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Frankenstein junior: il pezzo che mancava!

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Da Il Fatto Quotidiano del 24 marzo 2021

Ci sono vuoti dei quali ci accorgiamo solo quando finalmente arriva un’opera a colmarli: ed è nel momento in cui arriva – solo in quel momento – che ci rendiamo conto di quanto ci mancasse ‘qualcosa del genere‘. Ecco cosa si prova leggendo ‘Si può fare!’, graphic novel pubblicato da BeccoGiallo e firmato dall’esordiente Isabella Di Leo. (Qui il link amazon)

Ma partiamo dall’inizio.

L’inizio è Frankenstein Junior: parodia del filone horror degli anni 30 incentrato sul mostro nato dalla penna di Mary Shelley, questo film di Mel Brooks e Gene Wilder del 1974 racconta le avventure di un discendente del barone Von Frankenstein che decide di riprendere i folli esperimenti del suo avo. Il resto è storia del cinema e una sfilza di tormentoni (“Gobba? Quale Gobba??”) il cui successo ancora oggi – a quasi 50 anni dal debutto – si rinnova di generazione in generazione.

Tutto perfetto, no? Non c’è altro da aggiungere.

Finché non arriva il graphic novel della Di Leo che, raccontandoci la genesi e il dietro le quinte di quel capolavoro, ci fa rendere conto che invece un vuoto da colmare c’era.

I protagonisti di Si può fare! sono proprio Gene Wilder e Mel Brooks: due ebrei che faticano a sfondare a Hollywood e che decidono – contro tutto e tutti – di puntare su un film comico dedicato al mostro di Frankenstein (“Ancora Frankenstein?!”) e di girarlo in bianco e nero (“Nessuno pagherebbe per vedere un film che sembra vecchio!!”). Il racconto di questo sodalizio artistico si intreccia a digressioni che scavano nelle vite private dei due cineasti restituendoci un’amicizia cementata da sconfitte, sacrifici, stroncature e insuccessi fino alla sera del debutto, e siamo ormai sul finale: il lettore arriva nelle ultime pagine a condividere con i protagonisti l’emozione e la paura, a chiedersi insieme a loro se il film andrà bene o sarà un flop. Prima che la proiezione in sala inizi, il libro finisce: quello che succederà poi – lo abbiamo già detto – è storia del cinema.

Come viene in mente a un’autrice, classe 1988, nata e cresciuta a Milano, di cimentarsi con un materiale così difficile da ricostruire? E – soprattutto – come fa a riuscirci così bene nonostante sia esordiente e completamente autodidatta? Com’è possibile che Gene Wilder e Mel Brooks prendano davvero vita tra le pagine del fumetto, non mostrando quasi nessuna scollatura rispetto agli originali? Parte del merito è sicuramente del lavoro di ricerca che la Di Leo ha fatto (e il cui risultato ha pubblicato – post dopo post – sulla sua pagina Instagram. Qui il link): filmati, riviste, interviste, film, libri, studi. Niente, in Si può fare!, è lasciato al caso. Anche gli abiti indossati dai personaggi nel fumetto sono riprodotti da fotografie originali e le battute sono quasi tutte frasi realmente dette dai protagonisti tra interviste e biografie. Ma perché il “Gene” e il “Mel” sulla pagina sembrino “davvero vivi” non basta la documentazione. Non basta nemmeno la perfetta resa grafica dei volti e delle espressioni dei due autori, che pure la Di Leo riesce a rendere con una naturalezza impressionante. Perché l’esperimento riesca ci vuole anche un indiscutibile talento narrativo e l’autrice – alla sua prima prova con un biopic di questo calibro – sembra averlo. Con tanto di colonna sonora dedicata, toni, ambientazioni e umorismo da serie tv brillante (siamo dalle parti de La fantastica signora Maisel), Isabella Di Leo è riuscita a creare una storia che prende vita proprio come il mostro di Frankenstein, riempiendo uno di quei vuoti che ignoravamo ci fossero.
Come c’è riuscita?
La risposta la grida lo stesso titolo del libro:
“SI – PUÒ – FARE!”.

by |Published On: 26 Marzo 2021|Categorie: recensione|4 Commenti|

4 Comments

  1. Italo Malloni 26 Marzo 2021 at 11:12 - Reply

    La prendo in considerazione Capt. Nat

  2. Michela 26 Marzo 2021 at 14:13 - Reply

    Mi hai convinto 🙂

  3. Agostino Canessa 28 Marzo 2021 at 07:03 - Reply

    Convinto, preso, letto subito e tutto azzeccato alla perfezione. Si apprezza la leggerezza che scorre, pagina dopo pagina e se non fosse che il finale lo conosciamo, ci sarebbe anche la suspense.

beh?

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