Questa settimana non sono riuscito a postare il lancio di “Come non letto“, la mia rubrica del giovedì dedicata a fumetti, fumettisti, libri, editori, graphic novel e tutto quel mondo lì. Per farmi perdonare, la pubblico – eccezionalmente – qui completa.
Questa volta si parla di fumetto e identità, partendo dalla chiusura del museo WOW di Milano. E vi racconto anche del libro Fumetto! 150 anni di storie italiane, a cura di Gianni Bono e Matteo Stefanelli (Rizzoli, 2012 poi 2016).
Sempre Come non letto: autori e storie da non lasciar scorrere via. La trovate in edicola, ogni giovedì, in controcopertina. Alle spalle di sua editorialità!
Buona lettura!
Sigh! Sventurato il paese che ha penuria di musei. Ultimo a cadere è il WOW, il museo del fumetto nato nel 2011 a Milano a pochi passi dai giardini intitolati all’Umberto Eco dei comics italiani: Oreste Del Buono, che scuoterebbe il capo a leggere questa storia. Districarsi nella vicenda che ha portato alla chiusura del museo non è facile e non lo farò: la verità spesso sta nel mezzo e la giustizia da nessuna parte. Il succo è che la concessione è scaduta e la fondazione che ha gestito il museo è annegata nei debiti verso il Comune (dicono presto risolti): il 15 giugno i locali sono stati chiusi al pubblico e saranno sgomberati a luglio. Quello che verrà dopo non si sa: intanto gli oltre 500.000 pezzi unici ospitati cercano una nuova casa. In attesa di scoprire come finirà questa storia, la memoria del fumetto italiano è custodita in un fondamentale volume edito da Rizzoli nel 2012, riaggiornato nel 2016 e poi – purtroppo – non più riaggiornato: Fumetto! 150 anni di storie italiane a cura di due massime autorità sulla nona arte, Gianni Bono, storico e studioso del fumetto, e Matteo Stefanelli, critico e fumettologo (lo trovate di seconda mano, tra i 50 e i 100 euro) (parlo del libro, non di Stefanelli). Il volumone – 527 pagine, formato molto grande – è una cavalcata nel fumetto italiano dal 1848 al 2016, un racconto critico e culturale con oltre mille immagini, più di cento autori citati e centinaia di testate. Oggetto dello studio non è il fumetto ma i fumettisti: “Per noi – spiegano i curatori – il cuore pulsante del fumetto sono sempre le persone che lo hanno fatto e continuano a farlo”. Intanto, agli amici del(l’ex?) museo Wow suggerisco di aprire il prossimo spazio culturale in uno stabilimento balneare: la politica – inflessibile con le attività culturali – tende a chiudere un occhio (spesso entrambi) con le redditizie concessioni dei lidi. Pensateci: fumetto e Piña Colada in riva al mare. Ancora più Wow!
