraina, la Francia e tutti i paesi d’Europa incarnano un nuovo ethos –
    cioè un nuovo comportamento segnato da più coraggio – oppure fniremo trasformati
    in animali da basso cortile.
    L’ideologia del Cremlino vuole convincerci che la bassezza è sempre preferibile
    alla guerra. Ma quando Chamberlain nel 1938 tornò da Monaco dopo aver
    ceduto, con Daladier, la Cecoslovacchia a Hitler, Churchill gli dichiarò: «Lei aveva
    la scelta fra la guerra e il disonore. Ha scelto il disonore e avrà la guerra». Se ciascuno
    di noi, dovunque sia, diventasse un nuovo Churchill, allora sarà la Francia
    intera che aiuterà Macron a diventare lui stesso un nuovo Churchill.
    Il nostro paese, l’Ucraina, difende i valori della democrazia, della libertà e della
    giustizia, che sono i valori dell’Europa. Se l’Europa resta unita in questa crisi,
    vedrà crescere la propria autostima. È in gioco la dignità della persona. E se l’Europa
    è in pericolo, è perché non ne ha un’idea abbastanza giusta e forte.
    Ecco, cari amici, quel che tenevo a dirvi. È tempo per me, questo 15 marzo
    2022, di chiudere questa lettera ora che cala il tramonto e attendo mio fglio Roman:
    mia moglie e mia fglia hanno trovato rifugio in Italia, lui è rimasto qui per
    fare da interprete ai giornalisti stranieri che continuano coraggiosamente a investigare
    e a testimoniare. Ogni mattina, quando esce di casa, lo abbraccio perché non
    sono sicuro che tornerà la sera.
    Una delle principali vie d’accesso a Kiev passa non lontano di qui e i carri di
    Vladimir Putin l’imboccheranno dopo averci distrutto con gli obici. Quei carri sono
    contrassegnati da una misteriosa Z in alfabeto latino, come per annunciare qualche
    soluzione fnale o un’apocalisse defnitiva. Respingiamo insieme questa profezia
    del male radicale proiettata sul mondo.
    Per la sua forma e sostanza, questa lettera mi offre la possibilità unica di guardare
    l’altro negli occhi e dirgli «tu». Gli parlo nella sua bella lingua materna, nella
    lingua di un’umanità che non ci hanno ancora portato via, dove ciò che risponde
    a una parola è una parola, non un colpo di fucile. Quando ti tagliano l’elettricità,
    Internet e ogni legame col mondo, sei privato della semplice possibilità, del gesto
    essenziale di spedire una lettera. Per alcuni, si tratta di descrivere delle immagini,
    dei soggetti; per noi, è la vita, tutta la vita. Si vuol fare di noi una massa d’umanità
    che sarà chiamata «loro». E nient’altro. Un po’ con compassione, un po’ con odio.
    Ma alle città assediate, alle città prese in ostaggio, senza luce né mezzi per comunicare,
    bisognerà che qualcuno dica «tu» invece che defnirle «quelle». Tu, Mariupol’.
    Tu, 9ernihiv. Tu, Kharkiv. Tu, Kiev. Quale che sia il nostro numero, noialtri kievani,
    ucraini, esseri umani, noi possiamo liberarci dalla servitù fnché fra noi ci sarà
    qualcuno che possiamo chiamare in modo umano, qualcuno che prenda le tue
    righe fra le mani, che ascolti la tua voce e attraverso questa ascolti il tuo paese.
    Forse per questo è così importante per me stamattina uscire dalla cantina dove
    passo tutte le mie notti da quando la guerra e i bombardamenti sono cominciati.
    Voglio uscire e mettere questa lettera nelle tue mani. Il passaggio del testimone
    della resistenza può paradossalmente unirci, qui e ora. La voce che, fra le righe,
    scappa verso la libertà e la tua voce, che ora è così importante sentire.
    C.S.
    (traduzione di Federico Petroni e Gianni Nela)

    • AmicoDiMailDiNat 9 Maggio 2022 at 08:52

      Semplice curiosità per un amico di mail di Nat: è possibile che il commentatore come fotoidentificato sia lo stesso Segna Due che scrive sul blog IS?

      • MARK TWAIN 9 Maggio 2022 at 09:32

        Se con “IS” intendi InfoSannio la risposta è si… comunque non è la mia fotografia (io oltre ai baffi, più corti, ho anche la barba) ma la caricatura del celebre scrittore Samuel Langhorne del quale condivido, indegnamente, lo pseudonimo… e l’ateismo dichiarato.

    • Antonio B. 9 Maggio 2022 at 09:27

      Grazie per la pubblicazione Mark. Bellissima lettera.

    • Meo Smazza 9 Maggio 2022 at 10:07

      Tu ci credi davvero che qualcuno abbia letto questa cosa?

      • degiom 9 Maggio 2022 at 13:32

        E tu credi sia di una qualche minima utilità quanto da te digitato, MS?

        Se qualcuno (come ad esempio Antonio B e il sottoscritto) l’hanno letta saranno ben fatti loro …
        Chiunque altro non interessato o intimorito dalla eccessiva lunghezza l’avrà saltata (e resteranno comunque fatti loro).

        Se ne ricava che risulta più inutile, superflua la tua mezza riga che non le quasi 400 postate da MT

        A la prochaine, a relire MS

  14. Armando 9 Maggio 2022 at 15:15

    Disponibile per i prossimi tre giorni la nuova versione del simulatore di sistemi di censura preventiva per gli appassionati “Voltaire” che vogliono proteggere il mondo da commenti che nessuno leggerebbe.

    La nuova versione dello script nasconde automaticamente commenti alti più di 250 pixel (che possono poi essere espansi semplicemente cliccando sull’icona avatar) e consente anche di istituire una lista di proscrizione che nasconderà automaticamente tutti i commenti di commentatori scelti (CTRL+ALT+clic su icona avatar).

    Richiede l’installazione di Tampermonley, una estensione per browser desktop, e la creazione di un nuovo script il cui contenuto deve essere sostituito con quanto contenuto in https://pastebin.com/40iBs6vg

    Per un’installazione rapida basta individuare la scheda utilità di tampermonkey ed incollare nel campo “Installa da URL” il link presente nel pulsante “RAW” contenuto in alto nella pagina pastebin suindicata (accanto ai pulsanti copy, download, ecc.). il link adeguato all’installazione rapida è simile a quello pastebin suindicato ma include la parola raw.

  15. Cosimo Epicoco 10 Maggio 2022 at 10:32

    Ciao Mariolino! Non sto ricevendo le tue vignette! Questione di tempo? Un saluto cordiale! Cosimo.

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