Ecco la mia rubrica “Come Non Letto” pubblicata da Il Fatto Quotidiano giovedì 29 gennaio 2026
Mai partecipare a un concorso lanciato da Charlie Hebdo. C’è una storia assurda che collega il regime iraniano di Khamenei al settimanale satirico più presente nei tribunali (come imputato, non come rivista). Questa storia passa dalla provincia di 𝐀𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨, dove vive 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢: 62 anni, ex operaio ora in pensione, vignettista.
A gennaio 2023 è tra 𝐢 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 di Charlie Hebdo “Mullahs Get Out”: premiate le 35 peggiori vignette sulla 𝐝𝐢𝐭𝐭𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐢𝐫𝐚𝐧𝐢𝐚𝐧𝐚 che stava soffocando nel sangue le proteste seguite alla morte della giovane Mahsa Amini. 𝐓𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐟𝐚: 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢!
Il numero di Charlie è una bomba. Il disegno di Lombardi viene pubblicato a tutta pagina: letteralmente, 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐢𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐚𝐝𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐚 𝐊𝐡𝐚𝐦𝐞𝐧𝐞𝐢. Alé, delicatissimo.
Teheran (strano) reagisce con sdegno ufficiale, convoca l’ambasciatore francese, minaccia ritorsioni, chiude un non so che istituto. 𝐔𝐧 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚. Charlie Hebdo sparisce fino al prossimo scandalo, il regime torna a massacrare in pace gli iraniani. Ognuno torna alla sua vita.
𝐓𝐫𝐚𝐧𝐧𝐞 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢. Tutto nasce da un errore dell’Ansa, racconta lui: l’agenzia diffonde la notizia di minacce che in realtà 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐮𝐭𝐨. I siti di news rilanciano le “𝑚𝑖𝑛𝑎𝑐𝑐𝑒 𝑎𝑙 𝑣𝑖𝑔𝑛𝑒𝑡𝑡𝑖𝑠𝑡𝑎”, compaiono interviste che dice di non aver 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨. La macchina mediatica ignora smentite e il ministero gli assegna la 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞.
E così Lombardi, che intanto ha anche cambiato nome sui social, si ritrova da 𝐝𝐚 𝐭𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 in un programma di protezione che 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 e quella dei suoi cari: non può muoversi da solo, deve comunicare ogni spostamento. Tutto questo per una pisciata in testa a Khamenei.
Ha provato a rinunciare alla scorta ma 𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐫𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐥𝐨 𝐛𝐫𝐚𝐜𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐝𝐚𝐫𝐚𝐧: gliel’hanno appena rinnovata ancora. E così il povero vignettista per ritrovare la libertà si trova a sognare che l’Iran di Khamenei cada. 𝐎 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐝𝐚 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨.
