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Le meglio vignette de I Peggio Stronzi – puntata 5

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Le meglio vignette de I Peggio Stronzi – introduzione

 

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A fine settembre 2021 ho dato alle stampe un libro dal pretenzioso titolo “i peggio stronzi – la mia guerra quotidiana tra satira, giornalismo e politica” (Piemme editore) (lo trovate in tutte le librerie e se non avete librerie nei dintorni anche a questo link  su amazon). Non si tratta di un libro disegnato ma di un libro (non so in che altro modo definirlo) ‘scritto‘: in pratica, non c’è nemmeno una vignetta, un’immagine, un santino, uno scarabocchio. Niente! Parole dietro parole su parole.
Nelle 230 pagine date alle stampe spesso descrivo vignette, anche non mie, che sarebbe stato utile al lettore poter vedere stampate. Quindi ho pensato di raccoglierle ora qui: una gallery a puntate – capitolo per capitolo – di tutte le vignette di cui racconto nel libro. Così da aiutare chi lo ha letto e magari far venire voglia di leggerlo a chi ancora non lo ha fatto.
Se avete letto il libro e vi è piaciuto fate passaparola, lasciate recensioni in giro (qui su amazon, se volete), regalatelo per natale a chi vi sta simpatico o vi sta sul culo. Io non ci guadagno niente, sia chiaro: le mie quote sulle vendite sono francamente ridicole nè campo con i libri. No.

Facciamolo per guastare il natale alla gente.

E, adesso, via alla gallery. A questo link potrete trovare tutte le puntate, via via che saranno caricate.

Un’avvertenza importante: questa raccolta è per chi ha letto o sta leggendo il libro, per gli altri può risultare difficile cogliere il filo che lega le vignette tra loro. Altra avvertenza, per i lettori: molti lamentano che nella versione kindle le note al testo – che andrebbero lette “contestualmente al testo” e sono la parte più importante del libro – sono spostate alla fine di ogni capitolo, rendendone difficile la lettura. Regolatevi.

 

Puntata 5 – Non si salva nessuno

Se qualcuno cominciava ad avere il sospetto che in questo libro (che, vi ricordo, potete trovare in tutte le librerie o ordinarlo online a questo link) si parlasse male – malissimo – di ogni partito politico o giornale ma si facessero salvi gli autori satirici, eccolo smentito. La puntata di oggi, in cui si intrecciano molto satira e politica, raccoglie tutte le vignette e le immagini di cui parlo in “Siamo fatti di stelle”, il quinto capitolo del mio libro “I Peggio Stronzi” (qui il link per ordinarlo, per voi o per chi vi sta sul cazzo). Per il titolo se la giocavano “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti e “we are all made of stars” di Moby. Ovviamente ha vinto Moby, ma ho preferito tradurlo per venire incontro ad Amato Padre che non mastica l’inglese. Cosa molto importante: se non avete ancora letto questo capitolo, non proseguite nella visione della gallery perchè c’è uno spoilerone mortale. Capito?

Lo ripeto: prosegua nella visione della gallery solo chi ha già letto il capitolo 5 del libro, altrimenti è SPOILER.

Bene, ora che siamo fra noi che sappiamo cosa c’è nel capitolo possiamo procedere. Sarà una gallery molto molto molto corposa, quindi è meglio iniziare.

Un’estate al mare: La foto di cui parlo a pagina 131 (e nella nota 3)

Adesso due link. Il primo è per leggere il reportage “Tre uomini e un fenicottero” di cui parlo a pagina 136: Cliccate qui per leggerlo.  Il secondo link, invece, è per leggere “Costituzione coast to coast”, il reportage di cui parlo a pagina 134 e nella nota 8: Cliccate qui per leggerlo.

Addio: La copertina dell’ultimo numero dell’inserto satirico Emme, di cui parlo a pagina 137

 

Reductio ad hitlerum: La vignetta di cui parlo a pagina 138

 

Reductio ad Renzum: La vignetta di cui parlo a pagina 138

 

Un movimento in lutto: la vignetta di pagina 139

 

Contro gli elettori: La vignetta di cui parlo a pagina 140

 

La sfida: la vignetta di pagina 141

 

La seconda vignetta di pagina 141

 

Conte Begins: La mia prima vignetta su Giuseppe Conte, di cui parlo a pagina 150

 

Il mio “Conte iniziale”, descritto a pagina 150

 

A questo link (clicca qui) potete vedere tutte le vignette di cui parlo tra pagina 153 e pagina 158 e che preferisco non pubblicare per non rovinare troppo la sorpresa a chi, incurante dei miei spoiler alert, si sia avventurato fin qui pur non avendo ancora terminato la lettura del capitolo. Su 32 pagine abbiamo solo 40 note e in questo capitolo succede una cosa bizzarra: parlo con simpatia di un politico. Precisamente a pagina 134 e nella nota 9. E questo è tutto. Tra qualche giorno pubblico la sesta e penultima puntata di questa gallery, dedicata al capitolo 6 del mio libro dal titolo “L’uomo del ponte”. Chi sarà? Se volete scoprirlo, leggete il capitolo (qui il link per ordinare il libro). Ci leggiamo tra poco.

by |Published On: 15 Dicembre 2021|Categorie: news|tag = |3 Commenti|

3 Comments

  1. G.C. 16 Dicembre 2021 at 00:43 - Reply

    Comunque, dopo che li hai citati nel libro, sono riuscito a vedere sia la versione inglese sia quella americana di The Office, e non riesco a farmelo piacere (anche se quella inglese è oggettivamente superiore; quello americano l’ho droppato alla terza stagione).

    Suppongo di dovermi classificare in “quelli che non capiscono un cazzo”…

    • natangelo 16 Dicembre 2021 at 20:07 - Reply

      Ma neanche quella inglese?! È perfetta!

      • G.C. 17 Dicembre 2021 at 14:08 - Reply

        Ah, non temere, è facilmente spiegabile.

        In parte, la ragione credo giaccia nella mia passata esperienza in un ufficio del genere, l’unico lavoro che mi ha permesso di andare a vivere da solo e pensavo sarebbe stato mio per sempre, se non che è finito un anno e qualche mese dopo in modo così assurdo e rocambolesco che meriterebbe un libro tutto suo. Il solo ricordarlo mi fa venire l’orticaria.

        D’altra parte, tutti i miei conoscenti sono unanimemente concordi nel sostenere che i miei gusti sulle serie tv fanno davvero schifo, dunque la tua regola potrebbe essere più vera di quanto sembri. E non è nemmeno l’unica: tanto per dire, sono stato pure iscritto un anno a Giurisprudenza…

        Comunque, la serie inglese è migliore di quella americana, a mani basse. Con tutto il rispetto per Steve Carell, dopo le prime punte si potrebbe tranquillamente chiamare “The Office solo di nome”. Ricky Gervais non lo conoscevo e mi è piaciuto, vedere Martin Freeman in un ruolo “comico” è stato divertente, mentre il tizio di Pirati dei Caraibi, di cui non mi ricordo il nome, è irritante. Ma non so che dire, non mi ha preso per niente.

beh?

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