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Se a qualcuno venisse in mente di chiedermi perché mai io abbia tanta fascinazione per le storie di fantasmi, non saprei cosa rispondere. Forse perché mi sfuggirebbe proprio il senso della domanda: ci sono davvero altre storie che meritano di essere raccontate?
Chi mi conosce sa che amo i film horror e che a ottobre leggo solo “libri di paura“, come li chiamano i bambini. In quelle storie ci sono i sentimenti primari e – se è vero che, come Omero insegna, tutte le storie sono un viaggio o una guerra – le storie di fantasmi sono entrambe le cose ma declinate all’interiorità. E poi sono storie d’amore, sempre. Ma soprattutto il fantasma secondo me è la “manifestazione” di un legame. E cosa siamo noi essere viventi se non un fascio di legami, presenti, passati o futuri?
Il mio speciale di Halloween 2025 è stata una caccia al fantasma nella locanda più infestata di Inghilterra: l’Ancient Ram Inn, a Wotton-under-Edge, una piccola cittadina a un’oretta da Bristol. I giorni trascorsi da quelle parti sono stati intensi e quello che riesco a riportare nel mio lavoro è solo un frammento, una briciola. La punta di un iceberg, la coda di un fantasma.
Tutto quello che vedrete è vero, tutto quello che leggerete è successo: l’ho solo tagliato e cucinato per voi. Per raccontarvi una storia che alla fine parla di me, di voi che leggete. Degli altri. Perché – come scrive Eduardo al quale ho proditoriamente rubato il titolo della sua commedia – “i fantasmi non esistono, li abbiamo creati noi: siamo noi, i fantasmi“.
Ecco quindi il reportage, pubblicato da Il Fatto Quotidiano ad Halloween 2025.
Buona Lettura.

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Ecco in coda qualche altra foto dai miei giorni da ghostbusters
