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Liberazione

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Liberazione – la mia vignetta per Il Fatto Quotidiano oggi in edicola
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by |Published On: 25 Aprile 2021|Categorie: satira, vignetta|tag = , , , , |6 Commenti|

6 Comments

  1. wolf into the wild 25 Aprile 2021 at 14:56 - Reply

    Geniale!

  2. jftaron 25 Aprile 2021 at 18:01 - Reply

    : )

    • Matte Blondi 25 Aprile 2021 at 18:16 - Reply

      Ma sarebbe la Meloni?

  3. edoloz 26 Aprile 2021 at 10:14 - Reply

    Ti vogliamo così: b*stardo sempre e comunque!

  4. […] Home»Articoli»news»Un mondo in cui non vorrei vivere Precedente […]

  5. Fausto Sesso 30 Aprile 2021 at 14:44 - Reply

    Creso che tu sia l’unico artista (e intellettuale) di fama, Natangelo, capace di prendere una posizione del genere su questo tema. Perfino al Fatto Quotidiano.

    Io sono uno studioso che ha pubblicato tutto ciò che ha scritto ma sul tema del Femminile nel Neoliberismo c’è la censura assoluta e la mia proposta editoriale (sulla linea di questa vignetta) la rifiutano tutti gli editori, grandi e piccoli.

    Grazie per questa, splendida, vignetta/editoriale.

    Fausto Sesso

    http://www.fuoridallemura.it

    __________________________

    Catherine Rottenberg nel, prezioso, saggio L’ascesa del femminismo neoliberista. «Si assiste a una trasformazione nel panorama culturale mainstream. Il femminismo torna di moda. Nell’arena politica e culturale appaiono una sfilza di manifesti che si autoproclamano femministi, i quali trovano una forte attenzione da parte dei media e danno nuova linfa ai dibattiti delle donne, principalmente attorno a un dilemma che suona più meno cosi: “Perché le donne ben istruite del ceto medio fanno ancora così tanta fatica a costruirsi una carriera e, allo stesso tempo, a crescere i propri figli?». Un femminismo, però, la cui particolarità si mostra immediatamente nella mutazione del lessico. In questi anni si è assistito, scrive la Rottenberg «alla pressoché completa scomparsa delle parole-chiave tradizionalmente inseparabili dai discorsi e dai dibattiti pubblici femministi. Vale a dire: eguaglianza, emancipazione e giustizia sociale. Al loro posto. Altre parole, come felicità, conciliazione famiglia-lavoro, responsabilità e “farsi avanti” [lean in], cominciarono ad apparire con ostinata coerenza». Il fenomeno nasce negli Usa ma si propaga in tutto l’Occidente attraverso i «prodotti culturali mainstream: dai giornali agli articoli di riviste, dalle serie tv alle varie autobiografie di donne famose, dalle guide femminili su “come avere successo” ai blog dedicati alle neo-mamme». Si tratta, come dal titolo del suo libro, dell’ascesa del femminismo neoliberista, e la studiosa sottolinea «come questa nuova e sempre più popolare forma di femminismo sia stata curiosamente e in modo inquietante disancorata da quei termini chiave di uguaglianza, giustizia ed emancipazione che hanno dato forma ai movimenti delle donne e al femminismo sin dalle loro origini. […] Oggi, al contrario, ovunque nel mondo il discorso femminista – quello, cioè, che appare e circola nei media mainstream – si intreccia sempre più pericolosamente con le ideologie dominanti e le forze conservatrici, spogliando quindi il femminismo di qualsivoglia potenziale oppositivo».

    L’ascesa del femminismo neoliberista consegna la maggior parte delle donne alla remissività verso la retorica dominante, alla mancanza di opposizione rispetto al potere, a stili di vita conformisti e consumisti con conseguenze pesanti sulla loro condizione lavorativa e sulle loro relazioni affettive e sentimentali.

    Ma perché le donne non prendono consapevolezza – anche se cominciano, sulla loro pelle, a percepirla – della realtà della loro condizione? Perché questa consapevolezza è impedita dallo sbarramento di fuoco dei «prodotti culturali mainstream: dai giornali agli articoli di riviste, dalle serie tv alle varie autobiografie di donne famose, dalle guide femminili su “come avere successo” ai blog dedicati alle neo-mamme».

    Per la Cultura questo non dovrebbe essere un problema?

    Un ambito di opposizione al potere e, soprattutto, al proprio tempo?

    Al contrario, tutti si accordano ad esso per poter vendere i propri prodottini mainstream.

    Qualcuna si fa ricca e potente, qualche brava editor assurge a improvvisa notorietà letteraria, giornaliste o artiste in gamba vengono invitate nei talk ma non viene data loro la parola, qualche vecchina opinionista tirata fuori dalla stufa.

    Io metto davanti agli occhi la realtà a tutta l’intellighenzia italiana, nessuno osa confrontarsi, non con me, con essa. La mancanza di una pur unica eccezione soffoca.

    Nessuno risponde, nemmeno le studiose che, singolarmente, si contrappongono.

    Tutti gli altri occupati a compiacere, in tal senso, il potere neoliberista e il suo femminismo di scorta.

    Che fare? Boh. Che dire? Pace e bene.

    Fausto Sesso

    http://www.fuoridallemura.it

beh?

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