Satira e terrorismo
Forse non tutti sanno che su Il Fatto Quotidiano esiste una rubrica che si chiama ‘Lo dico al Fatto’. E’ uno spazio in cui alcune firme del Fatto rispondono alle lettere dei lettori: l’indirizzo a cui scrivere è le*****@***************no.it e l’indicazione è un massimo di 1200 battute. Siccome oggi si parlava di satira e terrorismo, voglio riportarvi questo mio scambio con un lettore sul tema.
Buongiono. In Francia, all’orrore ancora vivo per la decapitazione dell’insegnante Paty si aggiunge quello per l’uccisione di altri tre inermi cittadini. Con l’aggravante del luogo sacro – una cattedrale – dove l’esecuzione è stata consumata. Ed è fortissima la pulsione ad un odio reattivo altrettanto potente contro l’islam in generale. Tanto che i politici e i giornali più violenti hanno già stabilito un’identità tra l’essere musulmani e assassini. Ciò detto, lo Stato laico deve difendersi dall’islam fondamentalista, come dalla satira fondamentalista.
Posizioni queste entrambe estreme, perché pongono i propri valori come assoluti e non limitabili, neanche di fronte alla sofferenza altrui. Certo, la satira radicale non può minimamente equipararsi all’islam radicale sul piano della violenza fisica, visto che nessun vignettista ha mai ammazzato un fedele in una moschea. Però porsi dei limiti reciproci di rispetto è l’unica strada per instaurare una convivenza costruttiva tra diverse culture.
Massimo Marnetto
Gentile Massimo, lei sta sottovalutando la capacità organizzativa della satira radicale. Sono nell’ambiente da qualche anno, ormai, e posso garantirle che i vignettisti satirici non sono più quei mollaccioni che si sono fatti impallinare a parigi nel 2015. Innanzitutto, ora andiamo in palestra: non faccia caso al fisico panzuto di qualcuno o all’andatura artritica di altri, sono solo camuffamenti per non destare sospetti. Inoltre, alcune frange più estremiste sono definitivamente entrate in clandestinità e hanno messo su dei campi di addestramento in abruzzo dove studiano e sviluppano tattiche di guerriglia. Per ora non credo siano pronti ad azioni eclatanti come entrare in una moschea gremita di fedeli e iniziare a tagliare gole. Però se magari si trattasse di una funzione del mattino, dove ci sono vittime più facili da sgozzare, allora sì: penso a degli anziani, oppure delle donne incinte, oppure degli ingegneri informatici. Quindi che ‘la satira radicale non possa minimamente equipararsi all’islam radicale sul piano della violenza fisica’ io non ci metterei la mano sul fuoco. Ho sentito che Altan ha preso il brevetto di pilota e pare stia pianificando un dirottamento aereo contro La Mecca ma che tutto si sia fermato perchè non hanno deciso cosa gridare al posto di ‘Allah akbar’. Vede, Massimo, è questo che frega i satirici: non hanno fedi.


«satira fondamentalista»: è veramente avvilente vedere che anche tra i lettori del Fatto ci sia chi prende simili posizioni. La tua risposta è molto simpatica e intelligente, forse troppo…
Satira fondamentalista! Questo è il risultato di decenni di indottrinamento del politicamente corretto. Mi ricorda quelli che consigliano ai musicisti di suonare qualcosa di non impegnativo per non disturbare (o far pensare)…
Non solo si abdica alla libertà ma anche al pensiero. Per fortuna una risata seppellira’ tutti gli imbecilli!
Mi raccomando :
niente cinture esplosive, che vi fate male !
All’occorrenza sono disposto ad inginocchiarmi per voi, in segno di rispetto per la Vs memoria.
Nessuno in ginocchio per le vittime di Vienna e Nizza ? ( che strano )
Vanno in giro senza fedi e poi dicono di aver sposato la satira. Sempre a pensare come meglio usare la loro matita, non mi meraviglierebbe se qualcuno di loro prendesse un brevetto da pilota solo per sedurre le ammiratrici.
Quando si uniscono alla movida lo fanno urlano “di là ah che bar!” ed il fisico panzuto di alcuni è dovuto a qualche superalcolico di troppo. Son fatti così: un po’ sregolati e col look da lupi solitari ed ogni tanto allarmano tutti tirando fuori qualche vignetta tagliente. Non sono stronzi ma se si sente ogni tanto qualche odore avranno mollato un PROT dove fa più eco, cattedrali incluse: non c’è più religione! 😛
Bravo.
Quindi che ne pensate tutti della Francia dove l’anno scorso e’ stato condannato a un anno di carcere un tizio per questa vignetta:
https://besttv232-ynet-images1-prod.cdn.it.best-tv.com/PicServer5/2019/04/16/9189852/chutzpah_hedbo.jpg
E di questa di Joe Sacco?
https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2015/jan/09/joe-sacco-on-satire-a-response-to-the-attacks
Il passaggio sugli ingegneri informatici è estremamente offensivo, la satira dovrebbe sapere dove fermarsi.
Da Ingegnere Informatico posso solo confermare.
Se mi dovesse inseguire Natangelo, non avrei scampo. Quello va a correre. La mattina presto!
Al massimo potrei impiccarmi con il cavo del mouse, giusto per non dargli soddisfazione.
…ma uno stato che regolasse (censurasse) una o piu’ forme di espressione, che siano satira e gironalismo o cinema e barzellette, non diventerebbe una dittatura e di conseguenza uno stato fondamentalista?
Siamo alle solite: la democrazia e’ la forma di governo perfetta, a patto che siano tutto d’accordo con me.
Bellissima.
Non esiste e non puo’ esistere nessun compromesso tra una cultura col senso del Sacro, ed una cultura senza senso del Sacro. Una delle due dovra’ prevalere sull’altra.
Purtroppo, quella che sgozza di solito vince.
Nat, leggo che siete organizzati e pronti all’azione.
Mi pare di capire peraltro che non sia quella di Calenda.
Vi suggerisco di esercitarvi però ancora con qualcosa di minimale.
Che la statua in Campo de’ Fiori punti il dito.
Come nel progetto originale.
Per Elisa ( Isoardi )
“Ritengo che il signor Mellish sia un traditore del suo Paese perché le sue idee sono diverse da quelle del presidente e di tutti i benpensanti. Le diversità di opinioni sono sì tollerate, ma non se sono troppo diverse, se no si diventa cattivi e sovversivi”.
[Testimoniando contro Fielding]
Dal film
Il dittatore dello stato libero di Bananas